Borse mondiali sui supporti decisivi: Europa già debole, Giappone e Wall Street al test della tenuta

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
7 min

L’S&P 500 perde la media a 50 giorni e rischia di completare un doppio massimo in area 7.800: la conferma arriverebbe sotto 7.550-7.590 punti

Borse mondiali sui supporti decisivi: Europa già debole, Giappone e Wall Street al test della tenuta

La correzione dei mercati azionari sta assumendo una dimensione globale, ma i quattro principali indici analizzati non presentano ancora lo stesso grado di deterioramento.

L’Europa è tecnicamente più debole: Eurostoxx 50 e FTSE MIB sono già scesi sotto la media mobile esponenziale a 200 giorni.

Il Nikkei 225 sta invece testando contemporaneamente la propria media a 200 giorni e la base del canale rialzista di lungo periodo, senza averle ancora violate.

L’S&P 500 rimane sopra la media a 100 giorni, ma è sceso sotto quella a 50 e mostra il rischio di un doppio massimo.

La situazione può quindi essere riassunta così:

  • •

    Eurostoxx 50: rottura ribassista già avvenuta;

  • •

    FTSE MIB: rottura della media a 200 giorni e arrivo sulla base del canale;

  • •

    Nikkei 225: test decisivo, ma supporti ancora intatti;

  • •

    S&P 500: deterioramento di breve periodo, senza una completa inversione del trend principale.

Eurostoxx 50: persa la media a 200 giorni

L’Eurostoxx 50 CFD tratta in area 6.055 punti, sotto la media mobile esponenziale a 200 giorni, passante intorno a 6.107.

È stato violato anche il 38,2% di ritracciamento del rialzo sviluppato dai minimi di marzo, collocato a circa 6.128 punti.

La perdita simultanea dei due livelli rappresenta un segnale tecnico significativo e conferma il deterioramento già anticipato dalla sequenza di massimi e minimi decrescenti iniziata dopo il top estivo a 6.587.

La prima area obiettivo si trova tra 5.985 e 6.000 punti, dove convergono:

  • •

    il 50% di ritracciamento;

  • •

    la soglia psicologica dei 6.000 punti;

  • •

    la parte inferiore del canale rialzista di lungo periodo.

Questa convergenza potrebbe favorire una reazione tecnica. Una violazione confermata di area 5.985 aprirebbe però spazio verso 5.845 punti, corrispondenti al 61,8% di ritracciamento.

Sotto questa soglia il rischio aumenterebbe ulteriormente, con possibili estensioni verso 5.640 e successivamente verso i minimi di marzo in area 5.386.

Per ridurre la pressione ribassista servirebbe un rapido ritorno sopra 6.105-6.130 punti. Soltanto il recupero di 6.200-6.240, dove transita anche la media a 100 giorni, migliorerebbe in modo più convincente il quadro.

FTSE MIB future: ultimo appello sulla base del canale

Il FTSE MIB future è sceso in area 47.900 punti, nettamente sotto la media esponenziale a 200 giorni, ora passante intorno a 49.180.

Il contratto ha perso anche il 38,2% di ritracciamento, collocato a 49.126 punti, e si sta avvicinando al successivo riferimento di Fibonacci: il 50% a 47.555 punti.

La particolarità del quadro italiano è che proprio nell’area 47.500-47.700 transita anche la base del grande canale rialzista in forza dai minimi dell’aprile 2025. Si tratta quindi di un supporto molto più importante del semplice livello numerico.

La sua tenuta permetterebbe di interpretare il movimento ancora come una correzione profonda all’interno del trend rialzista di lungo periodo.

Potrebbe inoltre favorire un rimbalzo verso 49.100-49.200, fascia che ora rappresenta una forte resistenza perché comprende il precedente supporto e la media a 200 giorni.

Una chiusura netta sotto 47.500 punti cambierebbe invece lo scenario. Verrebbero violati contemporaneamente il 50% di ritracciamento e la base del canale crescente, con il rischio di una discesa verso:

  • •

    46.000 punti, area del 61,8%;

  • •

    43.750 punti, corrispondenti al 78,6%;

  • •

    40.900 punti, origine dell’intero rialzo primaverile, in uno scenario molto più estremo.

Il FTSE MIB si trova quindi davanti a un autentico spartiacque: la media a 200 giorni è già stata persa, ma il canale di lungo periodo non ancora.

Nikkei 225: il supporto per ora resiste

Il quadro del Nikkei 225 CFD è meno deteriorato. L’indice è sceso rapidamente dai massimi di ottobre, ma si trova ancora appoggiato alla base del canale rialzista di lungo periodo.

Nella stessa zona transita anche la media mobile esponenziale a 200 giorni. La convergenza dei due riferimenti rende l’area compresa indicativamente tra 61.500 e 62.300 punti un supporto decisivo.

Per il momento la fascia sta tenendo e il Nikkei sta tentando una stabilizzazione. Finché questa struttura rimarrà intatta, sarà possibile interpretare la discesa come una correzione all’interno del trend ascendente iniziato nella primavera del 2025.

La perdita confermata della base del canale e della media a 200 giorni produrrebbe però un segnale molto diverso. In quel caso aumenterebbe il rischio di una discesa verso 60.500-60.000 punti, seguita eventualmente dall’area 57.500-58.000.

Sul lato superiore, un primo miglioramento richiederebbe il ritorno sopra 64.500-65.000 punti. Solo il recupero della fascia 67.000-68.000 interromperebbe la sequenza di massimi decrescenti formatasi dopo il picco di ottobre.

Il Nikkei è quindi il mercato che, tra quelli esaminati, offre il test più pulito: supporto ancora integro, ma margine di sicurezza ormai molto limitato.

S&P 500: doppio massimo ancora da confermare

L’S&P 500 CFD presenta una situazione diversa. L’indice tratta intorno a 7.655 punti, sotto la media mobile esponenziale a 50 giorni, passante in area 7.693, ma ancora sopra quella a 100 giorni, collocata intorno a 7.590.

I massimi raggiunti in agosto e ottobre in area 7.800-7.830 punti disegnano un possibile doppio massimo. La figura, tuttavia, non è ancora completata: due massimi allineati costituiscono soltanto un’ipotesi fino alla violazione della neckline.

La fascia decisiva è compresa tra 7.550 e 7.590 punti, dove si trovano i recenti minimi relativi e la media a 100 giorni. Una chiusura sotto quest’area completerebbe la figura e potrebbe proiettare l’indice verso:

  • •

    7.400-7.350 punti, primo obiettivo tecnico;

  • •

    7.300 punti, area di supporto successiva;

  • •

    livelli inferiori soltanto in presenza di un ulteriore deterioramento degli utili e del sentiment.

Per negare il rischio di doppio massimo servirebbe invece un ritorno sopra la media a 50 giorni e successivamente sopra 7.750 punti. La rottura di 7.830 cancellerebbe definitivamente la configurazione e ripristinerebbe il trend rialzista.

Un deterioramento globale, ma non ancora uniforme

I quattro grafici mostrano una sincronizzazione crescente delle vendite, ma anche una diversa progressione del rischio.

L’Europa si trova nella fase più avanzata della correzione: le medie a 200 giorni sono già state violate e gli indici stanno puntando alle basi dei rispettivi canali rialzisti.

Il Giappone è arrivato sullo stesso spartiacque, ma non lo ha ancora infranto.

Gli Stati Uniti conservano una struttura relativamente migliore, anche se la perdita della media a 50 giorni e il potenziale doppio massimo dell’S&P 500 non devono essere sottovalutati.

Il livello di allarme aumenterebbe sensibilmente se si verificassero insieme tre condizioni:

  1. 1.

    Eurostoxx 50 sotto 5.985-6.000 punti;

  2. 2.

    FTSE MIB sotto 47.500 punti;

  3. 3.

    S&P 500 sotto 7.550-7.590 punti.

In quel caso la correzione non riguarderebbe più singoli settori o mercati, ma assumerebbe le caratteristiche di una fase ribassista globale.

Finché almeno le basi dei canali di lungo periodo continueranno a reggere, resta invece possibile una reazione tecnica anche significativa, pur all’interno di un quadro diventato molto più fragile.

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Informazioni sull'autore:

Alessandro Magagnoli
Alessandro Magagnoli

Nato nel 1966, mi sono laureato a Londra in economia applicata presso la University of East London nel luglio 1991, per poi conseguire un Master of Science nella stessa disciplina al Queen Mary and Westfield College nell'agosto 1992. La mia passione per l'analisi tecnica è nata nel 1992, e nel maggio 1993 ho ottenuto il diploma in Technical Analysis rilasciato dalla Society of Technical Analysis (STA). Ho insegnato nei dipartimenti di econometria all'Università Bicocca e all'Università Cattolica.