AcomeA SGR – Banche centrali tutte nella stessa direzione, quella dei rialzi
pubblicato:A cura di Martina Daga, Macro Economist, AcomeA SGR.
Nelle prossime settimane il calendario macro si fa fitto. Archiviata la pausa estiva, diverse banche centrali torneranno a riunirsi per le decisioni di politica monetaria e il mercato prezza in più casi un rialzo dei tassi di riferimento. Lo scenario di fondo è quello di spinte inflazionistiche riaccese su scala globale. La crisi nello Stretto di Hormuz ha spinto al rialzo i prezzi del petrolio e dei suoi derivati, trascinando con sé anche i fertilizzanti. Allo stesso tempo, i governi continuano a indebitarsi e la domanda di investimenti resta elevatissima, sostenuta da intelligenza artificiale, spesa per la difesa e transizione energetica, un mix che tiene alta la crescita economica.
Negli Stati Uniti l'economia cresce ancora a un ritmo superiore al 2% in termini reali, mentre l'inflazione resta sopra il 3%. In un contesto simile, è probabile che le principali banche centrali proseguano nel ciclo di rialzi, con alcune differenze non trascurabili. Per la Bce il rialzo di settembre è ormai scontato, ma le prossime mosse dipenderanno soprattutto dall'evoluzione dei prezzi energetici, quindi dalla situazione nello Stretto di Hormuz. Per ora, la spinta sui prezzi in area euro resta confinata ai beni energetici. Lo scenario cambierebbe se si iniziasse a osservare un contagio anche sui prezzi di altri beni e servizi.
La Fed si muove in un contesto ben più complesso. Ci si avvicina alle elezioni di midterm, e il presidente della Fed, Kevin Warsh, ha assunto toni decisamente più da “falco”. A Jackson Hole, ad agosto, ha di fatto alzato l'asticella: non basta più che l'inflazione smetta di accelerare, la Fed vuole vederla scendere per non muovere i tassi. Negli Stati Uniti ci sono pressioni sui prezzi più ampie rispetto ai soli beni energetici. A complicare il quadro è intervenuto il Tesoro. Il segretario al Tesoro Bessent ha cercato di calmierare i rendimenti a lunga scadenza, dopo che il trentennale ad agosto aveva superato il 5,30%. Un tentativo che pone Warsh in una posizione scomoda, stretto tra la lotta all'inflazione e le pressioni per contenere il costo del debito pubblico.
Merita attenzione anche il meeting della Bank of Japan, per cui il mercato sconta un rialzo da 25 punti base. Lo yen resta sui minimi storici e i tassi restano bassi per un regime di inflazione ormai stabilmente vicino al 2%. La BoJ ha finora proceduto con cautela, ma il contesto attuale, con le altre banche centrali orientate al rialzo, potrebbe offrirle la finestra per accelerare. Il rischio da monitorare: il Giappone è tra i maggiori investitori esteri al mondo, e una normalizzazione dei tassi più rapida potrebbe favorire un rimpatrio di capitali, con effetti di trascinamento sui rendimenti degli altri titoli di stato globali.
Nel complesso, di fronte a spinte inflazionistiche che tornano a farsi sentire, le banche centrali sembrano avviarsi tutte nella stessa direzione, quella dei rialzi. Il ritmo e l'ampiezza del ciclo però potrebbero divergere, condizionati dai vincoli specifici di ciascuna area valutaria.
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