Mese difficile per Leonardo e Fincantieri, la difesa UE reduce da un periodo di ripiegamento

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
6 min

Le due italiane in coda alle performance a 30 giorni del Ftse MIB, ma è tutto il settore europeo e mondiale che registra un ripiegamento, nonostante gli allarmi dai fronti di guerra. Vincoli di bilancio dei governi e revisioni di spesa fanno intuire il perché

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Se si mettono in fila le performance del FTSE nell’ultimo mese si trovano nettamente in coda alla classifica i titoli di Fincantieri (-10,03%) e di Leonardo (-8,13%). Due titoli del settore difesa che in teoria in quest’ultimo mese di continue tensioni geopolitiche in Iran e in Ucraina avrebbe dovuto o potuto difendere quanto meno delle valutazioni certo non ingenerose per il comparto. Fino a che punto sono i casi specifici delle società guidate dai CEO Pierroberto Folgiero e Lorenzo Mariani?

E' tutto il settore Difesa che nell'ultimo mese segna il passo

Andiamo così a guardare il settore, cercando due strumenti concreti che lo traccino in Europa, degli ETF settoriali insomma. Troviamo così, in una classifica per dimensioni basata sui dati di JustETF, il WisdomTree Europe Defence UCITS ETF EUR Unhedged Acc (IE0002Y8CX98), da 4,411 miliardi di euro di dimensione, e il Amundi Stoxx Europe Defense UCITS ETF Acc (LU3038520774), da 553 milioni di euro di valore.

L’ETF di WisdomTree dal 4 agosto a oggi ha perso il 7,9% e quello di Amundi l’8,3%: c’è quindi un trend mensile in calo per i titoli della difesa europea.

Vale anche per il settore a livello globale? Sì, anche il VanEck Defense UCITS ETF A (IE000YYE6WK5) che vale in totale 6,17 miliardi di euro e per il 48,7% è esporto verso gli Stati Uniti, ha registrato un calo del 6,1% nel periodo.

Come mai un calo del settore difesa in un mese in cui le tensioni geopolitiche si sono spesso esacerbate come appunto sui dossier di Ucraina (dove lo scontro Mosca-Bruxelles recentemente ha registrato un pericoloso salto di livello) o sull’Iran (dove sono ripresi gli attacchi incrociati con gli Stati Uniti?

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Difesa, gli Stati frenano e ripensano i budget, anche per adattarsi ai nuovi scenari

Una spiegazione potrebbe derivare dal fatto che gli Stati occidentali, spesso afflitti da bilanci e budget limitati in questa fase, sembrano avere tirato un freno su investimenti e settore difesa pur rivendicato come strategico negli annunci. È senz’altro legittima l’esigenza di valutare piani di sviluppo pluriennali alla luce dei cambiamenti strutturali che l’impiego di droni e di strumenti da guerra ibrida come i cyberattacchi hanno dimostrato. Altrettanto comprensibile, sul piano dalla prassi politica, il bisogno di sottoporre alla volontà popolare equilibri di budget che spesso devono includere esigenze pressanti come la spesa sociale o il contrasto delle emergenze climatiche (come avvenuto a lungo in Italia sul tema dei fondi europei SAFE).

Difesa, il passo indietro UK che pesa su Bae Systems (e non solo)

Per esempio lo scorso 28 agosto il titolo di Bae Systems, colosso britannico da 59,4 miliardi di sterline di capitalizzazione al primo posto nel paniere europeo dell’ETF di WisdomTree e al quarto di quello di Amundi, ha perso il 2,3% dopo la notizia del Financial Times che John Haley, ex ministro della difesa del governo Starmer dimessosi proprio per i fondi allocati al settore e oggi cancelliere, quindi ministro delle finanze, del nuovo governo guidato di Andy Burnham avrebbe comunque accantonato nel prossimo budget nazionale in arrivo a ottobre l’obiettivo di portare la spesa militare al 3% del Pil entro il 2030. Su quell’obiettivo Burnham non ha preso impegni e, visto che costerebbe circa 10 miliardi di sterline l’anno fino al 2030, sembra in consolidamento l’ipotesi di un rinvio a un altro budget, quello dell’anno prossimo. Ricorda molto il dibattito italiano.

Difesa, il caso estivo delle fregate tedesche ha impattato su Rheinmetall

Un’altra tempesta nella Difesa europea vista questa estate risale a molto prima, ma coinvolge anch’essa una revisione dei piani di spesa governativa, quella della Germania. Il 24 giugno 2026, il titolo del colosso teutonico dei carri armati e dei cannoni Rheinmetall ha perso il 19% dopo la notizia che il governo di Berlino aveva deciso si stracciare il maxi progetto F126 per la realizzazione di 6 maxi fregate: anche se aveva speso già 2,3 miliardi di euro il governo si era accorto che i costi complessivi rischiavano di volare dai 10 miliardi preventivati a oltre 18 miliardi di euro, troppo anche per un governo come quello di Friedrich Merz che ha confermato l’impegno da 100 miliardi in difesa del predecessore Scholz con il corollario di 30 miliardi l’anno per il target Nato del 2% del Pil l’anno in difesa da portare poi appunto al 3% a breve.

Difesa, ma in realtà è la guerra che sta cambiando...

Nel frattempo però la guerra è cambiata tanto da richiedere una riprogettazione completa dell’industria: i carri armati Leopard della tedesca KNDS fortemente nutriti di componenti della stessa Rheinmetall in Ucraina si sono spesso dovuti nascondere tra gli alberi per sfuggire ai droni russo/iraniani (lo stesso invero è accaduto ai tank russi).

La guerra cambia molto rapidamente insomma e spendere male in sistemi obsoleti è dannatamente facile, così i governi, spesso alle prese con un’opinione pubblica attenta ad altro, trovano anche l’appiglio per un rinvio, per un ragionamento in più. Oltretutto proprio sul fronte strategico dei sistemi missilistici i SAMP-T, l’alternativa europea ai Patriot sono ancora nel mezzo di un percorso di consolidamento, più che di diffusione.

Difesa, pesano anche multipli generosi che devono ancora trovare conferma nei risultati

Ma c’è dell’altro i multipli del settore difesa europeo sono diventati molto generosi per molti di questi gruppi, quando è emerso che la questione Ucraina sarebbe stata sempre di più una questione più europea che statunitense. L’indice settoriale STOXX EUROPE Targeted Defence valeva 890 punti a fine 2021 e oggi ne vale 5.781, performance da titoli AI senza gli stessi fondamentali.

Anche dopo un mese di ripiegamento lo stesso indice mostra un rapporto prezzo/utili attuale di 45,1x e atteso di 33,9x Non proprio multipli sacrificati. Serviranno quindi, molto probabilmente, novità sia sul fronte degli ordini, che su quello dei risultati economici delle società per suggerire nuovi acquisti su un comparto che, nonostante sia sempre più coinvolto dall’allarme geopolitico, stenta a mantenere i livelli raggiunti.

D’altronde è un po’ la differenza tra investimenti privati, quelli dell’AI, e pubblici, quelli della difesa. Anche questa ricognizione conferma che non è proprio la stessa cosa…