Corte Costituzionale tedesca dice sì al Recovery Fund, le borse come reagiscono?

La Corte Costituzionale della Germania respinge il ricorso contro il piano europeo di ripresa che sta alla base del Recovery Fund. La misura era già stata approvata in Germania da entrambi i rami del Parlamento, il Bundestag e il Bundesrat. Il ricorso era stato presentato alla Corte di Karlsruhe a fine marzo dal fondatore dell'Afd e aveva impedito al presidente della Repubblica federale fino ad ora di ratificare la legge votata a larghissima maggioranza.

Cade quindi anche questo ostacolo al programma Next Generation UE che prevede aiuti per 750 miliardi di euro, un piano di rilancio post Covid-19 che potrà venire attuato, se approvato da tutti i parlamenti, a partire dalla fine dell'estate. Per il momento i parlamenti della UE che hanno dato il via libera alle risorse proprie dell'Unione sono 14. Per potere permettere alla UE di iniziare ad emettere i recovery bond serve tuttavia l'unanimità dei 27 parlamenti. Solo allora sarà possibile iniziare a pagare gli anticipi, che nel caso dell'Italia corrispondono a 27 miliardi di euro circa (il 13% della cifra totale di spettanza al nostro paese).


Il parlamento italiano si è già espresso in favore attraverso la conversione in legge del decreto milleproroghe. La Corte costituzionale tuttavia ha espresso un parere che rappresenta ancora un possibile ostacolo "Si applicano limiti per quanto riguarda il volume, la durata e lo scopo del prestito a cui la Commissione europea è autorizzata, nonché per quanto riguarda le possibili passività sostenute dalla Germania". Inoltre la Corte afferma anche che "i fondi in questione devono essere utilizzati esclusivamente per affrontare le conseguenze della crisi del Covid-19".

Le borse europee hanno accolto positivamente la notizia ma in questo momento il sentiment generalizzato dei mercati non è positivo, come dimostra la recente caduta sia del Dax sia del Ftse Mib dal massimo del 19 aprile. Anche la borsa Usa è sotto pressione, e come spesso accade ormai da qualche settimana quando ci sono tensioni sui prezzi a farne maggiormente le spese è il comparto della tecnologia, quindi l'indice Nasdaq (nelle versioni Composite e 100).

Se da un lato la notizia relativa alla decisione della Corte tedesca dovrebbe sostenere le azioni, dall’altro i timori per una ripresa della pandemia, soprattutto in scia ai contagi record registrati in India, innervosiscono i mercati. Timori che riguardano anche la solidità della ripresa dell'economia dalla crisi del Covid-19, come testimonia l’arretramento del prezzo del petrolio su previsioni di un calo della domanda proprio a causa delle nuove restrizioni imposte in India (terzo maggiore importatore di greggio al mondo).

Ecco quindi che l’analisi grafica ci può venire in soccorso per cercare di anticipare le prossime mosse degli indici.

Per il momento il ribasso del Dax, indice che può essere scelto come barometro dell'atteggiamento generale del mercato nei confronti dell'azionario europeo, nonostante la recente flessione non ha inviato veri e propri segnali di cedimento: i prezzi si mantengono bene al di sopra del duplice supporto offerto in area 14650 dalla linea di tendenza disegnata dai minimi di fine ottobre e dalla media mobile esponenziale a 50 giorni. Solo se le quotazioni dovessero scendere al di sotto di quei livelli la flessione in atto dal top del 19 aprile perderebbe i connotati di una semplice fase di profit taking per assumere quelli di una inversione, o almeno di una correzione profonda, del rialzo degli ultimi mesi. Ad onore del vero, andando a scomodare la teoria delle onde di Elliott, un elemento che costringe a valutare lo scenario ribassista come non improbabile esiste.

Le oscillazioni dai minimi di fine ottobre sono infatti contenute in una sorta di cono dalla pendenza crescente, quella che secondo Elliott può essere un'onda terminale diagonale (ending diagonal), elemento che conclude una fase impulsiva (ovvero una sequenza, in questo caso rialzista, di 5 onde). La base di questa particolare onda 5 resta comunque la stessa trend line già menzionata, passante in area 14650, quindi solo discese sotto quei livelli si confermerebbero da temere. L'elemento aggiuntivo che apporta la teoria di Elliott è che se effettivamente il rialzo dai minimi di fine ottobre dovesse essere un'onda 5, allora la successiva fase di ripiegamento potrebbe essere decisamente estesa, fino ad interessare la base dell'onda 4 della sequenza, ovvero gli stessi minimi di ottobre 2020 in area 11450. Prima di arrivare a quei livelli comunque i prezzi dovrebbero vedersela con i supporti intermedi a 13500 e a 12500 punti. La tenuta di 14650 e la rottura di 15500 permetterebbero invece di tirare un sospiro di sollievo e di ipotizzare il raggiungimento di area 16500 almeno.

Anche nel caso dello studio grafico del Nasdaq Composite la teoria delle onde di Elliott può essere di aiuto per leggere la situazione: dopo il ribasso subito dai massimi del 16 febbraio a 14175 i prezzi sono scesi il 5 marzo a 12397 per poi rimbalzare nuovamente fino quasi sui massimi di febbraio. Questa oscillazione è compatibile con una delle tipologie di correzione teorizzate da Elliott, quella denominata "flat". Per il momento quindi esiste il rischio che tutto il movimento attivo da metà febbraio sia una fase correttiva ancora in via di sviluppo, alla quale mancherebbe tutta una gamba ribassista per concludersi. Discese al di sotto di 13487 e di 13325, base dei gap rispettivamente del 5 aprile e del 1° aprile, renderebbero di probabile realizzazione il proseguimento del ribasso verso i minimi di inizio marzo. In caso di violazione di quel supporto poi il ribasso potrebbe estendere ancora (le oscillazioni dal top di febbraio si dimostrerebbero un "doppio massimo" ribassista). La rottura del picco di febbraio a 14175 punti sarebbe invece un segnale in favore della ripresa del trend rialzista in atto dai minimi di marzo 2020, rialzo che si potrebbe porre come primo target i 15900/6000 punti.