Borsa Italiana in calo, vendite sul risparmio gestito, bene le utility
pubblicato:La seduta odierna si chiude con una prevalenza delle vendite sui mercati azionari italiani ed europei nel contesto di una Wall Street contrastata.
La giornata si è aperta con dati dell'inflazione cinese di gennaio (0,2% a/a la complessiva e -1,4% i prezzi alla produzione), che fanno temere ancora di più per la competitività delle imprese europee.
A dicembre la produzione industriale italiana è cresciuta del 3,2% a/a, ma il saldo dell'intero 2025 mostra un calo dello 0,2%
Fondamentale nel pomeriggio la pubblicazione delle buste paga del settore non agricolo USA di gennaio: 130 mila nuovi posti (nonfarm payroll) che hanno sbaragliato le attese degli operatori e inviato un segnale di fiducia sull'economia a stelle e strisce.
Nel frattempo prosegue il dibattito sulla competitività europea in attesa del pre-meeting di domani del Consiglio Europeo voluto da Germania e Italia e delle pressioni di Parigi per il ricorso al debito comune per il finanziamento di investimenti in intelligenza artificiale e difesa.
Sono contrastati in queste ore gli indici azionari americani: S&P 500 +0,08%; NASDAQ -0,32%; Dow Jones +0,06%.
Chiudono in calo i maggiori mercati azionari europei: EURO STOXX 50 -0,11%; Londra (FTSE 100) +1,09%; Francoforte (DAX) -0,44%; Parigi (CAC 40) -0,18%; Madrid (IBEX 35) -0,5%.
Anche a Milano prevalgono le vendite: FTSE MIB -0,62%, FTSE Italia All-Share -0,69%, FTSE Italia Mid Cap -1,03%, FTSE Italia STAR -1,65%.
Euro in calo sul dollaro: EUR/USD segna 1,1879 (-0,13%) nel contesto di una seduta che vede un forte riapprezzamento dello yen sulle altre maggiori valute.
Poco mossi al termine i titoli di Stato europei: il rendimento del BTP decennale si attesta al 3,40%, lo spread sul Bund si pone a 61 pbs (dati MTS).
La seduta si conferma molto difficile per il risparmio gestito: il settore è penalizzato dal debutto ieri dello strumento AI della piattaforma tech Altruist dedicato alla pianificazione dei piani fiscali. Il mercato teme che anche il comparto della gestione del denaro possa subire conseguenze negative dall'avvento di servizi AI avanzati dopo quello delle più generiche software house.
A Milano in profondo rosso Azimut Holding (-4,49%), Banca Mediolanum (-9,57%) e Fineco (-9,05% a 20,11 euro), che non trae vantaggio dalla decisione di Morgan Stanley di alzare il prezzo obiettivo del titolo da 25,00 a 25,50 euro dopo la recente pubblicazione dei risultati.
In profondo rosso in chiusura anche Banca Generali (-7,59%), che oggi pubblicato i dati del 2025 che si è concluso con un utile netto ricorrente di 362,5 milioni di euro in crescita del 7% e masse al nuovo massimo storico di 113,5 miliardi (+9%): prevale anche in questo caso il cattivo newsflow del settore.
Forti vendite in questo contesto colpiscono (e non solo in Italia) anche il settore del credito con il Ftse Italia Banche in flessione del 2,86% Male in particolare Mediobanca (-3,4%), Banca MPS (-3,17%) e Unicredit (-2,56%). Da segnalare oggi anche la pubblicazione dei risultati della tedesca Commerzbank (-2,01%), che chiude il 2025 con un utile in calo dell'1,9% a 2,625 miliardi, e come noto ha il suo maggiore azionista in Unicredit: l'ad Bettina Orlopp ha però minimizzato le pressioni dalla banca italiana.
Continua invece a correre dopo i dati Ferrari (+4,03% a 322,8 euro): tra gli altri, Deutsche Bank ha alzato il prezzo obiettivo da 450 a 460 euro (buy), Jefferies ha migliorato il target price da 300 a 310 euro e Bank of America da 360 a 375 euro.
Affonda di nuovo Nexi (-4,17% a 3,33 euro), che aggiorna il minimo storico a 3,328 euro. Il 13 gennaio Mercury UK Holdco LTD ha pressoché azzerato la partecipazione dal 3,01% allo 0,011%. Il 23 gennaio il gruppo ha annunciato la nomina di Piergiorgio Pedron (proveniente da Diasorin) a CFO (direttore finanziario) a valere dal 1° aprile. Oggi pesa sul titolo anche la decisione di UBS di tagliare il prezzo obiettivo da 8 a 7 euro.
Seduta in netto calo anche per BFF Bank (-9,31%) che chiude il 2025 con utile netto in calo del 67% a/a a 70,2 milioni di euro, ma a 151,7 milioni +6% a/a su base rettificata per tener conto della correzione del bilancio 2024 e conseguente riduzione del patrimonio netto. Il cda ha proposto di non assegnare il dividendo 2025 e "capitalizzare l'intero utile netto del periodo eccedente la soglia del 13% del CET1 ratio, al fine di consolidare pienamente l'azione di de-risking annunciata e massimizzare il valore futuro per gli azionisti", in attesa Piano Strategico che sarà presentato nel secondo semestre.
Riprende a salire il petrolio greggio: il Brent segna un rialzo dell'1,46% a 70,05 dollari al barile in un contesto geopolitico ancora carico di incertezze e influenzato, tra l'altro, dai difficili negoziati Usa-Iran.
A testimoniare il persistere di diverse incertezze contribuisce anche il riapprezzamento dell'oro che torna a 5.074 dollari l'oncia (+1,31%).
Continuano a perdere quota le criptovalute con il Bitcoin ormai a 66.056 dollari (-4,55%) e l'Ethereum a 1.916,31 dollari (-5,22%).