Le banche USA superano l'esame della Fed: capitale solido anche nello scenario peggiore

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
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Più dividendi, buyback e possibile deregulation: il settore bancario guarda con fiducia al futuro

Le banche USA superano l'esame della Fed: capitale solido anche nello scenario peggiore

La Federal Reserve ha confermato la solidità del settore bancario

La Federal Reserve ha confermato ancora una volta la solidità del sistema bancario americano.

I risultati degli stress test annuali mostrano infatti che tutte le 32 maggiori banche statunitensi sarebbero in grado di affrontare una recessione estremamente severa continuando comunque a finanziare famiglie e imprese, senza scendere sotto i requisiti patrimoniali minimi imposti dall'autorità di vigilanza.

Lo scenario ipotizzato dalla Fed è tutt'altro che benevolo. Si tratta di una simulazione che prevede una profonda recessione globale, con la disoccupazione al 10%, un crollo di circa un terzo dei prezzi degli immobili, forti tensioni sui mercati finanziari e perdite diffuse su tutte le principali categorie di credito.

In questo scenario estremo, il sistema bancario statunitense riuscirebbe comunque ad assorbire oltre 700 miliardi di dollari di perdite, dimostrando una capacità di tenuta decisamente superiore rispetto a quella osservata prima della crisi finanziaria del 2008.

Il coefficiente patrimoniale CET1 aggregato delle banche scenderebbe dal 12,8% all'11,2%, una riduzione di appena 1,6 punti percentuali, mantenendosi comunque ben al di sopra dei livelli minimi richiesti dalla regolamentazione.

Le perdite più consistenti riguarderebbero il credito al consumo e alle imprese:

  • 200 miliardi di dollari sulle carte di credito;

  • 160 miliardi sui prestiti commerciali e industriali;

  • 75 miliardi sul settore immobiliare commerciale.

Nonostante ciò, il capitale disponibile resterebbe ampiamente sufficiente ad assorbire gli shock.

Dividendi e buyback: il messaggio delle banche è chiaro

La risposta degli istituti di credito è arrivata immediatamente dopo la pubblicazione dei risultati.

JPMorgan ha annunciato un aumento del dividendo trimestrale a 1,65 dollari per azione e un nuovo programma di riacquisto di azioni proprie.

Goldman Sachs porterà il dividendo da 4,50 a 5 dollari, con un incremento del 25% rispetto allo scorso anno.

Morgan Stanley ha aumentato il dividendo del 15% e autorizzato un buyback da 20 miliardi di dollari.

Anche Wells Fargo e State Street hanno annunciato aumenti della remunerazione agli azionisti.

Si tratta di un segnale importante: se le banche scelgono di aumentare dividendi e riacquistare azioni proprie significa che ritengono di disporre di capitale ben superiore rispetto a quello necessario per affrontare eventuali scenari avversi.

La Fed cambia approccio: meno rigidità oggi, più trasparenza domani

L'edizione di quest'anno presenta però una novità significativa.

La Federal Reserve ha infatti deciso che i risultati del test non modificheranno le riserve di capitale di stress (Stress Capital Buffer), rinviando il prossimo aggiornamento al 2027.

Nel frattempo la banca centrale intende rivedere l'intera metodologia dei test, rendendola più trasparente e prevedibile dopo le numerose critiche ricevute negli ultimi anni dal settore bancario.

Questo rappresenta un primo passo verso un possibile alleggerimento dell'impianto regolamentare.

La deregulation potrebbe liberare altro capitale

Il mercato guarda soprattutto alle future modifiche regolamentari.

Oltre alla revisione degli stress test, sono infatti allo studio nuove regole patrimoniali legate agli accordi di Basilea, che potrebbero risultare meno penalizzanti rispetto alle proposte iniziali.

Se ciò dovesse concretizzarsi, le banche potrebbero ritrovarsi con miliardi di dollari di capitale in eccesso, da destinare a nuovi prestiti, ulteriori buyback o dividendi ancora più generosi.

Gli analisti di KBW sottolineano infatti come il settore sia oggi ampiamente patrimonializzato e possa beneficiare del nuovo clima più favorevole alla deregulation.

Cosa significa per i mercati

Per gli investitori il messaggio è rassicurante.

Da una parte viene confermata la solidità del sistema finanziario americano, riducendo il rischio di una crisi bancaria sistemica anche in presenza di un forte rallentamento economico.

Dall'altra, la possibilità di una regolamentazione meno stringente potrebbe sostenere ulteriormente la redditività del settore nei prossimi anni.

Naturalmente resta aperta un'altra partita, quella della politica monetaria.

Se la Federal Reserve dovesse mantenere i tassi elevati più a lungo, come il mercato sta iniziando a scontare dopo il primo meeting guidato da Kevin Warsh, i margini di interesse delle banche potrebbero continuare a beneficiare di un contesto favorevole.

Tuttavia, tassi più alti rischiano anche di rallentare l'economia e aumentare le insolvenze.

Per il momento, però, gli stress test raccontano una storia piuttosto chiara: le grandi banche americane partono da una posizione di forza e sembrano avere capitale più che sufficiente per affrontare anche uno scenario macroeconomico decisamente peggiore di quello attuale.