Enel, cresce l'attesa per i conti trimestrali, mentre il mercato registra rotazioni di portafoglio
pubblicato:Il titolo della società guidata da Flavio Cattaneo deve consolidare la reazione in corso. Gli analisti si aspettano spunti da Spagna e Sudamerica il prossimo 12 novembre, ma il dibattito italiano sul caro energia nasconde delle insidie

La correzione di Enel nelle ultime settimane è stata profonda e pericolosa: i minimi del 15 settembre a 8,599 euro hanno testato livelli che non si vedevano dal dicembre 2025, hanno comportato un ribasso del 16% dai massimi in area 10,30 di luglio e febbraio e hanno posto le basi, con la violazione del supporto statico posto a 8,95 euro dai bottom del 23 marzo, per la creazione di un potenziale doppio massimo che avrebbe un target ribassista a 7,57 euro, praticamente sui minimi dell’agosto 2025: un potenziale downside del 17% che comprometterebbe anche la trendline rialzista in forza dall’ottobre 2022 e in transito per area 8,3 in questi giorni.
Sarebbe un deterioramento del quadro grafico significativo, ma anche un movimento che dovrebbe sbaragliare baluardi significativi come appunto quelli di area 8,6 e 8,3 euro.
Contro questa ipotesi rema il recupero delle ultime ottave che ha accompagnato il settore delle utility europeo dalla metà di settembre a oggi in un periodo in cui, controintuitivamente, i rendimenti del debito sovrano e quindi in generali il premio al rischio chiesto dai mercati crescevano.
I movimenti controintuitivi di Enel e delle utility, di banche e titoli di Stato
L’iShares STOXX Europe 600 Utilities UCITS ETF (ISIN DE000A0Q4R02), un fondo da 830 milioni di euro è cresciuto del 3,55% dal 15 settembre; Enel del 6,55%
Nello stesso lasso di tempo il rendimento del BTP decennale italiano è cresciuto del 3,76% aggravando quindi potenzialmente il servizio del debito delle utility e in particolare di quelle molto indebitate, come Enel.
Sempre nello stesso periodo il Ftse Italia Banche ha perso il 9,78%. Anche in questo caso in realtà l’aumento dei rendimenti, solo in parte riflesso delle attese sull’inflazione e sul percorso monetario della BCE, in teoria avrebbe dovuto incoraggiare le banche, anche italiane, visto l’input rilevante al margine di interesse quasi esangue da molti anni. Così non è stato, forse si è preferita la narrazione sul doom loop, sul legame nefasto tra rendimenti troppo elevati e bilancia bancari che aveva afflitto la crisi del debito sovrano europeo e che ora, riaffacciandosi sulle cronache nonostante i dinieghi di BCE e Banca dei regolamenti internazionali rischia di compromettere la credibilità di un pilastro fondante della politica finanziaria europea degli ultimi vent’anni.
O potrebbe essere semplicemente l’occasione di prese di profitto dopo i lunghi rally del comparto del credito soprattutto italiano, un settore patrimonializzato e in espansione trasformativa, ma che sta in parte perdendo l’appeal speculativo portato dal risiko.
C’è poi anche il carattere tipico dei due settori in questione: le banche sono fortemente procicliche e in genere amplificano i movimenti dei mercati azionari, mentre le utility sono titoli di difensivi, che li smorzano e spesso riescono appunto a ‘difendere’ i portafogli nelle situazioni di ascesa della volatilità.
Ora il Ftse MIB è arrivato a perdere il 10% dai massimi estivi e il Dax tedesco quasi il 7%, ma per nessuno dei due si può escludere uno scenario di correzione temporanea in vista di un ritorno dei trend rialzisti di lungo periodo che sono lungi dall’essere compromessi.
Più delicato il quadro dei rendimenti italiani che hanno avviato un trend rialzista un po’ più pericoloso (oggi sono al 4,59%), l’inverso vale per i future sul BTP (DE000A0ZW3V8) concretamente scambiati sui mercati che sono tornati sui livelli del 2023, ma non sui minimi toccati nell’autunno 2022 e in quello del 2023 quando più mordevano gli impatti della guerra Russia-Ucraina.
Per il governo italiano (e per molti governi europei) deve sembrare uno scenario desolante di repricing sui mercati che rischia di vanificare il duro lavoro sui conti pubblici degli ultimi anni.
Certo Parigi è messa molto peggio con premi al rischio che sfiorano il 5% e tornano proprio sui livelli della crisi del 2008, ma se Sparta piange, Atena non ride, se anche il premio al rischio USA è decisamente più elevato (5,13% in queste ore per il Treasury 10 anni), lo scenario si sta direzionando su politiche monetarie restrittive, rallentamento della crescita economica e in definitiva impatti sui mercati azionari.
Di certo a Milano c’è la sensazione di rotazioni di portafoglio in atto tra il settore bancario e il settore delle utility, tra un prociclico che forse ha già dato e un difensivo che potrebbe proteggere un po’ di valore a difendere portafogli finora carichi di plusvalenze potenziali su settori caldi, come le banche o l’AI.
Potrebbe anche trattarsi di un mix delle due o tre narrative che abbiamo elencato, anzi è l’ipotesi più probabile, fatto sta che con i rendimenti in forte crescita le utility dovrebbero scendere e le banche salire e invece succede il contrario da un mese e mezzo.
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Enel i conti in arrivo a novembre e le stime degli analisti
Enel in questo contesto diventa sorvegliato speciale, visto che è il peso massimo del settore dei servizi essenziali italiani, visto che da sola fa un 10% del Ftse MIB e il 15% dell’Euro Stoxx Utilities (percentuale peraltro ‘capped’).
Bene in questo contesto sfidante e incerto i prossimi dati di Enel potrebbero diventare un driver formidabile dei prezzi e anche a Piazza Affari scongiurare gli scenari peggiori e consolidare il recupero dopo l’affondo tra luglio e metà settembre.
I risultati del terzo trimestre sono in calendario per il prossimo 12 novembre, a mercato chiuso. Il mercato si attende nel trimestre un utile per azione di 0,19 euro e ricavi da 22,037 miliardi di euro (consensus Refinitiv).
Gli analisti rifanno i calcoli. Barclays di recente ha confermato un overweight sul titolo con prezzo obiettivo a 11 euro (un potenziale upside del 19,7% sui corsi del 16 ottobre a € 9,19). Per la banca britannica l’ebitda ordinario dovrebbe raggiungere i 17,816 miliardi e l’utile netto ordinario i 5,82 miliardi nei 9 mesi, confermando le solide performance della prima metà dell’anno.
Un contributo particolarmente importante verrebbe dalla Spagna dove i maggiori RAB (retribuzioni degli asset regolati) e migliori ritorni dovrebbero, insieme agli apporti dai mercati sudamericani più che bilanciare le performance più deboli del mercato italiano. In altre parole Endesa, il colosso controllato da Enel che è un protagonista proprio in Spagna e in diversi mercati del Sudamerica, dovrebbe essere il motore della performance del gruppo guidato dall’ad Flavio Cattaneo.
La pensa così anche Jefferies che però prevede un terzo trimestre ‘moderato’ con ebitda stabile a 5,8 mld e utile netto in calo del 2% a 1,8 mld. In pratica gli analisti si aspettano che le reti e la vendita al dettaglio compensino la debolezza di rinnovabili e generazione/trading. Se l’attesa di un balzo dell’ebitda del 13% per la divisione reti non sorprende rispetto al passato, la crescita della vendita al dettaglio è una novità relativamente recente per un gruppo che negli anni passati aveva subito il ridimensionamento dei prezzi al dettaglio.
Come sempre molto puntuali anche le attese di Equita, che si aspetta un utile ordinario praticamente invariato a 1,876 mld (consensus 1,853 mld) e ricavi da 20,54 mld (+9% a/a) nei tre mesi. Anche in questo caso gli analisti stimano un impatto in Italia da Enel Green Power, per prezzi minori di cessione e la crisi dell'idroelettrico nazionale. La generazione per gli analisti potrebbe flettere del 26% a 604 milioni, mentre la rete dovrebbe balzare a doppia cifra.
La questione delle bollette, dei conti pubblici e dell'ok di Bruxelles
Il tema oltreché microeconomico e macroeconomico e politico ed Enel fa parte della squadra di operatori che hanno annunciato un controllo volontario sulle bollette disinnescando in pratica il rischio di interventi meno controllabili da parte del governo.
E’ del 15 ottobre l’annuncio “Enel a fianco delle famiglie italiane: rilancia lo sconto che dimezza il prezzo dell’elettricità”: dal giorno dopo l’offerta Enel Digital Luce a 3 anni è stata rinnovata con una componente energia di 108 euro/MWh ‘pari a circa il 50% dell’attuale valore di mercato dell’elettricità all’ingrosso (Prezzo unico nazionale), attualmente superiore ai 230 euro/MWh.’
Una misura a metà strada tra l’intervento di sistema e il marketing, tra la prevenzione di misure più gravi da parte dello Stato italiano (il Ministero dell’Economia è il maggiore azionista con una quota scesa negli anni al 23,6%) e la pressione competitiva di un big player su un mercato dinamico e frammentato.
Lo ha rivendicato da poco lo stesso Cattaneo affermando:
“Le aziende elettriche hanno avuto un decreto bollette qualche mese fa, abbiamo avuto un incremento sostanziale dell'Irap, abbiamo dato due mesi di componente elettricità gratuita alle famiglie con un Isee sotto i 25.000 euro, abbiamo dato cassa al sistema per 1,5 miliardo entro la fine dell'anno, abbiamo avuto un cap al prezzo del gas che riduce il prezzo di vendita delle rinnovabili. Non mi pare che il settore elettrico abbia fatto poco, anzi è quello che è stato più contributore in questa situazione, in termini assoluti e anche qualitativi”.
Chiosando "Mi pare che non si possa dire che il settore elettrico non abbia fatto la sua parte".
Parole che riecheggiano quelle di Carlo Messina che dalla sponda opposta delle banche chiamate a un contributo di 5 miliardi alle casse pubbliche ha detto che anche le banche hanno dato e firmato l’anno scorso un accordo triennale con il governo che ora dovrebbe rispettare i patti e ampliare la platea dei soggetti chiamati al sostegno fondamentale delle casse pubbliche in questa fase sfidante.
Ma proprio i prezzi dell’energia sono una sfida strategica dell’Italia rivendicata anche di recente in Europa dal governo Meloni e il via libera europeo al prossimo Decreto Bollette che dovrebbe calmierare i prezzi del gas all’ingrosso per le centrali elettriche in caso di sconfinamenti oltre i 90 €/MWh (oggi siamo a 88,12 €/MWh) ripagando la differenza ai generatori con gli oneri di sistema delle bollette di famiglie e imprese rappresenta una tappa importante, ma non finale, di una strategia in via di definizione probabilmente anche oltre la scadenza più immediata della manovra finanziaria 2027.
Se il governo ri-busserà alla porta degli energetici dopo aver preventivato ‘contributi’ da banche, assicurazioni e probabilmente anche dal resto della finanza, non è dato sapere. Gli interventi volontari sulle bollette, anche di Enel, potrebbero scongiurare questo scenario, ma visto che l’impatto del caro energia globale sull’inflazione rischia di palesarsi con tutt’altra violenza nel corse delle prossime settimane e mesi, non si può escludere un ritorno dei policy maker sul settore, peraltro in larga parte a maggioranza di controllo pubblica.
Nel frattempo i conti di Enel del prossimo 12 novembre, immediatamente anticipati da quelli di Endesa, come di solito accade, saranno senz’altro un driver dei prezzi fondamentale per il gruppo guidato da Flavio Cattaneo.
Guidance, dividendi e buyback
La guidance per il 2026 è stata leggermente migliorata a fine luglio su un EPS 2026 di 0,74 euro, nella parte alta del range previsionale.
Non si può chiudere un articolo su Enel senza accennare almeno a dividendi e buyback: nel 2026 il gruppo ha staccato in due tranche una cedola da 0,49 euro (a gennaio e a luglio) con un dividend yield che si aggira sul 5,35% dei prezzi di oggi, ma che è previsto verosimilmente in crescita visto che il piano al 2028 prevede una crescita media annuale del dividendo per azione (DPS) del 6% (CAGR) in linea con l’aumento dell’utile per azione previsto in miglioramento fino a 80-82 centesimi nel 2028. F
a parte poi della proposta di valore al mercato anche il ricco impegno in piani di riacquisto di titoli propri che hanno già portato il gruppo a cancellare il 2,3% del capitale proprio acquisito durante gli ultimi due buyback.