Asia-Pacific è in positivo. Il Nikkei 225 guadagna lo 0,87%
pubblicato:Dopo una partenza d'ottava in deciso arretramento per Wall Street (peggiore dei tre principali indici newyorkesi il Dow Jones Industrial Average, deprezzatosi dell'1,66% lunedì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza si è fatta più contrastata, virando alla fine in positivo, nella prima sessione a pieno servizio dopo la lunga settimana di stop per il Capodanno lunare e le altre festività celebrate in Cina, Giappone, Corea del Sud. Il clima incerto è legato a una serie di fattori che vanno dalle ultime mosse di Donald Trump nella sua guerra commerciale (dopo lo smacco subìto da parte della Corte Suprema Usa, che venerdì aveva invalidato gran parte dei dazi imposti da Washington), ai timori legati all'impatto dell'intelligenza artificiale ultimamente focalizzatisi sull'industria del software (lunedì a farne le spese è stata Ibm, crollata del 13,15% in quella che è stata ampiamente la performance peggiore del Dow Jones). La tendenza comunque rialzista per la regione si concretizza intanto in un progresso intorno allo 0,50% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.
Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete del mondo, è in rialzo di circa lo 0,10% a fronte di un crollo dello 0,80% per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 guadagna lo 0,87% (fa peggio l'indice più ampio Topix, apprezzatosi comunque dello 0,20%). A spingere al ribasso la valuta nipponica hanno contribuito indiscrezioni secondo cui la premier Sanae Takaichi avrebbe espresso timori per nuovi aumenti dei tassi d'interesse durante il meeting di settimana scorsa con Kazuo Ueda. In precedenza il governatore della Bank of Japan (BoJ) aveva dichiarato che da Takaichi non era arrivata alcuna richiesta specifica in quello che era stato il loro primo incontro dopo il trionfo elettorale incassato dal Partito liberal democratico (Pld). Abbiamo discusso delle condizioni economiche e finanziarie in generale", si era limitato a commentare Ueda.
Come previsto per il decimo meeting consecutivo la People's Bank of China (PboC) ha lasciato invariato il loan prime rate annuale sul 3,00% raggiunto in maggio con un taglio di 10 punti base, prima riduzione da quella di 25 punti base decisa nell'ottobre dell'anno scorso. Come ricorda la Cnbc, la yuan ha continuato ad apprezzarsi negli ultimi mesi, con la valuta offshore passato a 6,889 da circa 6,974 per dollaro di inizio 2026. E nelle ultime settimane la PboC aveva mostrato una certa tolleranza per un graduale rafforzamento della sua valuta. Contrastate le piazze cinesi. Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 guadagnano lo 0,87% e l'1,01% rispettivamente, contro un progresso dell'1,23% per lo Shenzhen Composite. Molto male invece Hong Kong: l'Hang Seng perde infatti l'1,82% (fa anche peggio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, con una flessione del 2,06%). A Seoul è stata del 2,11% la netta espansione del Kospi, che ha aggiornato ulteriormente i suoi massimi storici avvicinandosi alla soglia psicologica dei 6.000 punti. A Sydney si è invece limitata allo 0,04% la contrazione dell'S&P/ASX 200 in chiusura della sessione.
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