La Russia può fermare milioni di droni? La nuova guerra mette in discussione ogni certezza

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
3 min
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La guerra dei droni cambia tutto: l’Ucraina può mettere in crisi la Russia?

Quattro anni fa nessuno avrebbe immaginato che la Russia, seconda potenza militare del pianeta, si sarebbe trovata a fare i conti con attacchi sistematici alle proprie raffinerie, agli aeroporti e alle infrastrutture energetiche situate a migliaia di chilometri dal fronte. Eppure è esattamente quello che sta accadendo.

L'aspetto più impressionante è che siamo probabilmente solo all'inizio di questa trasformazione.

Secondo diverse fonti, l'Ucraina punta a produrre circa 7 milioni di droni nel 2026, dopo avere già aumentato enormemente la propria capacità produttiva negli ultimi anni.

Reuters ha riportato che Kiev punta a costruire circa 7 milioni di droni quest'anno, mentre altri funzionari ucraini hanno indicato obiettivi analoghi per il 2026.

Dagli attacchi con decine di droni agli sciami da centinaia di velivoli

Nel recente attacco contro infrastrutture energetiche nell'area di Mosca sono stati impiegati circa 200 droni.

Già oggi la Russia fatica a proteggere simultaneamente raffinerie, depositi di carburante, aeroporti, basi aeree, nodi ferroviari e impianti industriali distribuiti su un territorio immenso.

La domanda che molti analisti iniziano a porsi è semplice: cosa accadrà quando gli attacchi non coinvolgeranno più 100 o 200 droni, ma sciami coordinati da 500, 600 o addirittura 1.000 velivoli?

Il problema non è tanto abbattere un singolo drone, quanto sostenere economicamente e logisticamente una difesa permanente contro attacchi di massa a basso costo.

Un missile antiaereo può costare centinaia di migliaia o milioni di dollari; un drone d'attacco poche migliaia.

È una guerra di attrito industriale prima ancora che militare.

Le raffinerie sono diventate il vero campo di battaglia

L'obiettivo ucraino appare sempre più evidente: non conquistare territori in profondità, ma rendere sempre più costosa la prosecuzione della guerra per Mosca.

Le campagne contro raffinerie, depositi e infrastrutture energetiche hanno già creato problemi significativi alla distribuzione dei carburanti e alle attività logistiche russe.

Reuters ha documentato come gli attacchi abbiano colpito ripetutamente la filiera petrolifera russa e provocato interruzioni operative in alcuni impianti strategici.

L'immagine delle code ai distributori di carburante in alcune aree della Russia sarebbe sembrata fantascienza nel 2022.

Oggi è una realtà che dimostra quanto il concetto tradizionale di "retrovia sicura" stia scomparendo.

Il rischio è l'escalation

Finora Kiev ha cercato di concentrare gli attacchi su obiettivi militari, logistici ed energetici, evitando deliberatamente campagne sistematiche contro la popolazione civile.

Questo approccio consente all'Ucraina di mantenere il sostegno politico e diplomatico occidentale.

Ma qui emerge il vero interrogativo.

Se gli sciami di droni continueranno ad aumentare di dimensione e a colpire sempre più in profondità il territorio russo, quale sarà la risposta del Cremlino?

La storia insegna che quando una parte perde il vantaggio tecnologico o strategico tende ad alzare ulteriormente la posta in gioco.

La guerra del futuro è già arrivata

Per decenni abbiamo pensato che la superiorità militare dipendesse da carri armati, aerei e portaerei. La guerra in Ucraina sta dimostrando che il fattore decisivo potrebbe essere la capacità di produrre milioni di sistemi autonomi a basso costo.

Se davvero Kiev riuscirà ad avvicinarsi all'obiettivo di 7 milioni di droni l'anno, il conflitto entrerà in una fase completamente nuova.

E forse la lezione più importante è proprio questa: non stiamo assistendo all'evoluzione della guerra del passato, ma alla nascita della guerra del futuro.

Un futuro che, quattro anni fa, quasi nessuno sarebbe stato in grado di immaginare.

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