Bettini (Federmeccanica), il governo faccia politica industriale e rilanci l'ILVA o sarà il deserto
pubblicato:Silvano Simone Bettini, presidente di Federmeccanica, ha lanciato un forte allarme sul rischio di desertificazione industriale dell’Italia. A partire dall’ILVA per la quale già il governo Draghi stanziò 1-1,2 miliardi per il passaggio all’acciaio ‘green’ con i forni elettrici: un piano ferito dal fuoco incrociato di politica e magistratura e mai realmente avviato mentre sullo stabilimento tarantino pende l’imposizione di uno spegnimento dell’area a caldo che per la maggior parte degli osservatori sarebbe la fine di tutto il complesso industriale e di 15 mila posti di lavoro collegati.
Pende una decisiva pronuncia della Corte di Cassazione che ieri si è riservata di decidere sul caso: sul tavolo dei giudizio delle sezioni uniti civili della Cassazione è infatti approdato il dossier della decreto del 27 luglio della Corte d’Appello di Milano che aveva in parte riformato il provvedimento di febbraio sul caso del Tribunale meneghino. In sostanza i giudici devono decidere se ottemperare al termine dei 90 giorni, prossimo alla scadenza, per lo spegnimento dell’area a caldo, ma devono anche tenere conto dei rilievi del sostituto procuratore generale, Luigi Birritteri, che ha ribadito: "Quello che manca nel decreto della Corte di Appello di Milano che ha stabilito [lo stop dell'area a caldo dell'ex Ilva di Taranto] è il bilanciamento fra tutela della salute e produzione industriale".
Oggi sul tema torna Bettini di Federmeccanica affermando che dopo la perdita della chimica tanti anni fa e più di recente di gran parte dell’industria del bianco (elettrodomestici), la chiusura dell’Ilva porterebbe nel giro di 5 o 10 anni alla delocalizzazione di gran parte delle grandi imprese che operano con l’acciaio, quindi con una materia prima fondamentale per industrie storiche e innovative, mentre le piccole probabilmente scomparirebbero: uno scenario appunto di desertificazione industriale che il governo, secondo Bettini, deve scongiurare attuando una politica industriale complessiva, che passi, per esempio, anche dalla filiera dell’automotive e dal consolidamento delle catene di valore dell’industria sempre più a rischio con le sfide geopolitiche, commerciali e di prezzo che l’attualità non ci risparmia.
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