Brembo, azione in rialzo dopo risultati oltre la guidance
pubblicato:Borsa Italiana, il titolo dei big dei freni sferra un altro attacco alla resistenza di quota 10,3 euro

Brembo in rialzo ieri ma distante dai massimi di seduta toccati a quota 10,40. Il titolo ha chiuso gli scambi a quota 10,09 dopo la comnicazione dei risultati preliminari migliori rispetto alle guidance.
Il 2025 si chiude con ricavi pari a 3,704 miliardi di euro, -1,6% a parità di cambi rispetto ai 3,841 del 2024, contro il -2% indicato dal gruppo a inizio novembre.
L'EBITDA si è attestato a 610 milioni di euro (661,1 nel 2024) pari a un margine del 16,5% contro il 16,0% della guidance.
Gli investimenti sono stati pari a 438 milioni (guidance 400) e l'indebitamento a 719 milioni contro i 780 indicati.
Soddisfatto il Presidente Esecutivo del gruppo, Matteo Tiraboschi, che ha dichiarato che i solidi risultati del Gruppo Brembo nel 2025 sono stati raggiunti nonostante un contesto particolarmente complesso, segnato da un calo significativo nella produzione di nuovi veicoli in Europa e Nord America, soprattutto nel segmento premium.
Il 2025 si chiude con un indebitamento inferiore alle nostre stime, pur a fronte di investimenti superiori alle previsioni. Da segnalare che ad inizio anno Bembo è risultata essere l'unica azienda italiana a ottenere la doppia "A" da CDP (Carbon Disclosure Project) per l'impegno nella sostenibilità ambientale.
Brembo, nuovo attacco agli ostacoli di quota 10,30 euro
Il titolo ha provato ieri ad attaccare la solida resistenza a 10,30 euro, come era accaduto anche la scorsa settimana ed in passato, in un paio di occasioni, a marzo 2025. Per il momento l'attacco ha sempre avuto lo stesso esito negativo ed anche ieri i prezzi sono arretrati rapidamente sotto 10,30 nonostante le premesse sembrassero migliori. Sarà importante osservare cosa accadrà oggi, in chiusura di settimana.
Il superamento di quota 10,30 rappresenterebbe infatti una novità sul grafico settimanale, che non si verifica dall'autunno 2024. Oltre tale livello il titolo acquisirebbe probabilmente consapevolezza nei propri mezzi e potrebbe puntare inizialmente verso quota 11,00 e poi in direzione di area 11,90/12,00 euro.
La permanenza sotto 10,30 invece manterrebbe elevato il rischio di nuove ricadute con primo supporto a 9,70 e successivo a 9,50, la cui violazione introdurrebbe un calo più corposo verso 9,00 euro.
La questione iraniana scalda il greggio, Saipem ne approfitta a Piazza Affari
Il comparto energetico torna al centro dell’attenzione dei mercati, sostenuto da un improvviso aumento del premio geopolitico legato alle crescenti tensioni tra Stati Uniti e Iran.
Le indiscrezioni su possibili attacchi militari mirati, l’arrivo di un ulteriore gruppo navale statunitense in Medio Oriente e la decisione dell’Unione Europea di classificare il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) come organizzazione terroristica hanno contribuito a rafforzare lo scenario di rischio, spingendo al rialzo il prezzo del petrolio e, di riflesso, i titoli del settore.
L’Iran, quarto produttore dell’OPEC con una produzione di circa 3,2 milioni di barili al giorno, rappresenta un nodo cruciale per l’equilibrio dell’offerta globale.
La prospettiva di un’escalation militare o di un inasprimento delle sanzioni alimenta il timore di interruzioni delle forniture, soprattutto in un’area strategica come il Golfo Persico.
Saipem (chiusura del 29 gennaio a 3,095 € +2,38%) si trova in un momento particolarmente delicato. La chiusura in area 3,10 euro coincide con il lato alto del canale crescente che contiene il movimento partito dal minimo di febbraio 2024.
Una rottura netta e confermata di questo livello rappresenterebbe un segnale di forza strutturale, potenzialmente in grado di anticipare ulteriori rialzi nell’ordine di 60–70 centesimi.
Il giudizio positivo di Jefferies, che ha alzato il target price a 3,5 euro confermando il rating buy, rafforza lo scenario costruttivo. Al contrario, un mancato superamento di 3,10 e una discesa sotto 3 euro aumenterebbero il rischio di un ritracciamento più profondo del rally avviato a novembre 2025 dai minimi di 2,16 euro.
In sintesi, petrolio e titoli energetici sono sostenuti da un mix di tensioni geopolitiche e livelli tecnici chiave.
Il mercato sta iniziando a prezzare uno scenario più rischioso sul fronte dell’offerta, ma allo stesso tempo si trova su soglie grafiche che non consentono ambiguità.
La direzione delle prossime sedute dipenderà dalla capacità del WTI di confermarsi sopra area 66 dollari e dei principali titoli di rompere le rispettive resistenze.
È un momento in cui il comparto potrebbe entrare in una nuova fase direzionale, ma solo a patto che il segnale venga confermato dai prezzi, non solo dalle notizie.
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