La Bce conferma il suo impegno anche in futuro, i mercati ringraziano

La Bce conferma il suo impegno anche in futuro, i mercati ringraziano

La Bce nel comunicato sulla politica monetaria che ha seguito la riunione di giovedì ha confermato il livello attuale dei tassi principali allo 0,00%, 0,25% e -0,50% rispettivamente. Su questo fronte non ci sono state quindi novità apprezzabili, cosa che del resto i mercati si aspettavano, mentre qualche cambiamento, interessante, è stato fatto riguardo al tema dell’atteggiamento da tenere in futuro.

Il cambiamento principale è infatti giunto sul fronte delle indicazioni prospettiche, la forward guidance, che in pratica prevede ora tassi bassi per un periodo più lungo. La Bce ha evidenziato che manterrà i tassi sui livelli attuali (azzerati in pratica) o più bassi finché non vedrà l’inflazione convergere verso il 2% “molto prima dell’orizzonte temporale delle sue previsioni macroeconomiche” (ossia il 2023) e "in maniera durevole per il resto dell’orizzonte di proiezione" finché i progressi dell’inflazione di fondo (core) non siano tali da promettere lo stabilizzarsi dell’inflazione sul 2% nel medio periodo. In pratica la Bce ha deciso si sposare un atteggiamento nei confronti dell’inflazione simile a quello della Fed, con il target del 2% che non deve più essere inteso come un valore puntuale ma medio. La decisione sulla revisione della forward guidance non è stata presa all’unanimità ma a “schiacciante” maggioranza. 

La revisione della propria guida prospettica (forward guidance) sui tassi di interesse è stata fatta per sottolineare l’impegno a mantenere un orientamento di politica monetaria costantemente accomodante per raggiungere l’obiettivo di inflazione.

La presidente della Bce Christine Lagarde durante la conferenza stampa successiva all'incontro di politica monetaria della banca ha dichiarato che l'economia dell'Eurozona sta recuperando con forza, ma l'outlook continua a dipendere dal corso della pandemia e dai progressi delle vaccinazioni. L'attuale crescita attesa dell'inflazione è supposta essere ampiamente temporanea. Le pressioni sottostanti sui prezzi aumenteranno probabilmente con gradualità, ma lasciando l'inflazione nel medio termine ben al di sotto dell'obiettivo della Bce. La politica monetaria della Banca centrale, compresa la revisione della forward guidance, aiuterà l'economia a spostarsi su una ripresa solida e, da ultimo, a portare l'inflazione verso l'obiettivo del 2 per cento. In pratica la Bce ha confermato il suo approccio accomodante così come atteso dagli operatori.

L’inflazione è stata dell’1,9% a giugno. La Bce si attende che cresca ancora nei prossimi mesi e che fletta di nuovo il prossimo anno. La banca centrale ha spiegato che l’attuale incremento è in gran parte ascrivibile ai maggiori prezzi dell’energia, al confronto con i dati di un anno fa quando i prezzi del petrolio crollarono a seguito allo scoppio della pandemia e all’impatto della temporanea riduzione dell’Iva in Germania lo scorso anno. A inizio 2022 l’impatto di questi fattori dovrebbe svanire. Nel breve termine il significativo recupero dell’economia sta rivitalizzando le pressioni dell’inflazione core. Maggiore domanda e pressioni temporanee sui costi della supply chain spingeranno al rialzo i prezzi. Ma la debole crescita dei salari e il precedente apprezzamento dell’euro comportano che probabilmente le pressioni sui prezzi restino sottotono per qualche tempo.

La convinzione che i prezzi siano sotto controllo è il motivo per cui la Bce non solo ha confermato i tassi di interesse e gli acquisti dell’APP e del PEPP ma ha anche ribadito il nuovo obiettivo di un’inflazione “simmetrica” al 2% con la possibilità che transitoriamente questa stazioni al di sopra del target. Il quantitative easing noto come APP (Asset purchase programme) continuerà al ritmo di 20 miliardi di euro al mese. Il Piano di acquisto pandemico (PEPP) con una dotazione di 1.850 miliardi di euro sarà confermato fino alla fine del marzo 2022 e in ogni caso fino a quando non sia ritenuta conclusa la fase pandemica. Confermata l'intenzione di procedere con un ritmo di acquisti significativamente maggiore di quello dei primi mesi dell'anno. 

James Athey, gestore di Aberdeen Standard Investments, ha così commentato il meeting della Bce: “Non sorprende che la nuova ampia interpretazione del mandato della Bce assomigli in modo preoccupante a quella vecchia, ma abbellita da un grazioso fiocco. La dichiarazione è stata rielaborata in modo altamente semantico, ma la realtà è che la Bce continua a prevedere una mancanza di inflazione all'orizzonte della sua politica monetaria, eppure continua a proporre nuovi strumenti nel tentativo di chiudere questo gap. Il meglio che la Bce può fare è continuare a acquistare obbligazioni in quantità sufficiente a reprimere qualsiasi aspirante vigilante, sperando che in qualche modo la realtà strutturale cambi. La speranza non è una grande strategia. La reazione iniziale del mercato è stata caratterizzata da un senso di confusione su come gestire tutti questi nuovi termini. Le obbligazioni e gli spread hanno beneficiato dalla mancanza di qualsiasi indicazione che gli acquisti di asset possano ridursi ".

Dopo la riunione effettivamente si è notata una intonazione positiva per i titoli del debito sovrano europeo. Il rendimento del BTP decennale italiano è risultato in calo e quello del Bund tedesco è restato su livelli minimi, con l’effetto di uno spread in calo. Invariato anche lo yield dell’Oat francese mentre quello del Bono spagnolo ha ceduto qualche punto base.

Il rendimento del Bund a 10 anni è sceso in settimana su un supporto critico: i minimi del 20 luglio al -0,44% sono sul 61,8% di ritracciamento del rialzo dal minimo di novembre, in pratica su un crinale molto significativo. La tenuta di quel supporto potrebbe favorire l'avvio di una fase di rimbalzo rilevante, addirittura la fine della discesa vista dal massimo del 19 maggio. Segnali in questo senso verrebbero comunque solo al di sopra di area -0,31%, con successive resistenze a -0,25% e a -0,21%. La violazione di -0,44% non farebbe invece altro che confermare una situazione di ulteriore calo per il rendimento, con un obiettivo che si potrebbe estendere fino al minimo di novembre a -0,67% circa. Una ulteriore compressione dei rendimenti (e quindi un rialzo dei prezzi del Bund), implicherebbe il proseguimento della fase di crescente avversione al rischio negativa per le borse. Se i rendimenti riprendessero invece a salire potremmo trovarci in una situazione di maggiore propensione al rischio, quindi favorevole ad una rinnovata fase di espansione per l'azionario.