Nasdaq travolto dalle vendite: l’AI perde il sostegno dei rendimenti in calo

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
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Il Nasdaq 100 viola trendline e media a 100 giorni: sotto area 28.740 aumenterebbe il rischio di una discesa verso 28.000 e 27.100 punti

Nasdaq travolto dalle vendite: l’AI perde il sostegno dei rendimenti in calo

Il sell-off tecnologico si approfondisce a Wall Street

Il Nasdaq Composite perde il 2,60%, registrando la peggiore seduta da giugno, mentre l’indice principale dei semiconduttori cede il 6,70%.

L’S&P 500 arretra dell’1,21%, mentre il Dow Jones riesce a mantenersi poco sopra la parità.

La forte divergenza tra gli indici mostra che non siamo davanti a una vendita indiscriminata dell’intero mercato americano.

Il movimento assume piuttosto le caratteristiche di una rotazione violenta fuori dai titoli tecnologici e dalle società maggiormente esposte agli investimenti nell’intelligenza artificiale.

Tra i titoli più colpiti figurano SpaceX, in calo del 9,14%, e Meta Platforms, che perde il 6,98%.

Le vendite coinvolgono anche Nvidia, Intel e CoreWeave, confermando che gli investitori stanno rivalutando il rapporto tra crescita futura, investimenti necessari e sostenibilità finanziaria.

Meta riaccende i dubbi sulla spesa per l’AI

La delusione principale arriva da Meta. I risultati operativi hanno mostrato una buona tenuta del core business e una crescita incoraggiante dei prodotti basati sull’intelligenza artificiale, ma il mercato si è concentrato sulle prospettive di spesa.

La società ha indicato nuovi impegni per miliardi di dollari, dopo avere già portato la previsione annuale degli investimenti in un intervallo compreso tra 135 e 145 miliardi di dollari.

Il flusso di cassa libero del terzo trimestre è diventato negativo per 2,12 miliardi, contro oltre 10 miliardi positivi un anno prima.

Il problema non è che gli investimenti nell’intelligenza artificiale siano necessariamente improduttivi.

Il mercato sta però iniziando a chiedere quando e in quale misura gli enormi esborsi per chip, data center, energia e infrastrutture si trasformeranno in utili e cassa.

Finché le aziende potevano finanziare questi progetti a costi contenuti, la distanza temporale tra investimento e ritorno era più facilmente tollerabile.

Con i rendimenti obbligazionari vicini al 5%, ogni dollaro destinato a progetti di lungo periodo deve invece confrontarsi con un costo del capitale molto più elevato.

Perché il calo dei rendimenti non sostiene il Nasdaq

Il rendimento del Treasury decennale è sceso sotto il 5%, attestandosi intorno al 4,96%. La flessione giornaliera di circa 17 punti base è la più marcata da oltre tre anni.

Normalmente un calo così rapido dei rendimenti dovrebbe favorire soprattutto i titoli tecnologici, perché aumenta il valore attuale degli utili futuri. Questa volta sta accadendo il contrario.

La ragione è che la discesa dei rendimenti non deriva da aspettative favorevoli su inflazione e politica monetaria, ma principalmente da una fuga verso la sicurezza.

Gli investitori acquistano Treasury mentre riducono l’esposizione agli asset più rischiosi.

Quando i rendimenti scendono per paura di una recessione, di una crisi finanziaria o di una brusca correzione azionaria, il beneficio teorico per le valutazioni può essere sopraffatto dal peggioramento delle prospettive sugli utili e dall’aumento del premio per il rischio.

Anche i dati sul lavoro non offrono alla Federal Reserve motivi per allentare rapidamente la politica monetaria.

Le richieste iniziali di sussidio sono scese a 194.000, sotto le 200.000 attese, confermando un mercato occupazionale ancora resistente.

L’indicatore anticipatore del Conference Board è invece rimasto invariato, facendo meglio del calo dello 0,10% previsto.

Il petrolio aggiunge pressione al settore

La nuova impennata del greggio completa il quadro negativo. Il Brent tratta in prossimità di 113 dollari al barile, sostenuto dalle tensioni in Medio Oriente e dal rischio di una nuova escalation contro l’Iran.

L’aumento del petrolio rende più difficile il lavoro della Federal Reserve perché alimenta l’inflazione, comprime il reddito reale delle famiglie e impedisce al mercato di scommettere con convinzione su un rapido calo dei tassi.

Per il settore dell’intelligenza artificiale la pressione è doppia: al costo del capitale elevato si aggiunge quello dell’energia necessaria ad alimentare data center sempre più grandi.

Nasdaq 100 sotto trendline e media a 100 giorni

Il grafico giornaliero del Nasdaq 100 CFD mostra un deterioramento evidente. Dopo avere raggiunto un massimo intorno a 31.400 punti, l’indice ha avviato una rapida correzione e ha violato la trendline rialzista tracciata dai minimi di fine luglio.

Il tentativo di rimbalzo delle ultime sedute si è arrestato sotto la media mobile esponenziale a 50 giorni, passante intorno a 29.890 punti.

La nuova ondata di vendite ha spinto i prezzi sotto la media esponenziale a 100 giorni, collocata in area 29.360, e sotto il 50% di ritracciamento del rialzo estivo, a circa 29.250 punti.

Il prossimo supporto rilevante coincide con il 61,8% di ritracciamento, in area 28.740 punti.

La chiusura poco sopra questa soglia mantiene ancora aperta la possibilità di una reazione tecnica, ma il margine disponibile è ormai ridotto.

I livelli da monitorare

Una violazione confermata di 28.740 punti completerebbe un ulteriore segnale negativo e aprirebbe spazio verso:

  • •

    28.000-28.020 punti, area del 78,6% di ritracciamento;

  • •

    27.100 punti, origine del rialzo partito a fine luglio;

  • •

    25.900 punti, possibile estensione qualora il ribasso diventasse più strutturale.

Per interrompere la sequenza negativa servirebbe invece un ritorno sopra 29.250-29.360 punti, fascia formata dal 50% di ritracciamento e dalla media a 100 giorni.

Soltanto il recupero di 29.750-29.900 punti, dove transitano la trend line che parte dai minimi di fine luglio e la media esponenziale a 50 giorni, renderebbe credibile un rimbalzo più consistente.

Il quadro tecnico non dimostra ancora che l’intero rialzo di Wall Street sia terminato, anche perché il Dow Jones continua a mostrare una relativa tenuta.

Segnala però che la correzione dell’area tecnologica non può più essere liquidata come una semplice presa di profitto.

Il mercato sta iniziando a distinguere tra aziende capaci di finanziare gli investimenti nell’AI attraverso flussi di cassa solidi e operatori più dipendenti dal debito.

È probabilmente questa selezione, più che la fine dell’intelligenza artificiale come tema di investimento, a rendere la fase attuale particolarmente pericolosa.

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Informazioni sull'autore:

Alessandro Magagnoli
Alessandro Magagnoli

Nato nel 1966, mi sono laureato a Londra in economia applicata presso la University of East London nel luglio 1991, per poi conseguire un Master of Science nella stessa disciplina al Queen Mary and Westfield College nell'agosto 1992. La mia passione per l'analisi tecnica è nata nel 1992, e nel maggio 1993 ho ottenuto il diploma in Technical Analysis rilasciato dalla Society of Technical Analysis (STA). Ho insegnato nei dipartimenti di econometria all'Università Bicocca e all'Università Cattolica.