Unicredit in rally dopo i risultati e la nuova guidance

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
6 min

Il CEO Orcel annuncia il nuovo piano "Unicredit Unlimited" che vuole distribuire 50 miliardi di euro in 5 anni e punta a utili da 13 miliardi nel 2028. L'M&A? Solo se in linea con i nostri parametri, già da soli facciamo molto bene

Unicredit in rally dopo i risultati e la nuova guidance

Unicredit celebra stamane a Piazza Affari il ventesimo trimestre consecutivo di crescita redditizia, quindi il quinto anno di sviluppo, con un allungo dei prezzi a 78,9 euro su livelli che non si vedevano dalla fine del 2009. L’azione in questo momento segna un rialzo del 6,64% a 78,85 euro e conferma una prima accoglienza molto positiva dei mercati ai risultati del quarto trimestre 2025 e dell’intero esercizio. Il ventesimo trimestre consecutivo di crescita non sembra individuare un lasso di tempo a caso, ma scandisce quinto anno della guida del CEO Andrea Orcel identificato dal cda per il ruolo di amministratore delegato proprio a fine gennaio 2021.

Un quarto trimestre da record chiude il nostro miglior anno di sempre”, recita la presentazione di oggi e sottolinea il successo del piano industriale Unicredit Unlocked che proprio nel 2025 ha registrato il suo termine. Come è andata?

Unicredit, i risultati del 2025 e dell'ultimo trimestre

Il 2025 vede i ricavi di Unicredit in calo dell’1,3% a 24,53 miliardi (consensus raccolto dalla banca a € 24,81 mld) con un balzo di commissioni e risultato netto della gestione assicurativa a 8,69 miliardi (+5,6%, vs. cons. € 8,68 mld) che in parte bilancia il calo del margine d’interesse a 13,73 mld (-4,3%, vs. consensus a € 13,66 mld). Il gruppo ha posto l’accento proprio sul superamento delle proprie attese sul margine d’interesse (in calo, ma più resiliente del previsto), su commissioni con risultato assicurativo, sui costi (€ 9,44 mld nell’esercizio, +0,4%, vs. cons. € 9,45 mld)

L’utile netto del gruppo a 10,579 mld è balzato del 13,6% sul risultato del 2024 (cons. 10,458 mld), nonostante – rivendica ancora la banca di Piazza Gae Aulenti – l’assorbimento di 1,4 miliardi di euro di poste straordinarie (in proventi da negoziazione e oneri di integrazione).

Risultati da record che si traducono nel calcolo di 9,5 miliardi di euro di distribuzione agli azionisti a valere sui risultati 2025.
Di questi 4,75 mld sono dividendi, ovvero il payout del 50% dell’utile considerato al netto delle poste straordinarie collegate alla rivalutazione delle jv assicurative e al badwill derivante dal consolidamento a patrimonio netto delle quote in Commerzbank.
Di questi 2,2 miliardi sono già stati pagati con l’acconto di novembre e ne rimangono quindi 2,55 miliardi di euro che si tradurranno in € 1,7205 per azione che andranno in stacco il 20 aprile con pagamento il 22, previa assemblea degli azionisti del 31 marzo 2026.
La cedola cash complessiva del 2025 quindi dovrebbe attestarsi a € 3,1487 considerando l’acconto da 1,4282 già versato.

Nel quarto trimestre Unicredit ha registrato ricavi in calo del 5,3% a € 5,687 mld (cons. € 5,96 mld), margine d’interesse in flessione del 6% a 3,43 mld (ma cons. € 3,357 mld), commissioni e risultato netto assicurativo a € 2,14 mld (+8,1%, cons. € 2,134 mld).
L’utile netto del gruppo trimestrale è balzato del 17,2% a 1,833 miliardi (-30,3% sul trimestre precedente, consensus € 1,75). L’utile netto contabile da 2,167 miliardi (+10%) ha battuto il consensus posto a 1,988 mld.

A fine periodo il gruppo Unicredit sottolinea un CET 1 ratio del 14,7% (14,8% pro-forma netto consolidamento di Alpha e il Danish Compromise nel 3Q26) in calo rispetto al 15,9% del 2024 dopo una generazione organica di capitale da ben 382 punti base e distribuzioni calcolate in 362 punti base tra dividendi in contanti e buyback (che coprono il 50% rimanente della distribuzione di cui sopra).
Pesano sul ratio del capitale primario 54 punti base di investimenti in equity e relativi hedge e 103 punti base legati alla regolamentazione, mentre danno un apporto positivo per 26 punti base le altre poste (tra le quali però -11 bps per il contributo bancario al bilancio pubblico).

Unicredit, migliora la guidance e batte le attese

Una parte fondamentale della narrazione di oggi è stata però ovviamente la view sul futuro, soprattutto a seguito del miglioramento della guidance da parte dell’istituto di credito.

In quest’anno 2026 Unicredit si attende ricavi oltre i 25 miliardi di euro (consensus € 25,54 mld), con un utile operativo netto oltre i 15,8 miliardi (cons. € 15,29 mld) e un utile netto di circa 11 miliardi di euro e un Rote oltre il 20% (19,2% nel 2025, ma 12,1% nel quarto trimestre).

Nel 2028 ricavi, utile operativo e utile netto dovrebbero raggiungere rispettivamente euro 27,5 miliardi, oltre € 18 mld e circa 13 miliardi di euro, con una crescita media annua (CAGR) quindi del 5%, dell’8% e del 7% rispettivamente.
Contemporaneamente nel periodo utile per azione e dividendo per azione dovrebbero crescere a doppia cifra.

In particolare, ancora una volta viene ribadita la distribuzione di valore ai soci come architettura della proposta di valore del gruppo: nei prossimi 3 anni Unicredit punta a distribuire 30 miliardi di euro di valore agli azionisti e punta a portare a 50 miliardi la distribuzione nei prossimi 5 anni (fino al 2030).

Una parte essenziale di questi piani sarà la generazione organica di capitale che dovrebbe almeno eguagliare l’80% dell’utile netto in arco piano.

Si scandisce così il passaggio dal piano “Unicredit unlocked” al nuovo “Unicredit unlimited” che punterà ad accrescere lo sviluppo redditizio del gruppo, guadagnando quote di mercato e ulteriore business dall’attuale base clienti, con un nuovo slancio commerciale che dovrebbe fare leva anche su una maggiore connessione tra fabbriche prodotto e reti distributive, dalla IA e dalla tecnologie che riprogetteranno ancora l’impronta operativa del gruppo, anche con una massiccia riarticolazione delle competenze del personale, che resta alla base del valore del gruppo.

Secondo gli analisti di Equita ed Akros è una guidance migliore delle attese e anche Intermonte ritiene che i target al 2028 abbiano battuto il consensus.

Unicredit, fusioni e acquisizioni dopo le manovre di Banco BPM e Commerzbank?

Chiaramente in sede di presentazione dei risultati gli analisti hanno chiesto a Unicredit come intendesse procedere sul fronte dell’M&A dopo gli interventi su Banco BPM e Commerzbank e nel contesto del consolidamento dell’asse che parte da Banca MPS e passando per Mediobanca porta a Generali, dove Unicredit ha adesso il 6,68% del capitale ed è quindi terzo azionista dopo MPS e Delfin (la holding dei Del Vecchio e di EssilorLuxottica).

La banca ha affermato un approccio standalone per il periodo al 2028, quindi una focalizzazione sulla crescita organica che sarà arricchita da operazioni di M&A solo qualora queste fossero coerenti con le metriche di redditività e patrimonializzazione dell’istituto.

L’idea che servano banche più grandi per finanziare la crescita e la trasformazione, anche alla luce delle opportunità dell’AI, rimane; ma la soddisfazione del criterio di un’aggiunta di valore per gli azionisti di Unicredit resterà discriminante.

Quanto a Generali che è a questo punto un partner industriale, chiaramente i confronti sono frequenti, ma non è niente di più di un confronto tra partner.

Comments

Loading comments...