Prezzi e tir, la crisi risale l'Italia, il governo interviene
pubblicato:Tra scaffali vuoti nei supermercati e corsa ai distributori, l'onda d'urto della protesta dell’autotrasporto mette a rischio filiere alimentari e industriali. Si riapre l’incubo dei second round effect prima del vertice con il governo, che corre ai ripari

Vagonate di tir immobili lungo le arterie stradali della Penisola hanno minacciato il delicato equilibrio di un Paese alla prova di una crisi energetica tutta esogena.
La rabbia dei camionisti e degli agricoltori si è intrecciata e ha denunciato alla base della filiera una situazione insostenibile su più fronti.
Non è più il solito braccio di ferro tra agricoltura povera e supermercati, tra padroncini dei camion e grande distribuzione organizzata: è quella paralisi che finora il governo era riuscito a scongiurare con un dialogo attivo con le parti sociali e provvedimenti ad hoc.
Adesso il prossimo tavolo di martedì 27 ottobre sembra lontanissimo, mentre si svuotano gli scaffali dei supermercati del Sud, si fermano le merci, frenano le imprese. Ma qualcosa nelle ultime ore è cambiato.
La protesta monta, il governo sblocca un miliardo
Giorni di protesta hanno denunciato l'allarme che agricoltura e trasporto ripetono da giorni: non ce la facciamo più. Così la situazione ha rischiato di precipitare e il governo è stato costretto ad accelerare i lavori nel bel mezzo dei delicati negoziati sulla prossima manovra finanziaria. Due tavoli, uno dei quali con i maggiori rappresentanti dell'autotrasporto iscritti all'albo hanno intanto sbloccato la situazione.
Edoardo Rixi, viceministro ai Trasporti, subito dietro il ministro Matteo Salvini ha promesso: “Abbiamo sbloccato circa un miliardo di euro: 480 milioni per le domande arrivate fino ad agosto”.
Poi arriveranno le risorse per il periodo settembre ottobre. La base è il credito di imposta per l’autotrasporto che non ha coperto come avrebbe dovuto.
Ci sarebbero ben 430 milioni di crediti maturati dai camionisti che non sono stati riscossi ed è facile individuare lì il primo grosso problema. Il 70% serve subito, altri 50 milioni saranno riscossi nel 2027, quando per forza di cose bisognerà confermare crediti d’imposta vitali per salvare un Paese che trasporta le merci per oltre l’80% su gomma.
Con l’inizio del 2027 dovrebbero arrivare agli autisti e alle imprese della logistica 590 milioni di euro.
Stamane un comunicato congiunto delle maggiori sigle dell'autotrasporto nazionale (ANITA, CNA/FITA, CONFARTIGIANATO TRASPORTI, FAI, FEDIT, FIAP, SNA CASARTIGIANI, CONFCOOPERATIVE LAVORO E SERVIZI, LEGACOOP PRODUZIONE E SERVIZI, UNATRAS e ASSOTIR) hanno confermato l'importante apertura del governo al riconoscimento immediato della liquidità alle imprese di autotrasporto e al tempo stesso hanno chiesto un intervento al governo per la rimozione di blocchi che minacciano l'intera collettività.
In Sicilia rientra la crisi, ma non mancano le criticità
Il piano c’è e dopo 5 giorni di mobilitazione i camionisti siciliani revocano il fermo, lo annuncia il presidente della regione Mario Schifani, che annuncia che anche la Regione farà la sua parte.
La situazione migliora, ma relativamente perché se cominciano a sbloccarsi Calabria, Puglia e Sicilia, arterie vitali tra Nord e Sud restano a rischio paralisi con effetti a catena e danni inevitabili.
Impatti sugli aeroporti di Crotone e Reggio Calabria senza jetfuel, code e chiusure sulle autostrade A1 e A30 reclamano senza incertezze l’attenzione del governo.
Il Viminale ha parlato di quasi 1.400 identificati e 71 denunciati in una crisi che non è ancora alle spalle.
A rischio un impatto pericoloso sui prezzi
Bisogna risolvere, subito. Il rischio è un impatto grave sulle famiglie senza merci ai supermercati, il rischio è che quell’inflazione trascinata a settembre al 4,2% dai prezzi dell’energia (tra regolamentati e non aumenti dal 17% al 25,8%) si trasferisca rapidamente ai prezzi al supermercato, al negozio dove le famiglie potrebbero frenare gli acquisti a ridosso della stagione chiave delle vacanze di Natale con quell’impatto sulla crescita che finora il governo è riuscito ad evitare.
Sarebbero i ‘second round effect’, gli effetti di secondo impatto sui prezzi scongiurati finora, ma fortemente temuti a Roma e a Francoforte.
C’è da incrociare le dita e bisogna intervenire. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida denuncia infiltrazioni criminali, rischi per tutta la filiera, con gli alimentari freschi delle aziende che restano in magazzino e marciscono, creando crisi e disoccupazione, degrado.
Ma gli impatti colpiscono un po’ tutti, anche le costruzioni e la viabilità.
I sindaci di Napoli e Bari, Gaetano Manfredi e Vito Leccese in una nota congiunta chiedono un intervento urgente. E’ già diventata una questione di ordine pubblico e legalità, bisogna sbloccare il Paese.