Utility e banche in direzione opposta (anche a dove dovrebbero andare)
pubblicato:Il rialzo recente dei rendimenti non ha impedito rotazioni di portafoglio in favore del settore difensivo delle utility, a partire da Enel. Al contrario le banche hanno subito prese di beneficio e riposizionamenti

L’iShares STOXX Europe 600 Utilities UCITS ETF (ISIN DE000A0Q4R02), un fondo da 830 milioni di euro è cresciuto del 3,55% dal 15 settembre; Enel del 6,55%
Nello stesso lasso di tempo il rendimento del BTP decennale italiano è cresciuto del 3,76% aggravando quindi potenzialmente il servizio del debito delle utility e in particolare di quelle molto indebitate, come Enel.
Sempre nello stesso periodo il Ftse Italia Banche ha perso il 9,78%.
Banche e utility, in realtà dovrebbero reagire al contrario
Anche in questo caso in realtà l’aumento dei rendimenti, solo in parte riflesso delle attese sull’inflazione e sul percorso monetario della BCE, in teoria avrebbe dovuto incoraggiare le banche, anche italiane, visto l’input rilevante al margine di interesse quasi esangue da molti anni.
Così non è stato, forse si è preferita la narrazione sul doom loop, sul legame nefasto tra rendimenti troppo elevati e bilanci bancari che aveva afflitto la crisi del debito sovrano europeo e che ora, riaffacciandosi sulle cronache, nonostante i dinieghi di BCE e Banca dei regolamenti internazionali, rischia di compromettere la credibilità di un pilastro fondante della politica finanziaria europea degli ultimi vent’anni.
E se fossero solo prese di profitto dopo il risiko?
O potrebbe essere semplicemente l’occasione di prese di profitto dopo i lunghi rally del comparto del credito soprattutto italiano, un settore patrimonializzato e in espansione trasformativa, ma che sta in parte perdendo l’appeal speculativo portato dal risiko.
C’è poi anche il carattere tipico dei due settori in questione: le banche sono fortemente procicliche e in genere amplificano i movimenti dei mercati azionari, mentre le utility sono titoli di difensivi, che li smorzano e spesso riescono appunto a ‘difendere’ i portafogli nelle situazioni di ascesa della volatilità.
Ora il Ftse MIB è arrivato a perdere il 10% dai massimi estivi e il Dax tedesco quasi il 7%, ma per nessuno dei due si può escludere uno scenario di correzione temporanea in vista di un ritorno dei trend rialzisti di lungo periodo che sono lungi dall’essere compromessi.
Più delicato il quadro dei rendimenti italiani che hanno avviato un trend rialzista un po’ più pericoloso (oggi sono al 4,59%), l’inverso vale per i future sul BTP (DE000A0ZW3V8) concretamente scambiati sui mercati che sono tornati sui livelli del 2023, ma non sui minimi toccati nell’autunno 2022 e in quello del 2023 quando più mordevano gli impatti della guerra Russia-Ucraina.
Per il governo italiano (e per molti governi europei) deve sembrare uno scenario desolante di repricing sui mercati che rischia di vanificare il duro lavoro sui conti pubblici degli ultimi anni.
Certo Parigi è messa molto peggio con premi al rischio che sfiorano il 5% e tornano proprio sui livelli della crisi del 2008, ma se Sparta piange, Atena non ride, se anche il premio al rischio USA è decisamente più elevato (5,13% in queste ore per il Treasury 10 anni), lo scenario si sta direzionando su politiche monetarie restrittive, rallentamento della crescita economica e in definitiva impatti sui mercati azionari.
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In pratica rotazioni di portafoglio
Di certo a Milano c’è la sensazione che si stiano materializzando rotazioni di portafoglio in atto tra il settore bancario e il settore delle utility, tra un prociclico che forse ha già dato e un difensivo che potrebbe proteggere un po’ di valore e difendere portafogli finora carichi di plusvalenze potenziali su settori caldi, come le banche o l’AI.
Potrebbe anche trattarsi di un mix delle due o tre narrative che abbiamo elencato, anzi è l’ipotesi più probabile, fatto sta che con i rendimenti in forte crescita le utility dovrebbero scendere e le banche salire e invece succede il contrario da un mese e mezzo.
Finora ogni pausa del lungo rally dei mercati azionari è stata sostanzialmente un'occasione di ingresso, una fisiologica correzione nell'ambito di una generale corsa al rialzo.
In Europa hanno contribuito difesa e intelligenza artificiale, in Italia in particolare il risiko bancario e gli ottimi risultati degli istituti che lo alimentavano mentre il credito cercava nuovi rami di business per bilanciare margini di interesse in contrazione a fronte di una politica monetaria espansiva.
Adesso il quadro è completamente cambiato. Restano le partite calde su Banco BPM e Banca Generali, il riassetto delle specialty bank e ovviamente di Generali. L'epicentro delle tensioni telluriche a Siena sembra convergere verso una soluzione progettata da Intesa per consolidare uno scenario storico minacciato e il proprio posizionamento.
Al tempo stesso i prezzi dell'energia gonfiati dal rialzo dei petroliferi che si trasmette rapidamente alla bolletta di famiglie e imprese, cambiano lo scenario per le utility, che ritrovano cespiti delle vendite al dettaglio che erano stati in calo negli ultimi anni.
Cambiamenti che inevitabilmente Piazza Affari dovrà riflettere.