Micron riaccende la corsa dell'AI

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
4 min

Dopo il sell-off arriva la risposta del mercato: la domanda per la memoria AI continua ad accelerare

Micron riaccende la corsa dell'AI
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La volatilità resta elevata, ma per ora la rivoluzione dell'intelligenza artificiale è ancora tutta da scrivere

Micron Technology torna protagonista e potrebbe aver cambiato il sentiment dell'intero settore tecnologico in una sola serata.

Il titolo aveva chiuso la seduta di mercoledì con un modesto calo dello 0,31%, ma la pubblicazione dei risultati trimestrali ha completamente ribaltato lo scenario: nell'after-hours le azioni sono balzate di circa il 16%, riportando immediatamente gli acquisti sui futures del Nasdaq dopo il violento sell-off delle ultime sedute.

Il messaggio lanciato dai conti è molto chiaro: la corsa agli investimenti nell'intelligenza artificiale è tutt'altro che finita.

Micron ha infatti superato nettamente le attese degli analisti sia per il trimestre concluso a maggio sia per le previsioni sui prossimi mesi.

Ancora più importante è quanto dichiarato dal management: la domanda di memorie destinate ai data center AI continua ad aumentare e la società si aspetta una situazione di offerta insufficiente almeno fino al 2027.

Si tratta di un elemento che potrebbe ridimensionare, almeno temporaneamente, i timori emersi negli ultimi giorni sulla possibilità che il boom dell'AI stesse rallentando.

Il sell-off aveva alimentato molti dubbi

Negli ultimi giorni il mercato aveva iniziato a mettere in discussione la narrativa che sostiene il rally dell'intelligenza artificiale.

Le vendite erano partite dall'Asia, con pesanti ribassi di Samsung e SK Hynix, per poi estendersi ai produttori americani di semiconduttori e a numerose società della filiera tecnologica.

Nello spazio di poche sedute:

  • Micron aveva perso circa il 7,5%;

  • Nvidia aveva lasciato sul terreno oltre il 5%;

  • Oracle era crollata di circa il 15%.

Molti investitori avevano iniziato a chiedersi se gli enormi investimenti effettuati dagli hyperscaler per costruire data center e sviluppare nuovi modelli di intelligenza artificiale sarebbero stati realmente giustificati dai ricavi futuri.

La risposta fornita da Micron è stata, almeno per ora, rassicurante.

Il collo di bottiglia resta la memoria

Negli ultimi due anni si è parlato quasi esclusivamente di GPU e di Nvidia.

In realtà tutta la filiera dell'intelligenza artificiale dipende anche da un altro componente fondamentale: la memoria ad alta banda (HBM).

Ogni nuova generazione di acceleratori AI richiede quantità sempre maggiori di memoria ad altissime prestazioni. Per questo motivo Micron sta beneficiando della stessa dinamica che ha trasformato Nvidia nella società simbolo della rivoluzione AI.

Il dato probabilmente più significativo riguarda proprio i contratti commerciali.

L'azienda ha annunciato di aver firmato accordi pluriennali con quattro grandissimi clienti, bloccando fin da oggi prezzi molto elevati e assicurandosi visibilità sui ricavi per diversi anni.

È un elemento che riduce sensibilmente il rischio di un rapido crollo dei prezzi, fenomeno che storicamente ha sempre caratterizzato il mercato delle memorie.

Il grande interrogativo resta sempre lo stesso

Nonostante gli ottimi risultati, la domanda di fondo rimane aperta.

Il settore sta investendo migliaia di miliardi di dollari nella costruzione di infrastrutture AI.

La vera incognita non è se Nvidia, Micron o Broadcom venderanno chip nei prossimi trimestri.

La vera domanda è un'altra: chi pagherà tutti questi investimenti?

Le aziende e i consumatori saranno realmente disposti a sostenere i costi delle nuove applicazioni di intelligenza artificiale una volta completata l'attuale fase di costruzione dei data center?

È questo il motivo per cui, nonostante la straordinaria crescita degli utili, molte società della filiera continuano a trattare a multipli relativamente contenuti rispetto alla crescita attesa.

La volatilità è destinata a restare

L'episodio degli ultimi giorni dimostra quanto il mercato sia diventato dipendente da poche società.

Basta un dato trimestrale o una revisione delle aspettative perché miliardi di dollari si spostino da un continente all'altro nel giro di poche ore.

A rendere il quadro ancora più delicato contribuisce anche il nuovo orientamento della Federal Reserve. Una banca centrale più restrittiva aumenta il costo del capitale proprio mentre gli hyperscaler stanno finanziando investimenti senza precedenti nella storia del settore tecnologico.

È quindi probabile che nei prossimi mesi assisteremo a oscillazioni sempre più ampie.

Una correzione non significa necessariamente fine del trend

Nei giorni scorsi avevo evidenziato come il Nasdaq 100 stesse costruendo una potenziale figura di doppio massimo, sottolineando inoltre come una discesa dell'euro/dollaro sotto area 1,14 avrebbe potuto rappresentare un importante segnale di rafforzamento del dollaro e di irrigidimento delle condizioni finanziarie, aumentando il rischio di una correzione più ampia per il comparto tecnologico.

Quello scenario non è ancora stato invalidato. Anzi, la volatilità osservata nelle ultime sedute dimostra quanto il mercato sia diventato sensibile ai cambiamenti delle aspettative sui tassi di interesse.

I risultati di Micron, però, ricordano anche un'altra cosa: la storia di lungo periodo dell'intelligenza artificiale continua a poggiare su fondamentali estremamente solidi.

Come spesso accade nelle grandi rivoluzioni tecnologiche, il percorso non sarà lineare. Le correzioni possono essere anche molto violente, ma finché la domanda reale continuerà a crescere ai ritmi descritti da Micron, parlare della fine del ciclo dell'AI appare ancora decisamente prematuro.

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