Nasdaq travolto dalle vendite: l’AI perde il sostegno dei rendimenti in calo
pubblicato:Il Nasdaq 100 viola trendline e media a 100 giorni: sotto area 28.740 aumenterebbe il rischio di una discesa verso 28.000 e 27.100 punti

Il sell-off tecnologico si approfondisce a Wall Street
Il Nasdaq Composite perde il 2,60%, registrando la peggiore seduta da giugno, mentre l’indice principale dei semiconduttori cede il 6,70%.
L’S&P 500 arretra dell’1,21%, mentre il Dow Jones riesce a mantenersi poco sopra la parità.
La forte divergenza tra gli indici mostra che non siamo davanti a una vendita indiscriminata dell’intero mercato americano.
Il movimento assume piuttosto le caratteristiche di una rotazione violenta fuori dai titoli tecnologici e dalle società maggiormente esposte agli investimenti nell’intelligenza artificiale.
Tra i titoli più colpiti figurano SpaceX, in calo del 9,14%, e Meta Platforms, che perde il 6,98%.
Le vendite coinvolgono anche Nvidia, Intel e CoreWeave, confermando che gli investitori stanno rivalutando il rapporto tra crescita futura, investimenti necessari e sostenibilità finanziaria.
Meta riaccende i dubbi sulla spesa per l’AI
La delusione principale arriva da Meta. I risultati operativi hanno mostrato una buona tenuta del core business e una crescita incoraggiante dei prodotti basati sull’intelligenza artificiale, ma il mercato si è concentrato sulle prospettive di spesa.
La società ha indicato nuovi impegni per miliardi di dollari, dopo avere già portato la previsione annuale degli investimenti in un intervallo compreso tra 135 e 145 miliardi di dollari.
Il flusso di cassa libero del terzo trimestre è diventato negativo per 2,12 miliardi, contro oltre 10 miliardi positivi un anno prima.
Il problema non è che gli investimenti nell’intelligenza artificiale siano necessariamente improduttivi.
Il mercato sta però iniziando a chiedere quando e in quale misura gli enormi esborsi per chip, data center, energia e infrastrutture si trasformeranno in utili e cassa.
Finché le aziende potevano finanziare questi progetti a costi contenuti, la distanza temporale tra investimento e ritorno era più facilmente tollerabile.
Con i rendimenti obbligazionari vicini al 5%, ogni dollaro destinato a progetti di lungo periodo deve invece confrontarsi con un costo del capitale molto più elevato.
Perché il calo dei rendimenti non sostiene il Nasdaq
Il rendimento del Treasury decennale è sceso sotto il 5%, attestandosi intorno al 4,96%. La flessione giornaliera di circa 17 punti base è la più marcata da oltre tre anni.
Normalmente un calo così rapido dei rendimenti dovrebbe favorire soprattutto i titoli tecnologici, perché aumenta il valore attuale degli utili futuri. Questa volta sta accadendo il contrario.
La ragione è che la discesa dei rendimenti non deriva da aspettative favorevoli su inflazione e politica monetaria, ma principalmente da una fuga verso la sicurezza.
Gli investitori acquistano Treasury mentre riducono l’esposizione agli asset più rischiosi.
Quando i rendimenti scendono per paura di una recessione, di una crisi finanziaria o di una brusca correzione azionaria, il beneficio teorico per le valutazioni può essere sopraffatto dal peggioramento delle prospettive sugli utili e dall’aumento del premio per il rischio.
Anche i dati sul lavoro non offrono alla Federal Reserve motivi per allentare rapidamente la politica monetaria.
Le richieste iniziali di sussidio sono scese a 194.000, sotto le 200.000 attese, confermando un mercato occupazionale ancora resistente.
L’indicatore anticipatore del Conference Board è invece rimasto invariato, facendo meglio del calo dello 0,10% previsto.
Il petrolio aggiunge pressione al settore
La nuova impennata del greggio completa il quadro negativo. Il Brent tratta in prossimità di 113 dollari al barile, sostenuto dalle tensioni in Medio Oriente e dal rischio di una nuova escalation contro l’Iran.
L’aumento del petrolio rende più difficile il lavoro della Federal Reserve perché alimenta l’inflazione, comprime il reddito reale delle famiglie e impedisce al mercato di scommettere con convinzione su un rapido calo dei tassi.
Per il settore dell’intelligenza artificiale la pressione è doppia: al costo del capitale elevato si aggiunge quello dell’energia necessaria ad alimentare data center sempre più grandi.
Nasdaq 100 sotto trendline e media a 100 giorni
Il grafico giornaliero del Nasdaq 100 CFD mostra un deterioramento evidente. Dopo avere raggiunto un massimo intorno a 31.400 punti, l’indice ha avviato una rapida correzione e ha violato la trendline rialzista tracciata dai minimi di fine luglio.

Il tentativo di rimbalzo delle ultime sedute si è arrestato sotto la media mobile esponenziale a 50 giorni, passante intorno a 29.890 punti.
La nuova ondata di vendite ha spinto i prezzi sotto la media esponenziale a 100 giorni, collocata in area 29.360, e sotto il 50% di ritracciamento del rialzo estivo, a circa 29.250 punti.
Il prossimo supporto rilevante coincide con il 61,8% di ritracciamento, in area 28.740 punti.
La chiusura poco sopra questa soglia mantiene ancora aperta la possibilità di una reazione tecnica, ma il margine disponibile è ormai ridotto.
I livelli da monitorare
Una violazione confermata di 28.740 punti completerebbe un ulteriore segnale negativo e aprirebbe spazio verso:
- •
28.000-28.020 punti, area del 78,6% di ritracciamento;
- •
27.100 punti, origine del rialzo partito a fine luglio;
- •
25.900 punti, possibile estensione qualora il ribasso diventasse più strutturale.
Per interrompere la sequenza negativa servirebbe invece un ritorno sopra 29.250-29.360 punti, fascia formata dal 50% di ritracciamento e dalla media a 100 giorni.
Soltanto il recupero di 29.750-29.900 punti, dove transitano la trend line che parte dai minimi di fine luglio e la media esponenziale a 50 giorni, renderebbe credibile un rimbalzo più consistente.
Il quadro tecnico non dimostra ancora che l’intero rialzo di Wall Street sia terminato, anche perché il Dow Jones continua a mostrare una relativa tenuta.
Segnala però che la correzione dell’area tecnologica non può più essere liquidata come una semplice presa di profitto.
Il mercato sta iniziando a distinguere tra aziende capaci di finanziare gli investimenti nell’AI attraverso flussi di cassa solidi e operatori più dipendenti dal debito.
È probabilmente questa selezione, più che la fine dell’intelligenza artificiale come tema di investimento, a rendere la fase attuale particolarmente pericolosa.
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