AI e semiconduttori: acquisti sui chip e spinta su STM, ma pesa il rischio liquidità

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
6 min

Dopo i cali di Nasdaq e Kospi, la scarsità di memorie spinge il riscatto dei big asiatici. Le strette delle banche centrali e l'inflazione minacciano però la filiera dell'intelligenza artificiale

AI e semiconduttori: acquisti sui chip e spinta su STM, ma pesa il rischio liquidità
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Ancora una volta stamane le borse asiatiche sono state trascinate al rialzo dai titoli dei semiconduttori. Non dell’AI o degli Hyperscaler, ma - ancora una volta - dai titoli delle infrastrutture dell’intelligenza artificiale, a partire dalle memorie coreane di SK Hynix o Samsung, passando per TSMC, la taiwanese dei microprocessori (compresi quelli di Nvidia), o per quel big globale del settore Softbank, grande investitore in Nvidia, ARM e non solo. Non mancano ovviamente le notizie specifiche (come una nuova emissione miliardaria di bond da Softbank), ma sarebbe un errore, non cogliere quel legame sempre più stretto di settore e filiera che oggi si trasmette anche ai listini europei.

E’ il discorso delle pale: l’oro è l’intelligenza artificiale, ma forse l’affare migliore è quello di chi vende pale per estrarlo, ossia componentistica per server e microprocessori, come le memorie. Nell’epoca delle dot.com, STM fece i soldi vendendo chip a tutti, oggi lo fa Nvidia (scale diverse naturalmente, più vicine a quelle che allora erano IBM o Intel).

AI, la scarsità delle memorie e la rimonta delle coreane Samsunh ed SK Hynix

Così Samsung ed SK Hynix che da sole controllano gran parte del mercato mondiale delle memorie: circa il 70% del mercato mondiale delle DRAM (il 22% è della statunitense Micron) e quasi l’80% delle HBM (le High Bandwidth Memory più richieste per i server dell’AI) sono volate in Borsa a Seul, fino a superare il peso del 60% dell’indice totale di riferimento: una concentrazione già all’inizio dell’estate superiore a quella del Nasdaq. Non è un caso che il Nasdaq 100 dai massimi del 3 giugno sia arrivato a perdere il 12%, ridimensionato ora a un -4% mentre il Kospi dai massimi del 19 giugno sia arrivato a perdere il 44% addirittura ora ‘ridimensionato’ a un 25% circa.

AI e semiconduttori: acquisti sui chip e spinta su STM, ma pesa il rischio liquidità

Grafico comparativo dei mercati azionari: Nasdaq 100 (USA) con calo del 12% e Kospi (Corea del Sud) con calo del 44%

Ecco per chi si chiede se Wall Street e i mercati finanziari si stiano interrogando sui multipli e la sostenibilità degli investimenti, sui vincoli produttivi e i limiti dell’impatto scarsità sulle valutazioni delle infrastrutture AI, questa è già una risposta: è già successo.

Le forze geologiche che però distribuiscono valore e liquidità, falciano i prezzi e li riequilibrano non si arrestano mai, anzi trovano nuove strade e ne riscoprono di vecchie. Se i chip di Nvidia non sono ancora commodity, perché sovraperformano gli altri e tutti li vogliono (anche la Cina che cerca disperatamente di produrre in casa i propri, ma non ha le tecnologie dell’olandese ASML appaltate alla taiwanese TSCM che rimane insuperabile su scala globale); non si può tacere di quell’effetto scarsità che riporta i prezzi all’equilibrio di domanda e offerta più nei mercati delle materie prime che in quelli azionari. O almeno più facilmente. A contribuire oggi agli acquisti sui chip che in queste ore incoraggiano anche l’Europa - l’iShares MSCI Europe Information Technology Sector UCITS ETF EUR (Acc) - IE00BMW42413 è un ETF particolarmente utile a tracciare l’andamento specifico dei semiconduttori europei come ASML (+1,14%) o STM (+2,38%), ma contiene anche software house pericolose come SAP (-1,7%) – contribuiscono proprio notizie giunte dall’Asia.

SK Hynix e Samsung hanno affermato che la scarsità delle memorie, che hanno visto moltiplicarsi i prezzi nelle ultime settimane, potrebbe durare fino al 2030: altri 4 anni di passione, insomma. Ma ora si è aggiunto anche KB Securities un colosso finanziario sudcoreano che ha previsto oggi che il mercato delle memorie si prepara ad affrontare l’anno prossimo “le peggiori condizioni di approvvigionamento della sua storia”, con soltanto 10 giorni di copertura delle scorte per i due big connazionali (Samsung ed SK Hynix) nel terzo trimestre.

Anche Nomura la scorsa settimana ha affermato che Samsung ed SK Hynix sono fortemente sottovalutate confermando un consiglio di acquisto “buy” con prezzi obiettivo rispettivamente a 670 mila won e 4,7 milioni di won. Entrambe hanno perso più di un terzo dai massimi e ora secondo la banca d’affari giapponese che in Europa ha rilevato gli asset di Lehman Brothers potrebbe essere il momento della rimonta, anche perché l’intera filiera deve raddoppiare la capacità in quattro anni e già si consolidano contratti di lungo periodo per garantire gli investimenti per i nuovi impianti e la nuova capacità. Oltretutto le coreane fatturano in dollari ma spendono in won e questo non è un vantaggio da poco.

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AI, ma in vista ci sono pressioni sulla liquidità

Tutto bene dunque? Nient’affatto.

Per fattori in parte esogeni alla filiera delle infrastrutture per l’AI e in particolare per il rincaro dei prezzi energetici dovuto alla crisi di Hormuz, l’inflazione sta prendendo piede un po’ dappertutto. Solo in parte l’aumento dei prezzi negli States deriva dall’AI, ma la reazione sempre più probabile della Federal Reserve, della BCE europea, della Banca del Giappone è quella di un aumento dei tassi d’interesse che scongiuri quell’accelerazione dei prezzi che potrebbe frenare con i consumi delle famiglie anche il prodotto interno lordo delle nazioni. Condizioni restrittive di per sé danneggeranno le industrie e soprattutto quelle sempre più indebitate dell’intelligenza artificiale.

Con le IPO più importanti ancora a metà del guado (Anthropic e OpenAI), un numero crescente di colossi tecnologici ha cominciato a indebitarsi emettendo obbligazioni o magari facendosi finanziare o compartecipare da Nvidia (che sta gestendo un sistema sempre più circolare che fa aumentare il rischio).

Le centinaia di miliardi di dollari di investimenti mondiali richiesti dai data center, dalle società dei cavi, dai fornitori di energia finora sono giunti dai privati, in gran parte (ma non solo) negli Stati Uniti.
Proprio lì però l'inflazione già morde più che altrove e gli impatti sulla domanda di energia e di calcolo (nonostante la recente apertura dei miner di criptovalute all'affitto di capacità computazionale) mettono sempre più a rischio la sostenibilità della filiera.

Altrove gli investimenti privati sono semplicemente mancati – come in Europa dove una filiera credibile dell’infrastruttura dell’AI è ancora in costruzione nonostante ci siano tutte le basi – oppure sono giunti dallo Stato (è il caso di diverse di queste economie asiatiche) senza però neanche sfiorare dimensioni e impatto degli investimenti USA.

Se adesso la liquidità venisse a mancare a seguito di strette monetarie che sembrano sempre più improcrastinabili, probabilmente anche l’intelligenza artificiale lungo tutta la sua filiera potrebbe fare un passo indietro.

Forse verso un ritmo più sostenibile, di certo lontano da quei multipli esagerati che ha più volte toccato nel recente passato.