Torna il BTP Valore, cosa guardare nel nuovo titolo di Stato italiano
pubblicato:Sesta emissione dei bond rivolti ai piccoli risparmiatori in collocamento dal 2 al 6 marzo 2026. Premio extra allo 0,8%, rendimenti minimi garantiti dal 27 febbraio. Titoli a 6 anni. Cosa guardare, cosa aspettarsi

Nuovo BTP Valore in arrivo per i risparmiatori italiani. Il titolo di Stato dedicato alle famiglie è alla sua sesta edizione e questa volta avrà durata a 6 anni, cedole crescenti di biennio in biennio, premio finale aggiuntivo dello 0,8% Il lotto minimo è sempre a quota € 1.000.
A guardarla dal punto di vista del Tesoro (in ultima analisi il gestore di debito pubblico, calendario e caratteristiche delle emissioni), dopo il record assoluto dell’ultimo BTP a 15 anni che su un’offerta di 14 miliardi di euro ha registrato una domanda da 157 miliardi di euro e collocato i titoli per l’83% all’estero, questa volta potrebbe essere l’occasione di un riequilibrio.
D’altronde l’accento sul possesso domestico del debito pubblico italiano e l’appello al risparmio delle famiglie con emissioni controllate e relativamente sicure è senza dubbio una delle direttive fiscali più pregnanti di questo esecutivo.
Ma torniamo al BTP Valore e parliamo di date.
BTP Valore, quando? Ecco il calendario
Il nuovo BTP Valore a 6 anni andrà in collocamento da lunedì 2 marzo 2026 a venerdì 6 marzo, per quest’ultimo giorno fino alle ore 13:00.
Acquistare i titoli di Stato al collocamento presenta una serie di vantaggi importanti:
- Azzera le commissioni, quindi permette, a fronte di un investimento di € 1.000 per esempio, di ottenere in portafoglio un valore nominale di € 1.000, senza quindi commissioni di ingresso o altre fee che si pagano in altre operazioni di compravendita
- Attiva il percorso per l’ottenimento del premio finale aggiuntivo dello 0,8% di rendimento in più riservato appunto a coloro che detengono i titoli dal collocamento alla scadenza. Parliamo di una quota di rendimento aggiuntivo di quasi un punto percentuale, quindi niente affatto trascurabile nella valutazione finale della performance di questo strumento finanziario
Altra data da tenere a mente è quella del 27 febbraio 2026. Si tratta del venerdì immediatamente precedente dell’avvio del collocamento ed è il giorno in cui saranno diffusi i rendimenti minimi garantiti dal nuovo BTP Valore, per i primi due anni, quindi per i successivi due anni e per gli ultimi due della vita del prodotto (schema 2+2+2).
A quel punto l’investitore potrà fare una prima importante valutazione sul rendimento minimo garantito dall’eventuale investimento in questi BTP Valore.
Al termine del collocamento i rendimenti minimi garantiti potrebbero essere rivisti al rialzo, la soglia minima fissata resterà comunque immutabile.
Da sottolineare che questo titolo ambisce a garantire pagamenti costanti ai suoi sottoscrittori con un flusso di cedole trimestrali. Ogni rendimento annuale fornito – come nel seguito – andrà quindi diviso per quattro per calcolare il rendimento della singola cedola (se per esempio avessimo un rendimento annuale del 2,45%, le cedole trimestrali sarebbero ciascuna dello 0,6125%).
Cinque grandi gruppi bancari italiani accompagnano questi titoli sul Mercato Telematico delle Obbligazioni e titoli di Stato di Borsa Italiana (il MOT): i dealer Intesa, Unicredit e Banco BPM e i co-dealer Banca MPS e Iccrea Banca.
BTP Valore: cosa aspettarsi dai rendimenti?
Per valutare i rendimenti minimi del BTP Valore in pubblicazione alla fine di questo mese (tenendo eventualmente in considerazione anche lo 0,8% del rendimento extra), bisognerà naturalmente guardare al mercato.
Che rendimento offrono attualmente i titoli di Stato italiani in scadenza a 6 anni?
Rileviamo tra i titoli in scadenza al 15 agosto 2031 e quelli al 1° dicembre 2032 (la nuova emissione sarà orientativamente un marzo 2032) un rendimento medio del 2,46%. Questo potrebbe essere considerato il benchmark di un panel di emissioni che spazia da un rendimento minimo del 2,13% a uno massimo del 2,75% e varia naturalmente con le contrattazioni sui titoli e con il procedere delle contrattazioni.
BTP Valore, i soliti vantaggi da non trascurare
Anche questa nuova tranche di BTP Valore ripropone naturalmente i vantaggi tipici di questo genere di titoli:
- Tassazione di vantaggio al 12,5% tipica dei titoli di Stato (non solo italiani), sia per le cedole, che per le eventuali plusvalenze o minusvalenze derivanti dalla compravendita dei titoli sul mercato. Rispetto alla tassazione generale degli strumenti finanziari al 26% è un vantaggio molto importante per la valutazione del rendimento netto dell’investimento.
- Esenzione dalle imposte di successione
- Esenzione fino a 50.000 euro dal calcolo dell’Isee. Per fini fiscali un portafoglio di titoli di Stato (o anche di libretti di risparmio postale) viene esentato dalla rilevazione dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente fino a 50.000 euro, una franchigia che si può rivelare importante nel bilancio complessivo di una famiglia.
- Garanzia del capitale a scadenza. Come tutti i titoli di Stato italiano, a meno dell’evento estremamente improbabile di un default della Repubblica (ossia della sua incapacità a onorare gli interessi sul debito emesso), questi titoli garantiscano a scadenza il capitale nominale sottoscritto previo pagamento alle scadenze previste delle cedole dovute.
Sono tutte caratteristiche da valutare anche nell’eventuale confronto con altre forme di investimento.
Fatti i dovuti distinguo, un paragone frequente è quello con i Conti Deposito.
Per questi ultimi bisognerà tenere in considerazione un numero di altre variabili, dai costi di gestione del conto a eventuali fee di ingresso/uscita, al vincolo eventuale delle somme depositate.
Un rapido sguardo ai comparatori sulla scadenza un po’ più lusinghiera dei 60 mesi (5 anni) ci fornisce dei conti al 3% su eToro, Contoyes, Banca Ifis e Mediocredito Trentino Alto Adige. Spunta anche un 3,5% per un conto vincolato a 60 mesi di Cherry Bank.
Il risparmiatore dovrà fare le proprie valutazioni anche sul profilo di rischio diverso tra una banca e uno Stato sovrano.
BTP, curiosità spicciole
I risparmiatori che ricordino i rendimenti di oltre il 4% di pochi anni fa (o magari abbiano in portafoglio titoli con questi rendimenti) dovranno inevitabilmente tenere conto del ciclo della politica monetaria della BCE che ha tagliato il tasso di interesse (quello sulle operazioni di rifinanziamento principali) per ben 8 volte dal 4,25% del giugno 2024 al 2,15% attuale. Ogni titolo obbligazionario (fixed-income) deve in primis confrontarsi con questo contesto.
La valutazione del rendimento di un titolo di Stato va inoltre confrontata con l’inflazione: in Italia gli ultimi dati provvisori dell’Istat su gennaio 2026 indicano un Indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi del +1,0% su base annua.
Per ottenere il rendimento reale del proprio investimento (al netto quindi della svalutazione inflattiva dei prezzi), bisognerà quindi sottrarre attualmente un punto percentuale dal rendimento lordo dell’investimento. Vale per i salari, vale per i titoli di Stato.
A fine dicembre 2025 il debito pubblico italiano era pari al 136,2% del Prodotto interno lordo italiano.
A novembre 2025 il debito pubblico totale italiano era di circa 3.124 miliardi di euro.
Circa 2.643 miliardi di euro erano titoli di Stato in circolazione (esistono anche altre forme di debito pubblico ovviamente).
La vita media di questi titoli era di 6,92 anni (purtroppo non allungata a sufficienza negli anni dei tassi a zero).
Il rendimento medio delle emissioni (dalle più brevi alle più lunghe) nel gennaio 2026 era del 2,73%.
Fra i titoli in circolazioni i BTP generici giocano la parte del leone con il 71% delle emissioni, seguiti dall’8% del BTP€i (il BTP che contrasta l’inflazione), dal 5% dei BOT (i titoli a breve scadenza), dal 4% del BTP Valore.
Lo stringente calendario delle emissioni da rifinanziare indica che dal gennaio al dicembre 2026 andranno in scadenza titoli di Stato per 388,17 miliardi di euro.
Negli anni è cresciuta la quota di debito pubblico in mano a famiglie e imprese italiane: una recente ricerca del sindacato bancario Fabi calcolava ad agosto 2025 che il 14,4% del debito pubblico in titoli era in mano a queste due categorie di investitori (quasi il doppio del 7,9% del 2021). Ad esso si aggiungeva un 20% delle banche italiane.
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