Asia-Pacific in ribasso. A Tokyo il Nikkei 225 perde l'1,16%

di FTA Online News pubblicato:
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Dopo una seduta in deciso arretramento per Wall Street (peggiore dei tre principali indici newyorkesi il Nasdaq Composite, deprezzatosi dell'1,78% giovedì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza in negativo è stata confermata. In attesa della pubblicazione dei dati di gennaio del Pce Price Index (personal consumption expenditure, spesa per consumi personali, metrica privilegiata dalla Federal Reserve per l'inflazione), i riflettori restano comunque sulla guerra in Iran, con gli investitori che iniziano a digerire il fatto che potrebbe durare decisamente più a lungo di quanto preventivato inizialmente, mentre le probabilità di una recessione in Usa entro la fine del 2026 sono salite sui massimi da inizio anno. Giovedì intanto era arrivato un nuovo rimbalzo per i corsi del greggio, a causa del blocco dello Stretto di Hormuz (da cui transita circa il 20% della produzione globale), con il Brent che per la prima volta dall'agosto 2022 aveva chiuso sopra i 100 dollari il barile. Il clima ribassista per la regione si concretizza intanto in un declino di oltre l'1% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete del mondo, è in crescita di circa lo 0,10% a fronte di uno yen poco mosso sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 perde l'1,16% (fa meglio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi comunque dello 0,57%). Tra i singoli titoli da segnalare il nuovo crollo del 4,53% registrato da SoftBank Group Corporation (aveva già perso il 3,60% nella precedente sessione), nonostante la più che positiva performance della controllata PayPay nel debutto a Wall Street. A causa della volatilità dei mercati dovuta al conflitto in Iran, il pricing dell'Ipo dell'azienda nipponica (creatrice dell'omonima app per i pagamenti) era stato particolarmente prudente (16 dollari per azione, contro i 17-20 dollari della forchetta inizialmente prevista). Nella prima giornata di scambi però PayPay è rimbalzata del 13,50% attestandosi a 18,16 dollari e per una capitalizzazione di 12,1 miliardi. Si tratta del maggior collocamento di un'azienda giapponese a Wall Street in un decennio. E dopo avere raccolto 880 milioni di dollari al Nasdaq, PayPay ha dichiarato di essere pronta per il dual listing, con un collocamento anche a Tokyo.

Tutte in negativo le piazze cinesi. Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 perdono lo 0,82% e lo 0,39% rispettivamente, contro un declino dello 0,88% per lo Shenzhen Composite. Male anche Hong Kong: a meno di un'ora dallo stop alle contrattazioni l'Hang Seng segna infatti un calo superiore all'1% (fa meglio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, comunque in declino di circa lo 0,60%). A Sydney l'S&P/ASX 200 ha perso lo 0,14% in chiusura della sessione, mentre a Seoul è stata di un deciso 1,72% la contrazione del Kospi. Secondo quanto comunicato su base preliminare da Bank of Korea, in gennaio la massa monetaria M2 di Seoul è salita del 4,6% annuo, in ulteriore rallentamento rispetto al 4,7% di dicembre (e al 4,8% di novembre), attestandosi a 4.108.900 miliardi di won (pari a 2.397 miliardi di euro al cambio attuale). Su base mensile, rettificata stagionalmente, la massa monetaria M2 della Corea del Sud è invece aumentata dello 0,7% contro lo 0,5% precedento (0,1% l'incremento di novembre).

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