Banco BPM in rialzo dopo i dati trimestrali. Moltiply in movimento dopo l'offerta sui titoli propri
pubblicato:La banca guidata da Giuseppe Castagna avvia bene il 2026 e il percorso con Anima. Nei listini di Borsa Italiana il titolo è in fase di consolidamento, ecco i livelli da monitorare

Seduta al rialzo martedì per Banco BPM: il titolo ha guadagnato l'1,32% a 12,305 euro. I prezzi hanno oscillato tra 12,09 e 12,63 euro. Anche stamane durante i primi scambi prevalgono gli acquisti che portano i corsi a € 12,61 (+2,48%).
Banco BPM si trova oggi in una posizione molto particolare, quasi di equilibrio tra opportunità e prudenza. Da un lato, il gruppo ha tutte le caratteristiche per diventare uno dei protagonisti del consolidamento bancario italiano; dall’altro, il contesto resta complesso e richiede scelte molto attente, soprattutto sul timing delle operazioni.
Il messaggio che arriva dalle parole dell’amministratore delegato Giuseppe Castagna è piuttosto chiaro: la banca è pronta a cogliere opportunità di fusione e acquisizione, ma non ha alcuna intenzione di muoversi in modo affrettato.
Le opzioni più naturali restano quelle già note al mercato, come un possibile rafforzamento dei rapporti con Crédit Agricole, primo azionista, o un’operazione con Monte dei Paschi di Siena, di cui Banco BPM possiede una quota. Tuttavia, essere “opzioni naturali” non significa automaticamente che siano operazioni convenienti oggi.
E infatti il management sottolinea come sia fondamentale capire cosa sono disposte a fare le controparti e, soprattutto, se il momento sia quello giusto.
Questa prudenza è coerente con la posizione di forza della banca. Banco BPM non ha bisogno di fare operazioni per necessità, ma può permettersi di aspettare le condizioni migliori.
E questo cambia completamente la prospettiva: non è un potenziale target, ma un soggetto attivo che può scegliere quando e come muoversi.
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Banco BPM, il nuovo percorso con Anima
Nel frattempo, però, il gruppo sta cambiando pelle. I risultati del primo trimestre confermano un trend molto importante: la crescente centralità delle commissioni. Il dato record di 708 milioni, con oltre il 50% legato ai prodotti di investimento, segna un passaggio chiave. Significa che Banco BPM sta progressivamente riducendo la dipendenza dal margine di interesse, che infatti mostra una flessione rispetto all’anno precedente, e sta costruendo un modello più equilibrato, basato sulla gestione del risparmio e sui servizi. In questo senso, l’acquisizione di Anima non è stata solo un’operazione finanziaria, ma un vero e proprio tassello strategico. Le sinergie iniziano a vedersi e il contributo delle “fabbriche prodotto” diventa sempre più rilevante.
Non è un dettaglio: in un contesto in cui i tassi possono diventare più instabili e meno prevedibili, avere una base di ricavi da commissioni è un fattore di stabilità molto importante. A questo si aggiunge una struttura patrimoniale solida. Il CET1 ratio sopra il 13% garantisce un margine di sicurezza significativo e offre flessibilità nelle scelte future. Questo capitale può essere utilizzato in diversi modi: remunerare gli azionisti, come dimostra il dividendo confermato a 1 euro per azione, oppure sostenere eventuali operazioni straordinarie. Ed è proprio questa “opzionalità” che rende Banco BPM interessante agli occhi del mercato.
Un altro elemento da non sottovalutare è il miglioramento della qualità degli attivi. Il livello di crediti deteriorati è ormai molto basso, con un NPE ratio netto vicino all’1%, e il costo del rischio è ai minimi.
Questo significa che la banca entra in una fase potenzialmente più complessa del ciclo economico con un bilancio più pulito rispetto al passato. In altre parole, è più preparata ad affrontare eventuali shock. E qui entra in gioco il contesto macroeconomico. Il 2026 si sta configurando come un anno meno lineare rispetto al precedente.
Le tensioni geopolitiche, il rischio energetico e la possibile risalita dell’inflazione stanno modificando le aspettative sulla politica monetaria. Dopo una fase di allentamento, non è escluso che la Banca Centrale Europea possa tornare a un orientamento più restrittivo. Questo ha implicazioni dirette per il settore bancario.
Da un lato, tassi più alti possono sostenere il margine di interesse. Dall’altro, però, rischiano di pesare sulla crescita economica, sulla domanda di credito e sulla qualità degli attivi nel medio periodo. È questo equilibrio che le banche dovranno gestire nei prossimi trimestri.
Banco BPM, da questo punto di vista, sembra aver costruito una base abbastanza solida per affrontare questo scenario. I risultati sono in linea o leggermente superiori alle attese, le commissioni stanno sorprendendo positivamente e il capitale è più che adeguato.
Anche la capacità di confermare gli obiettivi di utile per il 2026, nonostante un contesto più complesso e una maggiore pressione fiscale sul settore, è un segnale di fiducia. In definitiva, Banco BPM oggi non è solo una banca che cresce, ma è una banca che si sta trasformando.
Sta passando da un modello tradizionale, fortemente legato ai tassi, a uno più diversificato e orientato ai servizi. Allo stesso tempo, si trova in una posizione privilegiata per partecipare al consolidamento del sistema bancario italiano, senza essere costretta a farlo. La variabile decisiva resta il contesto: l’evoluzione dei tassi, della crescita economica e delle dinamiche di mercato determinerà non solo i risultati operativi, ma anche le opportunità strategiche.
Per ora, la strategia appare chiara: restare flessibili, osservare e farsi trovare pronti. In un momento in cui tutto può cambiare rapidamente, è probabilmente l’approccio più efficace.
Banco BPM, fase di consolidamento dei prezzi
Banco BPM si trova in una fase tecnica molto interessante, che riflette perfettamente il momento di transizione che sta vivendo anche a livello fondamentale. Dopo il forte movimento rialzista che ha portato i prezzi a ridosso dei massimi in area 13–13,5 euro, il titolo ha rallentato, mostrando segnali di presa di profitto e una certa perdita di momentum nel breve periodo.
La comparsa di una candela di esaurimento sui massimi, il 16 aprile (uno shooting star) seguita da un movimento correttivo, è tipica di un mercato che ha corso molto e ha bisogno di consolidare. Non si tratta necessariamente di un segnale di inversione, ma piuttosto di una fase di pausa in cui il mercato “scarica” gli eccessi e valuta se ci sono le condizioni per ripartire.
In questo contesto, il livello chiave è chiaramente area 12 euro. Non è un numero casuale: coincide con il 61,8% di ritracciamento del rialzo partito dai minimi di marzo ed è quindi uno di quei livelli tecnici che spesso fanno da spartiacque tra una semplice correzione e qualcosa di più profondo. Il fatto che i prezzi stiano lavorando proprio attorno a questa soglia indica che il mercato è in equilibrio, in attesa di capire la direzione successiva.
Se questo supporto dovesse tenere, il movimento in atto verrebbe letto come una normale fase di consolidamento all’interno di un trend ancora costruttivo. In questo caso, una progressiva ricostruzione della forza potrebbe riportare i prezzi verso le prime resistenze di breve, in area 12,3–12,5 euro, e successivamente verso la zona dei massimi.
Un eventuale ritorno sopra 13 euro riaprirebbe scenari più ambiziosi, confermando la ripresa della tendenza rialzista.
Al contrario, una discesa sotto area 12 rappresenterebbe un segnale più delicato. La violazione di questo livello indebolirebbe la struttura di breve periodo e aprirebbe spazio a un movimento correttivo più ampio, con possibili estensioni verso area 11,5 e, in caso di ulteriore debolezza, verso la zona 10,8–11 euro, che rappresenta la base della fase laterale costruita negli ultimi mesi. In sostanza, il titolo si trova in una zona di equilibrio molto chiara: sopra 12 mantiene un’impostazione costruttiva, sotto quel livello il quadro inizierebbe a deteriorarsi.
È una fase in cui il mercato non sta dando segnali direzionali forti, ma sta piuttosto aspettando nuovi elementi per prendere posizione. Ed è proprio qui che l’analisi tecnica si intreccia con il contesto macro e fondamentale. Le aspettative sui tassi, il tema del consolidamento bancario e l’evoluzione dello scenario economico giocheranno un ruolo decisivo nel determinare la prossima direzione. Il grafico, per ora, suggerisce che la fiducia non è venuta meno, ma che serve un catalizzatore per tornare a spingere con decisione al rialzo.
Moltiply Group, i risultati dell'offerta parziale sui titoli propri
Seduta movimentata quella di ieri per Moltiply Group, salito
nell'intraday fino a quota 36,95 prima di attestarsi in chiusura a 35,60 euro.
Il titolo ha comunque guadagnato il 4% dopo aver reso noto lunedì i risultati provvisori dell'offerta pubblica di acquisto volontaria parziale sullo 0,57% del capitale a 35 euro per azione (valore
incrementato dal precedente, pari a 33,00 euro).
Le azioni portate in adesione sono state pari allo 0,95% del capitale, circostanza che ha fatto attestare il Coefficiente provvisorio di Riparto al 60,11%.
Tra le altre notizie da segnalare che a metà aprile Moltiply, tramite la controllata Mavriq, ha acquisito il 20% di Switcho che era ancora in mano ai soci fondatori del servizio digitale per l'analisi delle spese su luce, gas e telefonia, salendo quindi al 100%. L'acquisizione della quota residua è avvenuta con un anno di anticipo rispetto al previsto.
Nel 2025 Switcho ha quasi raggiunto i 12 milioni di euro di EBITDA, più del doppio del 2024.
Moltiply, serve il superamento di quota € 36,5
Graficamente oltre 36,50 il titolo invierebbe un primo segnale concreto di continuità per il rimbalzo partito dai bottom di marzo, segnale che potrebbe anticipare il ritorno in area 38,50 e poi il test a 40,00/40,50 euro, area di resistenza critica nello scenario di medio lungo periodo.
Sul fronte dei supporti invece sarebbe la violazione di quello a 33,50
ad introdurre una correzione più corposa verso quota 31,00, più in basso spazio per un nuovo test dei citati minimi di marzo in area 29,00.