Asia-Pacific è in recupero e il Nikkei 225 guadagna l'1,84%

di FTA Online News pubblicato:
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Dopo un'altra seduta in recupero per Wall Street (migliore dei tre principali indici newyorkesi il Nasdaq Composite, apprezzatosi dello 0,83% giovedì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza si è consolidata in positivo, nonostante le preoccupazioni degli investitori per il fatto che la fragile tregua in Medio Oriente non sia sufficiente a sbloccare il traffico navale nello Stretto di Hormuz. Preoccupazioni che ci concretizzano in nuovi guadagni per i corsi del greggio. Teheran aveva precisato che avrebbe riaperto lo Stretto di Hormuz a condizione che terminassero tutti gli attacchi contro il Paese. Come nota la Cnbc, anche Israele avrebbe aderito al cessate il fuoco ma resta comunque da risolvere il problema del Libano, che secondo Tel Aviv non rientrerebbe nella tregua. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha comunque confermato di essere disponibile a negoziati diretti con le autorità libanesi. Il clima positivo per la regione si concretizza intanto in un progresso ampiamente superiore all'1% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete, segna un progresso intorno allo 0,10% a fronte di un calo di circa lo 0,20% per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 guadagna l'1,84% (segno opposto per l'indice più ampio Topix, deprezzatosi per quanto di appena lo 0,04%). Sul fronte macroeconomico, in marzo i prezzi alla produzione sono cresciuti in Giappone del 2,6% annuo, in accelerazione rispetto al 2,0% di febbraio (2,3% in gennaio) e sopra al 2,4% del consensus. Su base sequenziale l'indice dei prezzi alla produzione è salito dello 0,8% contro lo 0,1% precedente (0,2% l'incremento di gennaio) e il progresso dello 0,9% stimato dagli economisti. Lo scorso mese i prestiti erogati dagli istituti di credito nipponici sono invece aumentati del 4,8% annuo, in ulteriore accelerazione rispetto al 4,5% di febbraio (e al 4,4% di gennaio), a quota 667.021 miliardi di yen, pari a 3.583 miliardi di euro al cambio attuale. Il dato si confronta il rialzo del 4,4% del consensus.

I marzo l'indice dei prezzi al consumo è salito in Cina dell'1,0% annuo, in rallentamento rispetto all'1,3% di febbraio (0,2% il progresso di gennaio), quando l'inflazione si era attestata sui massimi dall'1,0% del febbraio 2023. Il dato è anche inferiore all'1,2% del consensus. Su base sequenziale l'indice dei prezzi è invece calato dello 0,7% contro il precedente incremento dell'1,0% (0,2% in dicembre e gennaio) e la deflazione dello 0,2% prevista dagli economisti. Tutte in positivo le piazze cinesi. A meno di un'ora dallo stop agli scambi Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 guadagnano circa lo 0,70% e l'1,80% rispettivamente, contro un progresso intorno all'1,90% per lo Shenzhen Composite. Recupera anche Hong Kong: l'Hang Seng è infatti in rialzo di circa lo 0,60% (fa poco peggio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, con una crescita intorno allo 0,50%). A Seoul è intorno all'1,40% l'espansione del Kospi, mentre a Sydney è stato dello 0,24% il declino di un S&P/ASX 200 in controtendenza.

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