Asia-Pacific in rialzo ma a Tokyo Nikkei 225 perde lo 0,34%

di FTA Online News pubblicato:
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Dopo una seduta complessivamente di arretramento per Wall Street (a fronte di un marginale rialzo dello 0,2% per il Dow Jones Industrial Average il peggiore dei tre principali indici newyorkesi è stato il Nasdaq Composite, deprezzatosi di un netto 2,60% giovedì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza nel corso delle ore si è consolidata in positivo.

A Wall Street il sell-off sul settore tecnologico aveva colpito colossi dei chip come Intel e Advanced Micro Devices (Amd), crollati entrambi di oltre l'8% al Nasdaq. A ridare fiato alle paure degli investitori anche le parole di Jensen Huang che da Berlino lamentava una scarsità di capitali per alimentare la crescita dei neocloud (fornitori di servizi di cloud computing basati su cluster di processori e specializzati nell'intelligenza artificiale). Il chief executive di Nvidia (scivolata del 4,40% giovedì) ha anche ammesso che l'energia è un vincolo importante per l'Ai, in particolare in Europa, dove i prezzi dell'elettricità sono più alti.

Il clima positivo per la regione intanto si evidenzia in un rialzo di circa lo 0,20% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete, è in marginale recupero a fronte di un indebolimento di circa lo 0,10% per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 perde lo 0,34% (fa peggio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi dello 0,79%).

Sul fronte macroeconomico, in settembre il tasso d'inflazione è cresciuto in Giappone sul 2,1% annuo dall'1,9% di luglio e agosto. L'inflazione core è parimenti salita sul 2,1% annuo dall'1,7% di agosto, come atteso. Il dato si consolida sui massimi del 2026 e va oltre il 2% di target della Bank of Japan (BoJ). Potrebbe non essere sufficiente per convincere l'istituto centrale a proseguire nel ciclo d'inasprimento monetario nel meeting di 29-30 ottobre ma per la successiva riunione di 17-18 dicembre (ultima dell'anno) quasi il 70% degli economisti interpellati settimana scorsa da Reuters (erano il 36% in settembre) si attende che i tassi d'interesse siano portati sull'1,50% con il terzo rialzo da 25 punti base del 2026.

Tutte in positivo le piazze cinesi. A meno di un'ora dallo stop agli scambi Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 guadagnano circa lo 0,70% e l'1,60% rispettivamente, contro un rialzo ampiamente superiore al 2% per lo Shenzhen Composite. Molto bene anche Hong Kong: l'Hang Seng è infatti in crescita di oltre l'1% (fa decisamente meglio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, in espansione di circa il 2,60%).

A Seoul è intorno allo 0,10% il guadagno del Kospi, mentre a Sydney si è limitato allo 0,02% il progresso dell'S&P/ASX 200 in chiusura della sessione. Attività manifatturiera dell'Australia in marginale recupero. In ottobre l’indice Pmi S&P Global dell'Australia, elaborato da S&P Global, sale infatti su base preliminare a 49,7 punti dai 49,6 punti di settembre, confermandosi per il secondo mese consecutivo sotto la soglia di 50 punti che separa espansione da contrazione.

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