Tregua armata sui mercati, ma le tensioni su petrolio e titoli di Stato rimangono
pubblicato:Le vendite sul debito pubblico fanno un pausa, ma dopo un passo indietro il prezzo del greggio riprende a crescere. Sotto i riflettori lo yen e l'americana Broadcom

I prezzi del petrolio greggio hanno mostrato stamane per la prima volta da giorni dei cauti ribassi, con il Brent temporaneamente scivolato sotto i 90 dollari come il WTI. Dal dossier iraniano non giungevano comunque segnali di pace.
Il presidente degli Stati Uniti ha proposto, in piena campagna elettorale, di ribattezzare lo Stretto di Hormuz “Stretto di Trump”, ma nessuno sembra avere preso sul serio la rivendicazione del controllo nell’area ancora attraversata dagli attacchi incrociati negli ultimi giorni.
Teheran ha sottolineato gli allarmi in Kuwait per i suoi possibili attacchi di rappresaglia e la notizia di Axios secondo la quale l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff avrebbe incontrato nel weekend il potente consulente per la sicurezza nazionale degli Emirati Arabi Uniti Sheikh Tahnoon Bin Zayed al Nahyan in Sardegna non ha fatto che confermare che i contatti continuano, ma senza nulla di più.
Ieri sera il calo settimanale delle scorte USA censite dall’EIA di 4,5 milioni di barili a un totale degli stock di 424,5 milioni di barili si è mostrato ben superiore alle attese (-400 mila barili) e ha ricordato il crescente pericolo per gli approvvigionamenti globali degli idrocarburi, soprattutto, ma non solo, sul fronte dei raffinati e del diesel. In queste ore il pessimismo sembra di nuovo prevalere sui mercati del greggio con il WTI che torna a 91,41 dollari (+0,44%) e il Brent che tratta a ben 95,79 dollari al barile.
Arretra temporaneamente il gas naturale con il TTF olandese in calo dell’1,83% a 72,28 €/MWh, ma si mantiene su livelli storicamente elevati che minacciano direttamente i costi dell’elettricità e l’inflazione generale in tutta Europa e non solo.
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Vendite sui titoli di Stato in pausa, accelera al rialzo lo yen
In queste ore il rendimento del BTP decennale italiano segna un calo di 1 punto base al 4,19% e in parallelo quello del Bund flette al 3,36%
Fra le storie di giornata, già a mercati asiatici aperti, c’è stato un importante rialzo dello yen: la valuta del Sol Levante ancora adesso guadagna lo 0,99% sul dollaro e lo 0,82% sull’euro. Il cambio USD/JPY è scivolato a 156,4 circa, violando di nuovo in maniera importante la media mobile a 200 sedute, come avvenuto a inizio agosto. Si sono rafforzate le pressioni sulle strette monetarie giapponesi dopo che il membro del board della Bank of Japan Hajime Takata, ha dichiarato che la banca centrale dovrebbe alzare rapidamente i tassi per contrastare le spinte inflattive. Il Giappone importa quasi il 90% della propria energia e il rincaro dei prezzi è una spada di Damocle sull’economia. Anche dal segretario al Tesoro Usa Scott Bessent ha spinto in questa direzione.
Così anche il rendimento dei titoli giapponesi a 10 anni si è portato sotto la soglia psicologica del 3% recentemente rivista dopo decenni: adesso tratta al 2,97%
Anche i rendimenti del Treasury USA, sorvegliati speciali di questa fase di mercato, hanno registrato qualche leggero ridimensionamento, il 30 anni al 5,259% e il decennale al 4,787%, ma la maggior parte degli osservatori ipotizza una semplice pausa tecnica e probabilmente effimera, perché il contesto in cui le recenti vendite sono maturate rimane complesso e a tratti si aggrava (come con la crescita delle tensioni tra Europa e Ucraina).
Il caso Broadcom e la diffidenza dei mercati
È coerente con questo quadro di cautela anche la fredda reazione di mercato ai dati del colosso tecnologico statunitense Broadcom. Il colosso californiano che ha iniziato a produrre chip su misura per l’AI (le TPU per Google, i chip Jalapeno per OpenAI, i nuovi chip ad hoc per Meta in arrivo…) ha pubblicato dei dati trimestrali davvero straordinari e in forte crescita oltre le attese, evidenziando una solidissima domanda per le soluzioni a semiconduttori, che ormai rappresentano il 70% del giro d’affari del gruppo (il 56% nell'ultimo trimestre solo per i semiconduttori dell'AI). In after hours però il titolo ha perso lo 0,82% e adesso in pre-market cede il 3,64%
Secondo alcuni osservatori, potrebbe essere colpa delle stime sul quarto trimestre: Broadcom si aspetta ricavi da circa 34,8 miliardi di dollari ma il consensus di S&P GMI è posto più in alto, a $ 35 mld. Non è la prima volta che succede sul Nasdaq che un titolo ripieghi dopo dati oltre le attese, ma come in altre circostanze questo restituisce un altro indizio sul clima generale.
Se continueranno a crescere i prezzi del petrolio e dell’energia, le banche centrali dovranno alzare i tassi con impatti prevedibili su consumi, investimenti, crescita e inevitabilmente quindi anche sui listini azionari. Le incertezze di oggi confermano che questa prospettiva non è cambiata.