Il vero problema del caro energia: gli Stati hanno sempre meno margini fiscali
pubblicato:Tassi più alti rendono molto più costoso finanziare nuovi aiuti a famiglie e imprese

Gran parte delle risorse disponibili sono già state usate
Il vero problema del caro energia – soprattutto per l’Italia ma più in generale per tutta l’Europa – è che oggi gli Stati hanno molto meno spazio fiscale per contrastarne gli effetti rispetto al passato.
Negli ultimi anni i governi hanno già utilizzato gran parte delle risorse disponibili per fronteggiare tre shock consecutivi:
- 1.
pandemia
- 2.
crisi energetica del 2022
- 3.
rallentamento economico globale
Durante la crisi energetica successiva all’invasione dell’Ucraina, i Paesi europei hanno introdotto misure straordinarie per contenere l’impatto sui bilanci di famiglie e imprese: bonus energia, crediti d’imposta, riduzione delle accise sui carburanti, price cap sul gas e trasferimenti diretti.
Secondo diverse stime, il costo complessivo degli interventi europei ha superato 500 miliardi di dollari, contribuendo però ad aumentare significativamente il debito pubblico.
Il debito globale ha superato i 100.000 miliardi di dollari
Oggi la situazione è diversa. Il debito globale ha superato i 100.000 miliardi di dollari, mentre i tassi di interesse sono molto più elevati rispetto al periodo 2020-2021. Questo significa che ogni nuovo euro di deficit ha un costo maggiore per le finanze pubbliche.
Negli ultimi 15 anni i governi hanno spesso reagito agli shock economici aumentando la spesa pubblica senza preoccuparsi troppo del debito. Oggi però questo approccio è più difficile da sostenere:
- •
i mercati obbligazionari sono più sensibili al rischio fiscale
- •
i rendimenti dei titoli di Stato sono più elevati
- •
l’inflazione limita la possibilità di politiche monetarie molto espansive
- •
il debito accumulato negli anni precedenti riduce i margini di intervento
I rendimenti dei titoli di Stato sono cresciuti
In Europa, ad esempio, i rendimenti dei titoli di Stato sono tornati sui livelli più elevati degli ultimi anni, mentre lo spread italiano resta sensibile all’evoluzione del quadro macroeconomico.
![]()
In questo contesto, ogni intervento pubblico per calmierare il costo dell’energia comporta un trade-off sempre più evidente: sostenere la crescita oggi significa aumentare il debito domani.
Ed è proprio questo vincolo fiscale che rende il nuovo shock energetico potenzialmente più pericoloso rispetto a quello del 2022.
Ma c’è un ulteriore elemento che complica il quadro: una parte crescente delle risorse pubbliche è oggi destinata alla difesa.
Ed è questo il tema del secondo articolo https://www.ftaonline.com/spesa-difesa-politiche-espansive.html.
Sul canale Telegram Econotrade Insights troverai gli aggiornamenti sull'andamento dei mercati, segnali operativi e commenti esclusivi per gestire i prossimi movimenti, richiedi la tua prova gratuita scrivendo a info@ftaonline.com