L’aumento della spesa per la difesa riduce lo spazio per politiche economiche espansive

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
3 min

L’obiettivo di lungo periodo della spesa per la difesa potrebbe arrivare al 5% del PIL entro il 2035

L’aumento della spesa per la difesa riduce lo spazio per politiche economiche espansive
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L’aumento strutturale della spesa per la difesa, una novità "pesante"

L’aumento strutturale della spesa per la difesa rappresenta uno dei cambiamenti più importanti degli ultimi anni nella politica economica dei Paesi occidentali.

Dopo la guerra in Ucraina e il deterioramento del contesto geopolitico internazionale, i Paesi membri della NATO hanno accelerato significativamente gli investimenti militari, raggiungendo l’obiettivo minimo del 2% del PIL destinato alla difesa.

Nel 2025 l’Italia ha destinato alla difesa il 2,01% del PIL, rispetto all’1,52% del 2024 e all’1,13% del 2014.

L’aumento della spesa per la difesa riduce lo spazio per politiche economiche espansive

La spesa italiana è passata da 23,7 miliardi di dollari nel 2014 a 46,9 miliardi nel 2025

In termini assoluti, la spesa italiana è passata da 23,7 miliardi di dollari nel 2014 a 46,9 miliardi nel 2025, con un aumento del 98% in poco più di un decennio.

Altri Paesi hanno incrementato la spesa in misura ancora più significativa:

  • Germania: +125% rispetto al 2014

  • Polonia: 4,30% del PIL

  • Lituania: 4,00%

  • Lettonia: 3,74%

  • Estonia: 3,42%

La media della NATO è ora pari al 2,77% del PIL, mentre Europa e Canada si attestano al 2,33%.

Il dato più rilevante è però prospettico: secondo le linee guida NATO, la spesa per la difesa potrebbe arrivare fino al 5% del PIL entro il 2035.

Questo implica che una quota crescente dei bilanci pubblici sarà destinata a investimenti militari, con conseguente riduzione dello spazio disponibile per:

  • politiche industriali

  • incentivi fiscali

  • sostegno ai redditi

  • misure anticrisi

La spesa per la difesa ha inoltre caratteristiche particolari:

  • è difficilmente comprimibile nel breve periodo

  • ha priorità politica elevata

  • tende a essere strutturale

  • produce effetti economici meno immediati rispetto ad altri investimenti pubblici

La spesa per la difesa è poco efficiente

Secondo diverse analisi macroeconomiche, l’impatto della spesa militare sulla crescita economica è generalmente inferiore rispetto a quello di investimenti infrastrutturali o tecnologici.

Questo significa che una quota crescente di risorse pubbliche potrebbe essere assorbita da spese che non generano un forte moltiplicatore economico nel breve periodo.

Il risultato è una riduzione dello spazio fiscale disponibile per contrastare shock economici come quello energetico.

Ed è proprio questa combinazione di fattori – aumento del costo dell’energia e minori margini di intervento pubblico – che aumenta il rischio macroeconomico per l’Europa.

Tema che affrontiamo nel terzo articolo https://www.ftaonline.com/energia-inflazione-crescita.html.

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