Borsa Usa, il trend rialzista è in buona salute

Come previsto il Federal Open Market Committee (Fomc, la commissione della Federal Reserve che si occupa di politiche monetarie) ha confermato mercoledì i tassi d'interesse in un range compreso tra lo 0% e lo 0,25% dopo averli ridotti a sorpresa di 100 punti base in un meeting d'emergenza il 15 marzo 2020 e prima ancora di 50 punti base il 3 marzo. Invariato anche il programma di acquisto di titoli per 120 miliardi di dollari al mese. 

Questo programma è finito da tempo sotto i riflettori in vista della sua possibile riduzione e di una futura cancellazione, il tanto discusso "tapering" che agita i sonni dei mercati azionari. In dicembre la Fed aveva spiegato che la revisione del piano di stimolo sarebbe iniziata solo quando fossero stati realizzati progressi “sostanziali” verso gli obiettivi di bassa disoccupazione e inflazione stabile. 

E nell'ultimo meeting è stato sottolineato come l'economia Usa abbia compiuto "progressi verso questi obiettivi" ma, come spiegato dallo stesso chairman Jerome Powell, è ancora presto per dare una tempistica al cosiddetto "tapering". Gli economisti sono divisi su quando la Fed possa annunciare la revisione del programma (nel meeting del Fomc di settembre o in quello dicembre) e c'è chi ritiene che Powell possa utilizzare l'annuale Economic Policy Symposium di Jackson Hole (Wyoming), che quest'anno si terrà dal 26 al 28 agosto, per discutere in dettaglio il futuro dello stimolo della Fed. I dati macro di recente uscita, che dipingono una economia in espansione ma ad un ritmo inferiore a quello preventivato, vanno incontro al mantenimento di una politica monetaria ultra accomodante. 

Negli Stati Uniti infatti il Bureau of Economic Analysis ha reso nota la prima stima preliminare del PIL relativo al secondo trimestre 2021 indicando un rialzo pari al 6,5%, inferiore alle attese fissate al +8,5% ma superiore alla lettura precedente. Nel primo trimestre 2021 il PIL era cresciuto del +6,3%. L'indice dei prezzi PCE è aumentato del 6,1%, rispetto a un aumento del 4,3% precedente. Escludendo i prezzi di cibo ed energia, l'indice dei prezzi PCE è aumentato del 6,1%, rispetto a un aumento del 2,5% precedente.

Inoltre le nuove richieste di sussidi di disoccupazione nella settimana terminata il 23 luglio si sono attestate a 400 mila unità, superiori alle attese (380 mila) anche se inferiori al dato della settimana precedente (424 mila unità). Il numero totale di persone che richiede l'indennità di disoccupazione (calcolato sui dati al 16 luglio) si attesta a 3,269 milioni, superiore a 3,262 milioni della rilevazione precedente (attese 3,196 milioni). 

Resta sullo sfondo il tema dell'inflazione, la cui crescita è fonte di incertezza per gli investitori che si sono ormai abituati ad una situazione di bassa inflazione e di bassi tassi d'interesse e che ora temono di dovere rivedere le proprie strategie.

Un indizio di quanto siano forti le pressioni sui prezzi lo fornisce l'indice S&P/Case Shiller, che misura l'andamento dei prezzi delle abitazioni nelle 20 principali citta' americane. L'indice ha infatti evidenziato nel mese di maggio un incremento del 17% rispetto allo stesso periodo del 2020, in crescita rispetto alla rilevazione precedente, risultando superiore al consensus fissato su un incremento del 16,4. Rispetto al mese precedente l'indice è cresciuto del 2,1% dal +2,2% della rilevazione precedente.

Lo spettro dell'inflazione potrebbe condizionare le scelte di breve degli investitori mentre per adesso sono in pochi quelli che credono che questo surriscaldamento sia destinato a durare.

Il tasso d'inflazione breakeven a 10 anni, che fornisce un'indicazione delle aspettative d'inflazione nei 10 anni successivo, è risalito ma solo a circa il 2% di inflazione attesa, fermandosi quindi molto al di sotto dei livelli attuali, superiori al 5%. I prezzi al consumo a giugno sono saliti dello 0,9% rispetto a maggio e del 5,4% rispetto al giugno 2020, battendo le attese degli analisti di una crescita del 4,9% su base tendenziale, e facendo registrare il maggiore incremento dal 2008. 

Per cercare di capire meglio l'orientamento dei mercati, negli Usa ma non solo, è opportuno guardare all'andamento dei titoli "growth" e di quelli "value". Per le aziende "growth oriented" infatti un aumento dei tassi di interesse è particolarmente dannoso, in particolare se l'economia non si espande velocemente. 

Per fortuna, durante questa prima fase della stagione delle trimestrali, quando 1/4 circa delle società dello S&P 500 in termini di capitalizzazione di mercato ha già pubblicato i risultati trimestrali, le aspettative sono state superate nell'87% dei casi e i profitti sono stati superiori alle stime del 20% circa. Le attese medie per la crescita degli utili dello S&P 500 su base annua per il trimestre appena concluso sono state portate al 72% dal 66% dell'inizio della stagione degli utili, per l'intero 2021 la crescita dovrebbe arrivare al 40%. 

Se si analizza il comportamento degli indici Russell 1000 Value e Russell 1000 Growth si scopre che il primo ha perso il 2% da inizio giugno mentre il secondo ha guadagnato il 10%.

In generale comunque, a meno che le attese di crescita dell'inflazione si estendano dal solo breve periodo anche al medio periodo, l'aumento degli utili aziendali dovrebbe essere sufficiente a sostenere il proseguimento della crescita delle azioni. Le stesse dinamiche sono valide anche per l'Europa, dove la Bce continua a dimostrare un atteggiamento espansivo. La Bce si è infatti impegnata a mantenere ancora a lungo i tassi in territorio negativo a fronte di livelli d'inflazione ancora bassi.

Il grafico di forza relativa che risulta dal rapporto tra la serie storica del Russell 1000 Growth e il Russell 1000 Value è istruttivo: la curva è infatti stata discendente tra settembre 2020 a marzo 2021, quindi con i titoli "value oriented" che sovraperformavano quelli "growth oriented", poi dopo circa un trimestre di lateralità, a inizio giugno è partito un nuovo deciso trend rialzista, quindi una fase di sovraperformance da parte dei "value". L'indice dei "growth" del resto ha fatto registrare negli ultimi mesi massimi storici sempre crescenti mentre l'indice dei "value", dopo il record del 10 maggio, ha intrapreso una fase laterale. Segnali di allerta verrebbero con l'indice Russell 1000 Growth sotto quota 2700, area di transito della media mobile esponenziale a 50 giorni e della trend line rialzista disegnata dai minimi di marzo 2020. Fino a quel momento è probabile non solo che il Growth continui a sovraperformare il Value ma anche che la borsa nel suo complesso resti orientata al rialzo.