Borse in rosso, vendite sui titoli di Stato e sul tech, balza il petrolio
pubblicato:Tensioni geopolitiche in Medioriente arroventano il greggio.
Tensioni sui budget accendono di nuovo i rendimenti del sovereign.
Le trimestrali tech intanto deludono mentre i colossi cinesi delle quattro ruote avanzano e pongono all'Europa un'altra sfida industriale. Breve quadro in una seduta borsistica in calo

Diciamo subito che il petrolio non aiuta. Potrebbe essere l’etichetta di questa fase, se non fosse che viviamo un tempo insofferente delle etichette e affamato di soluzioni. Un attacco con droni al campo Shybah di Saudi Aramco è stato intercettato, ma i detriti hanno ucciso due persone e ne hanno ferite altre due.
Un altro attacco diretto all’aeroporto King Fahd di Dammam ha ucciso due persone e ne ha ferite altre otto. Lo riporta Arab News, citando per i due eventi il ministero dell’Energia saudita e la General Authority of Civil Association.
Il giacimento di Shybah si trova nell’Arabia orientale, a meno di 500 chilometri dallo stretto di Hormuz, e produce da solo circa 1 milione di barili di petrolio al giorno, praticamente è un’infrastruttura energetica strategica globale. Che gli attacchi abbiano rispedito alle stelle i prezzi del greggio non sorprende: in queste ore il Brent balza del 2,83% a 111,9 dollari al barile; il WTI segna 99,21 $/b (+2,12%).
I rendimenti del sovereign in divaricazione, quell'OAT vola al 5,09%
La seconda nota di contesto è il ritorno di forti vendite sui titoli di Stato con il rendimento del BTP decennale italiano che cresce di 8 punti base e torna al 4,61% mentre lo spread sul Bund si allarga a 124 punti base: il calo di 3 punti base dello yield tedesco al 3,37% conferma un sospetto di fly-to-quality e una divaricazione degli spread europei che non è stata la norma delle reazioni degli ultimi mesi.
Se le differenze crescessero ancora si potrebbe sospettare un disordine nei meccanismi di trasmissione della politica monetaria e invocare il bazooka della BCE, il TPI mai usato. È senz’altro troppo presto per ipotizzarlo, ma il balzo di 13 punti base dei rendimenti dell’OAT francese al 5,09% va in quella direzione.
Vendite sul tech dopo i dati di Meta e Tesla
Con queste coordinate non sorprende il forte ripiegamento dei mercati azionari italiani ed europei in queste ore e non stupisce il forte ribasso dei future USA che minaccia un’opening bell di Wall Street su una nota più cupa.
Uno sguardo retrospettivo sui mercati azionari asiatici aggiunge un altro elemento di riflessione: come abbiamo più volte evidenziato per diversi mercati, a partite dal Kospi e da Taiwan, il comparto tecnologico è sostanzialmente decisivo, anche per via della estrema concentrazione di taluni panieri.
I big delle memorie Samsung Electronics ed SK Hynix pesano sul Kospi 100 il 30% e il 20% rispettivamente, altro che Nasdaq. TSMC pesa da sola il 30% di TAIES, il maggiore indice dell’isola.
Questo ci porta a interrogare il tech, che nelle ultime ore ha registrato notizie fondamentali, a partire dai dati di Meta e Tesla.
Meta ha registrato un balzo dei ricavi del 26% a 64,6 miliardi di dollari (battendo il consensus fermo a 63,41 mld): la casa di Facebook che oggi punta sull’assistente AI Muse ah portato nel trimestre l’utile netto da 2,7 a 9,86 miliardi di dollari con un eps diluted volato da 1,05 a 3,83 dollari, ben al di sotto dei 5,46 dollari del consensus raccolto da S&P Global Markets Intelligence tra 44 analisti. La reazione del mercato è negativa: in pre-market il titolo torna a 684,7 dollari (-1,84%).
Anche Tesla mostra indicazioni miste: la casa delle auto elettriche di Musk mostra ricavi fermi nel trimestre a 28 miliardi di dollari (consensus mediana 28,26 mld) e un utile netto in calo del 43% a 787 milioni di dollari (cons. 755 mln). L’eps non GAAP di Tesla cede il 4% e torna a 0,48 dollari, ma la mediana degli analisti si aspettava 0,45 dollari.
In pre-market il titolo perde il 3,52% e torna a 372 dollari. A volte battere le stime, se perdi il 43% degli utili trimestrali, non basta.
Intanto prende quota l’ipotesi di un merger della casa automobilistica con SpaceX, che ha da poco pubblicato dati brillanti: proprio questa idea che lo stesso Musk ha ammesso di ritenere una buona idea, traghetta il discorso di Tesla sull’AI visto che il LLM Grok e le sue applicazioni alla rete di X sono un asset fondamentale di SpaceX.
Arriviamo così alle vendite di stamane in Asia e quindi in Europa. Nell’Euro Stoxx 50 ASML perde il 2,72% e Infineon il 2,62% A Piazza Affari STM cede il 3,6%, Technoprobe il 3,96% e Prysmian il 4,38%
Ma sarebbe un errore ridurre all’impatto di un cattivo newsflow sull’AI la valutazione delle vendite odierne sui mercati azionari: il balzo dei rendimenti e delle quotazioni del greggio, proiettano a Piazza Affari e in Europa altre narrative negative concomitanti.
L’Euro Stoxx Banks (-2,96%) e il Ftse Italia Banche (-3,01%) confermano il carattere prociclico del credito e la sua riscoperta sensibilità, in questa fase ai balzi dei rendimenti.
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E poi viene l'auto
L’Euro Stoxx Automobiles & Parts in flessione dell’1,67% con Stellantis in calo del 2,83% conferma la fuga dal rischio degli investitori.
Eppure a settembre il mercato europeo delle quattro ruote è cresciuto del 9,3% complessivamente e nei 9 mesi la performance si porta a un +5,7%, ossia 8,51 milioni di auto vendute in Europa year-to-date.
Proprio Stellantis segna un progressivo +5,1% a 1,34 milioni di auto per passeggeri vendute, meglio di Volkswagen (-0,74%) ferma a un +0,7% a 2,23 milioni di auto (-4,1% a settembre) o di Renault (-2,04%), che nei 9 mesi ha venduto 882 mila vetture, il 3,5% in meno dello stesso periodo del 2025.
Tutti e tre i big dell’auto commerciale europea quindi fanno meno del mercato complessivo nel progressivo e nel mese.
Nei 9 mesi crescono meno del mercato anche Hyundai (-3,4%), BMW (+3,7%), Toyota (+0,5%) e Mercedes (+3,7%). Cosa vuol dire?
Che il mercato dell’auto è trascinato dalle cinesi, da Geely a BYD, da Chery Mobile a SAIC Motor e se i numeri assoluti sono anche in due campionati diversi sembra inevitabile pensare che lo avevamo paventato e adesso lo vediamo nei dati: i concorrenti della Repubblica Popolare sono qui per restare.
Oggi le vendite sull’automotive UE si nutrono della fuga dal rischio dalle molteplici motivazioni che abbiamo analizzato: un mix letale di vendite sul sovereign, balzo delle quotazioni del greggio e pessimismo sull’AI. Una frenata del segmento durable dei consumer cyclical (questo il collocamento delle automobili nella teoria del ciclo economico) avviene in genere quando i consumatori rimandano gli acquisti perché si attendono tempi duri. La domanda crescente dei modelli a basso costo cinesi unita ai bassi volumi complessivi del mercato è coerente con questa ipotesi di un deterioramento delle attese: se annualizziamo i 10,5 milioni di auto vendute in EU-UK-EFTA nei primi 9 mesi del 2026 otteniamo circa 14 milioni di auto attese a fine anno, nel 2019 erano 15,8 milioni, nel 2007 erano 15,9 milioni. Forse quei livelli non torneranno più, perché cambiano i modelli di mobilità e la logistica dei trasporti, perché è cambiata la società insomma.
Ma forse il problema industriale e commerciale specifico delle quattro ruote europee che da anni ormai squaderna il suo cahier de doleances rappresenta un’altra sfida imprescindibile che i policy maker e gli attori privati dell’industria dovrebbero decidersi ad affrontare. Partendo dall’ammissione inevitabile che è innanzitutto un problema di competitività.