Banca d’Italia, la prudenza di Panetta

di FTA Online News pubblicato:
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Oggi il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, intervenuto all’assemblea dell’ABI (Associazione Bancaria Italiana), ha espresso più di un segnale di prudenza. Sul recupero dei mercati seguito alle prospettive di tregua in Medioriente tra Stati Uniti e Iran, per esempio, il governatore ha precisato che: “La rapidità del recupero dei mercati va interpretata con cautela. Può denotare fiducia nella capacità dell’economia globale di assorbire le tensioni; può però anche segnalare una sottovalutazione dei rischi”. Se “L’intelligenza artificiale è destinata ad avere effetti rilevanti sulla produttività e sulla crescita”, “i benefici restano tuttavia incerti nei tempi e nella distribuzione”.

“Le quotazioni di alcune imprese di semiconduttori – ha aggiunto Panetta - sembrano presupporre che gli eccezionali margini attuali possano protrarsi a lungo; un aumento dell’offerta dovuto all’incremento della capacità produttiva, all’ingresso di nuovi concorrenti o allo sviluppo di soluzioni tecnologiche alternative potrebbe però determinare una revisione al ribasso delle aspettative di redditività”.

Di particolare interesse le precisazioni del governatore sul sistema bancario italiano. “Il peso del credito si è ridotto nel tempo, ma resta più elevato che negli altri principali paesi europei, soprattutto per le imprese. Da noi, i debiti bancari delle aziende rappresentano oggi il 14 per cento della somma dei debiti finanziari e del capitale, e il 46 per cento dei soli debiti finanziari”, ha precisato Panetta, aggiungendo però che “Da questa centralità deriva una responsabilità rilevante” e che “le banche sono chiamate a mantenere un equilibrio delicato ma essenziale: rispondere alle esigenze di finanziamento di famiglie e imprese con adeguato merito di credito, preservando al tempo stesso la qualità degli attivi e la propria solidità.”

Tra le parole più ascoltate ci sono state quelle del governatore sul risiko finanziario in corso: “Un altro sviluppo destinato a incidere sull’assetto del sistema finanziario è il consolidamento in corso. Le aggregazioni avviate o annunciate di recente interessano banche, compagnie assicurative e società di gestione del risparmio, in un mercato in cui i confini tra i diversi comparti della finanza diventano meno netti e la competizione si gioca sull’offerta integrata di prodotti. È un processo che può rafforzare gli intermediari e il sistema nel suo complesso, favorendo gli investimenti in tecnologia e sicurezza informatica, accrescendo l’efficienza e migliorando la qualità dei servizi a famiglie e imprese.

Questi risultati, tuttavia, non sono automatici. Dipendono dalla solidità patrimoniale degli intermediari risultanti dalle operazioni, dalla sostenibilità dei piani industriali e dei modelli aziendali, dalla capacità di realizzare sinergie effettive e di integrare strutture, procedure e culture diverse. Il consolidamento va giudicato dalla sua capacità di conseguire questi obiettivi, preservando al tempo stesso concorrenza, pluralismo e vicinanza alle esigenze dell’economia reale”.

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