MPS annuncia un dividendo da € 8,6 (dividend yield al 10%)
pubblicato:Con i conti in crescita del 2025 il gruppo conferma gli obiettivi di sinergie da 700 milioni di euro dall'integrazione con Mediobanca. Per i dettagli però bisognerà aspettare il piano del 27 febbraio. Debole l'azione a Piazza Affari

Gli interrogativi più importanti sul prossimo futuro di MPS e Mediobanca sono rinviati all’approvazione definitiva del Piano di Integrazione richiesto dalla BCE in calendario per il prossimo 26 febbraio 2026.
A partire dal nuovo assetto del gruppo. MPS dovrà insomma prendere posizione e decidere se vuole integrare totalmente il gruppo Mediobanca comprandone le minority e passando per un delisting o se può rimanere con l’attuale quota bulgara che comunque le consente di consolidare i conti di Piazzetta Cuccia e di varare una fusione tramite un’assemblea straordinaria dove avrebbe ben più dei due terzi del capitale richiesti (attualmente ha già l’86,34% di Mediobanca).
Dopo il via libera dell'assemblea alle nuove regole sulla lista del cda, i conti di oggi e il piano del 26 febbraio, l'agenda prevederà il 15 aprile l'assemblea per l'approvazione del bilancio e il rinnovo del consiglio di amministrazione (ma entro il 5 marzo la lista del cda a 20 nomi dovrà essere depositata). Il calendario del Monte si conferma insomma molto fitto.
MPS, risultati in crescita nel 2025, ma le manovre su Mediobanca complicano le valutazioni
Oggi MPS ha presentato i dati del 2025 che già consolidano i numeri di Mediobanca del quarto trimestre, ma per una corretta valutazione ha presentato le performance standalone dei Piazzetta Salimbeni. MPS da sola chiude l’esercizio con ricavi in crescita dell’1% a 4,07 miliardi di euro e bilancia così un calo del margine d’interesse del 7,4% a 2,18 miliardi di euro con commissioni in crescita dell’8,2% a 1,58 mld. L’utile per la capogruppo balza del 41% a 2,75 miliardi.
Sono numeri che contano fino a un certo punto: Mediobanca aggiungerebbe 472 milioni di margine d’interesse, 206 milioni di commissioni e 190 milioni di gestione finanziaria, al risultato operativo ‘senese’ di 1,86 miliardi si sommerebbero 391 milioni di euro.
A fine 2025 l’utile consolidato per la capogruppo si porterebbe a 3,03 miliardi di euro circa, sempre ante PPA (Purchase Price Allocation pari a -321 milioni di euro).
Banca MPS, dal tema dei banker alle risorse per i dividendi
Sommare riga per riga i perimetri rischia però di essere un esercizio parziale e pericoloso e non mette in luce alcune dinamiche attenzionate dagli investitori come il calo dei flussi del wealth management per l’uscita dei banker di Mediobanca e l’andamento dell’advisory della divisione CIB di Piazzetta Cuccia che i conti milanesi appena usciti denunciano.
Sul tema però l’amministratore delegato di MPS Luigi Lovaglio ha detto oggi che è già in essere una stabilizzazione con l’intervento dei manager.
A fine 2025 il CET 1 ratio, il rapporto tra capitale primario e impieghi ponderati per il rischio che rappresenta uno dei più importanti parametri di patrimonializzazione, è sceso per MPS dal 18,2% al 16,2% (fully loaded, senza l’utile d’esercizio): si tratta del serbatoio, del capitale in eccesso ai requisiti minimi chiesti dalla Bce e da Basilea, dal quale partono dividendi ed eventuali buyback.
A domanda specifica il management oggi ha risposto che, anche tenendo in considerazione i costi di integrazione una tantum stimabili in 500 milioni di euro lordi e 350 milioni di euro netti, il capital ratio dovrebbe rimanere nell’intorno del 16%
Si tratta di una discriminante fondamentale perché uno degli annunci più rilevanti di oggi è stato quello di un dividendo per il 2025 di ben € 0,86 per azione, ossia della distribuzione in contante agli azionisti di 2,613 miliardi di euro, con un dividend yield, un rendimento del dividendo del 10% che si pone ai vertici di tutto il sistema bancario.
Servirà come sempre un via libera della BCE sulla gestione del capitale e i dividendi, ma la prospettiva è questa.
Per dettagli rilevanti sull’operazione con Mediobanca, per esempio sull’allocazione del costo di acquisto, bisognerà aspettare il 27 febbraio, quando il piano approvato il giorno prima sarà presentato al mercato.
Alcune rilevanti precisazioni sono giunte però: per esempio sul fronte delle commissioni i numeri di Mediobanca nel rientrare nel consolidato di MPS migliorano, perché c’è stata una revisione di alcuni costi, per esempio, e perché si dovranno contabilizzare in maniera diversa le commissioni che oggi MPS paga a Compass (circa una decina di milioni).
Di Mediobanca si vogliono chiaramente sfruttare, come da piano, l’eccellenza nel private banking di alto livello e nel corporate & investment banking.
In merito all’obiettivo confermato di 700 milioni di euro di sinergie previste, Lovaglio ha precisato che chiaramente il massimo livello di sinergie si avrà con l’integrazione completa, ma che già da subito alcune sinergie si stanno realizzando, questo obiettivo è comunque confermato. In ogni caso Lovaglio intende raggiungere il pieno obiettivo operativo con Mediobanca entro la fine di quest’anno 2026.
In queste ore a Piazza Affari il titolo di MPS segna un calo dell’1,67% a 8,94 euro dopo un primo affondo a 8,707, ma anche un successivo allungo fino a 9,03 euro. L’azione rimane nelle vie laterali dell’ultimo mese e mezzo, in attesa forse del piano del prossimo 27 febbraio.
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