Asia-Pacific in negativo. Crollo del 3,06% per il Nikkei 225
pubblicato:Dopo una partenza d'ottava contrastata per Wall Street (in negativo dei tre principali indici newyorkesi il solo Dow Jones Industrial Average, deprezzatosi dello 0,15% lunedì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza si è consolidata decisamente al ribasso, mentre si amplia il fronte della guerra iniziata nel weekend da Israele e Usa contro l'Iran. La risposta di Teheran agli attacchi subiti, che hanno portato anche all'uccisione dell'Ayatollah Ali Hosseini Khamenei, si è allargata anche all'Arabia Saudita, con due droni caduti vicino all'ambasciata Usa di Riyadh. Mentre i corsi del greggio continuano a crescere, è il Kospi sudcoreano a registrare la performance più negativa, appesantito dai colossi dei chip Samsung Electronics e Sk Hynix, crollati del 9,88% e dell'11,50% rispettivamente. In realtà qui il fattore ribassista è il rinvio da quest'anno al prossimo per l'avvio della produzione di massa in un impianto di Samsung in Texas. Il clima decisamente negativo per la regione si concretizza nel crollo superiore al 3% dell'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.
Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete del mondo, è in espansione di quasi lo 0,20% a fronte comunque di un rafforzamento intorno allo 0,10% per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 scivola del 3,06% (fa anche peggio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi del 3,24%). Sul fronte macroeconomico, nel quarto trimestre 2025 le spese in conto capitale delle aziende del Giappone sono aumentate del 6,5% annuo, in accelerazione rispetto al 2,9% precedente (7,6% il rimbalzo dei tre mesi allo scorso 30 giugno) e sopra alla crescita del 3,0% del consensus. Su base rettificata stagionalmente le spese sono cresciute del 3,5% contro il calo dell'1,1% del terzo trimestre (1,2% il progresso del secondo). In gennaio il tasso di disoccupazione è salito nel Sol Levante sul 2,7% contro il 2,6% previsto dagli economisti per una lettura ancora invariata rispetto ai cinque mesi precedenti (2,3% in luglio). Il dato si confronta con il 2,5% registrato nel gennaio 2025.
Tutte ampiamente in negativo le piazze cinesi. Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 perdono l'1,43% e l'1,54% rispettivamente, contro un crollo del 3,24% per lo Shenzhen Composite. In declino anche Hong Kong: a meno di un'ora dallo stop agli scambi l'Hang Seng è infatti in calo di circa l'1,10% (e l'andamento è simile per l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China). A Sydney è stata dell'1,34% la contrazione dell'S&P/ASX 200 in chiusura della sessione, mentre l'ottava di Seoul è iniziata con un tracollo dopo lo stop di lunedì per la celebrazione del Samiljeol (il Movimento del 1° marzo 1919 che diede di fatto l'avvio dell'indipendenza della Corea dal Giappone). Il Kospi è infatti precipitato del 7,24% in quella che è stata la performance peggiore degli ultimi 19 mesi. Marginale deterioramento per l'attività manifatturiera della Corea del Sud. In febbraio l'indice Pmi stilato da S&P Global è infatti sceso a 51,1 punti dai 51,2 punti di gennaio (50,1 punti in dicembre), confermandosi comunque per il terzo mese consecutivo sopra la soglia di 50 punti che separa crescita da contrazione.
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