Asia-Pacific in rally di oltre il 5% grazie a tregua in Iran
pubblicato:Dopo una seduta contrastata per Wall Street (in negativo dei tre principali indici newyorkesi il Dow Jones Industrial Average, deprezzatosi dello 0,18% martedì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza si è decisamente consolidata in positivo dopo che le minacce di Donald Trump contro l'Iran hanno lasciato il posto a una tregua. Nella notte invece della "morte di una civiltà" preannunciata da Trump è arrivato un cessate-il-fuoco di due settimane grazie all'impegno di Teheran nello sbloccare il traffico navale nello Stretto di Hormuz. Non a caso il primo effetto dell'annuncio è stato un tracollo superiore al 10% per i prezzi del petrolio, ritornato sotto i 100 dollari il barile. E il clima estremamente positivo per la regione si è concretizzato in un rimbalzo di oltre il 5% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.
Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete, scivola di quasi l'1% a fronte di una crescita di pari entità per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 chiude in rally del 5,39% (fa peggio l'indice più ampio Topix, apprezzatosi comunque di un netto 3,32%). Sul fronte macroeconomico, in marzo l'Economy Watchers corrente (sondaggio che determina la fiducia tra i lavoratori in Giappone in relazione all'attività economica e permette di anticipare la spesa dei consumatori) è calato su 42,2 punti dai 48,9 punti di febbraio (47,6 punti in gennaio), contro il declino limitato a 48,0 punti del consensus. In febbraio invece i salari medi totali sono aumentati in Sol Levante del 3,3% annuo, in accelerazione rispetto al 2,5% della lettura finale di gennaio e ampiamente sopra al rialzo del 2,7% del consensus. I salari reali sono invece saliti dell'1,9% annuo contro l'1,4% di gennaio, quando era stata registrata la prima crescita dopo una striscia di contrazione durata 12 mesi consecutivi. Il dato è superiore al progresso dell'1,3% stimato dagli economisti.
Settore manifatturiero di Hong Kong in deterioramento. L'indice Pmi stilato da S&P Global è infatti calato in marzo su 49,3 punti dai 53,3 punti di febbraio (52,3 punti in gennaio), scivolando per la prima volta dopo sette mesi sotto la soglia di 50 punti che separa contrazione da espansione. Tutte ampiamente in positivo le piazze cinesi. A meno di un'ora dallo stop agli scambi Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 guadagnano circa il 2,50% e il 3,30% rispettivamente, contro un rimbalzo superiore al 4% per lo Shenzhen Composite. Molto bene anche Hong Kong: l'Hang Seng è infatti in rally di oltre il 3% (fa peggio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, comunque in crescita di circa il 2,70%).
A Seoul è di più del 7% il guadagno del Kospi, mentre a Sydney è stato del 2,55% il progresso dell'S&P/ASX 200.
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