Buzzi scivola su petrolio e report Berenberg
pubblicato:Buzzi perde l'1% a 40,41 euro, indebolita dal rialzo del prezzo dell'energia, con petrolio vicino a 100 dollari/barile e gas a ridosso dei massimi dal 2023. Come se non bastasse Berenberg taglia il prezzo obiettivo del titolo.

Buzzi perde l'1% a 40,41 euro, indebolita dal rialzo del prezzo dell'energia, con petrolio vicino a 100 dollari/barile e gas a ridosso dei massimi dal 2023. Come se non bastasse Berenberg taglia il prezzo obiettivo del titolo.
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Ancora tensioni USA-Iran, petrolio verso quota 100
Il prezzo del petrolio sale ancora e si avvicina alla soglia psicologica dei 100 dollari/barile. Si tratta, appunto di una soglia valida solo per i titoli dei giornali, in quanto il riferimento da tenere sotto osservazione è rappresentato dai 102 toccati dal Brent il 23 luglio scorso. L'eventuale superamento di questo ultimo ostacolo avrebbe infatti una valenza grafica ben superiore, dato che a quel punto le quotazioni avrebbero via libera per tornare sui massimi pluriennali di fine aprile sopra quota 126.
Erano i livelli toccati dopo lo shock dell'escalation militare in Medio Oriente, con gli attacchi USA all'Iran e la sostanziale interruzione del traffico di navi petroliere e gasiere nello Stretto di Hormuz. In quel tratto di mare transita circa il 25% del petrolio trasportato via mare del mondo. Ieri Mohammad Baqer Qalibaf, principale negoziatore di Teheran nonché speaker del parlamento iraniano, ha affermato che gli asset delle compagnie americane dell'energia sono esposti alle azioni militari dell'Iran e che lo Stretto non riaprirà fino a quando gli americani continueranno ad attaccare.
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Caro-energia e report Berenberg pesano su Buzzi
Il rialzo del prezzo delle materie prime energetiche (il gas è vicino ai massimi dal 2023 toccati mercoledì scorso) ha un effetto negativo su molti settori dell'economia e tra questi c'è quello dei materiali per le costruzioni. I processi produttivi dei gruppi del comparto si caratterizzano per l'elevato utilizzo di energia da fonti fossili, pertanto quando i prezzi delle materie prime salgono i prezzi di produzione fanno altrettanto.
Le società cementiere hanno ovviamente la possibilità di scaricare gli aumenti sui costi finali dei loro prodotti ma questo va ovviamente a penalizzare i clienti: quindi l'utilizzo della leva dei prezzi finali funziona fino a un certo punto, oltre il quale la società deve accettare di veder ridurre i propri margini di guadagno.
Le performance di Buzzi e Cementir Holding in questi frangenti certificano quanto detto. Oltretutto oggi su Buzzi c'è anche il report di Berenberg che conferma la raccomandazione hold e riduce il prezzo obiettivo da 50 a 44 euro. Gli analisti della banca tedesca hanno ridotto del 7% circa le stime sull'EBITDA nel triennio 2026-2028.
L'analisi del grafico di Buzzi
Le quotazioni sono in fase negativa da inizio anno, ovvero dal record a 54,75 euro, seguendo un canale ribassista compreso tra 34,50 e 46 circa. Il titolo attualmente oscilla sopra il minimo di inizio agosto a 38,48, ed è pertanto esposto alla riattivazione del trend ribassista.
Discese sotto i recenti minimi allineati a 39,20 preannuncerebbero un test di 38,48: in caso di violazione seguirebbe un approfondimento verso i minimi di fine 2024-inizio 2025 a 35,50 circa e quindi sulla base del canale.
Le possibilità di recupero solo legate alla capacità di Buzzi di tornarsi in pianta stabile sopra 42,50-43,00, operazione che potrebbe anticipare un attacco al lato alto del canale. L'eventuale successo in questa operazione creerebbe le premesse per un'estensione sul massimo di metà aprile a 50,86, ostacolo oltre il quale puntare al ritorno sul record.