Quando anche la Cina si ferma: la tecnologia che l'Europa continua a dominare

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
6 min

Il vero vantaggio competitivo non è il prodotto, ma il know-how accumulato in decenni, l'Europa dovrebbe capitalizzare di più su questo

Quando anche la Cina si ferma: la tecnologia che l'Europa continua a dominare

La domanda più importante per un investitore

Per un investitore la domanda più importante non è quale settore crescerà di più, ma quali aziende possiedono un vantaggio competitivo così forte da risultare quasi impossibile da replicare.

In un mondo in cui molte tecnologie vengono rapidamente imitate, i rendimenti di lungo periodo tendono a concentrarsi nelle società che controllano i veri colli di bottiglia tecnologici dell'economia mondiale.

Non sempre il valore si trova nell'azienda che vende il prodotto finale. Spesso è nascosto nei fornitori di tecnologie indispensabili, protetti da decenni di ricerca, brevetti, competenze ingegneristiche e filiere industriali che nessun concorrente può ricostruire in pochi anni.

È il caso di realtà come ASML, ma anche di aziende quali ASM International, BE Semiconductor Industries (BESI), Applied Materials, Lam Research, KLA, Tokyo Electron, oltre a gruppi come Safran, GE Aerospace, RTX, Cadence Design Systems, Synopsys, TSMC, Broadcom e Nvidia, tutte accomunate da una caratteristica: occupano una posizione strategica all'interno della filiera tecnologica globale.

È proprio la storia di ASML a dimostrare come il vero vantaggio competitivo non sia tanto il prodotto finale, quanto il know-how necessario per realizzarlo. E rappresenta anche uno dei pochi casi in cui, almeno per ora, la straordinaria capacità della Cina di recuperare terreno tecnologico sembra essersi arrestata.

Negli ultimi vent'anni la Cina ha dimostrato una straordinaria capacità di recuperare il divario tecnologico in moltissimi settori, dalle batterie ai pannelli solari, fino ai veicoli elettrici.

Attraverso enormi investimenti e una produzione su larga scala, Pechino è spesso riuscita a trasformare tecnologie inizialmente esclusive in prodotti di massa.

Esistono però alcuni ambiti nei quali questa strategia incontra limiti molto più difficili da superare. Uno degli esempi più evidenti è quello della litografia EUV (Extreme Ultraviolet), la tecnologia indispensabile per produrre i semiconduttori più avanzati.

ASML: il monopolio tecnologico europeo

L'intero settore ruota attorno a una sola azienda: ASML, gruppo olandese che realizza le uniche macchine EUV disponibili al mondo.

Ogni sistema rappresenta un concentrato di ingegneria senza precedenti: richiede oltre 100.000 componenti, viene trasportato in centinaia di casse, pesa quanto un grande aereo commerciale e costa circa 400 milioni di dollari.

Il suo compito è incidere sui wafer di silicio circuiti estremamente piccoli, utilizzando un fascio di luce ultravioletta estrema ottenuto colpendo migliaia di minuscole gocce di stagno fuso ogni secondo.

Anche gli specchi utilizzati sono oggetti praticamente perfetti dal punto di vista della precisione superficiale.

Senza queste macchine non sarebbe possibile produrre i chip più sofisticati utilizzati nei data center per l'intelligenza artificiale, negli smartphone di fascia alta e nei processori di ultima generazione.

Perché la Cina non riesce a recuperare il ritardo

Dal 2019 i sistemi EUV non possono più essere esportati in Cina a causa delle restrizioni introdotte dagli Stati Uniti e condivise dai Paesi Bassi.

Pechino ha reagito destinando decine di miliardi di dollari allo sviluppo di una filiera nazionale dei semiconduttori. Nonostante questi investimenti, il divario rimane significativo.

Il motivo non è soltanto economico. Costruire una macchina EUV significa integrare competenze maturate nell'arco di decenni in ottica, fisica, laser, materiali avanzati, meccanica ultraprecisa e software industriale.

È una filiera nella quale collaborano centinaia di fornitori altamente specializzati, molti dei quali europei, ciascuno leader mondiale nella propria nicchia tecnologica.

In altre parole, non basta replicare il progetto: bisogna ricreare un ecosistema industriale costruito in molti anni.

Non è l'unico esempio

Lo stesso principio vale anche per altri comparti ad altissima tecnologia.

L'industria aeronautica cinese, ad esempio, ha compiuto enormi progressi nella progettazione dei propri velivoli commerciali, ma continua a dipendere in larga misura da motori sviluppati in Occidente.

Realizzare un moderno motore aeronautico significa padroneggiare materiali, lavorazioni e processi produttivi estremamente sofisticati, frutto di decenni di esperienza industriale.

In questi casi il limite non è tanto la progettazione quanto la capacità di trasformare un progetto in un prodotto affidabile, certificato e ripetibile su larga scala.

Il vantaggio competitivo è il know-how

Questa storia evidenzia una differenza fondamentale tra il possedere un prodotto e possedere il sapere necessario per costruirlo.

Un progetto può essere osservato, studiato e persino copiato. Molto più difficile è replicare l'insieme di conoscenze, procedure, errori corretti ed esperienza accumulata che hanno permesso di arrivare a quel risultato.

È proprio questo patrimonio di competenze a rappresentare oggi una delle principali barriere all'ingresso nei settori tecnologicamente più avanzati.

La lezione per imprese e investitori: dove si trovano i vantaggi competitivi più difficili da replicare?

Per un investitore il messaggio è chiaro: il valore non risiede necessariamente nell'azienda che vende il prodotto finale, ma spesso in quella che possiede un vantaggio tecnologico quasi impossibile da replicare.

Sono le società che operano in mercati caratterizzati da elevate barriere all'ingresso, decenni di know-how accumulato e competenze che non possono essere copiate semplicemente investendo più capitale.

In quest'ottica, ASML rappresenta probabilmente l'esempio più evidente, ma non è l'unico. Anche aziende come ASM International e BE Semiconductor Industries (BESI) occupano posizioni chiave nella filiera europea dei semiconduttori, così come Carl Zeiss SMT, partner fondamentale di ASML nella produzione delle ottiche di precisione (non è quotata).

Sul fronte dei materiali avanzati spicca Applied Materials, mentre nella strumentazione per la produzione di chip troviamo Lam Research, KLA e Tokyo Electron, tutte società difficilmente sostituibili.

Lo stesso principio vale anche in altri settori. Nell'aerospazio, Safran, GE Aerospace e RTX controllano tecnologie estremamente sofisticate per la propulsione aeronautica. Nell'automazione industriale europea aziende come Siemens, Schneider Electric e ABB continuano ad accumulare competenze costruite in decenni di sviluppo.

Nei software industriali e nella progettazione elettronica dominano invece società come Cadence Design Systems e Synopsys, strumenti indispensabili per progettare i chip più avanzati.

L'intelligenza artificiale rappresenta un altro esempio significativo. Tutti parlano dei modelli linguistici, ma il vero collo di bottiglia resta l'infrastruttura.

Per questo aziende come Nvidia, TSMC, Broadcom e la stessa ASML occupano posizioni strategiche che difficilmente potranno essere messe in discussione nel breve periodo.

La vera domanda che un investitore dovrebbe porsi non è quindi "quanto crescerà questo mercato?", ma piuttosto: "quanto è difficile sostituire questa azienda?".

Se la risposta è "servono decenni di esperienza, migliaia di brevetti, una filiera costruita nel tempo e competenze che nessun concorrente possiede", allora probabilmente ci si trova davanti a un vantaggio competitivo destinato a durare negli anni.

In un mondo in cui molte innovazioni vengono rapidamente imitate, i rendimenti più interessanti tendono spesso a concentrarsi nelle società che controllano i colli di bottiglia tecnologici dell'economia globale: quelle aziende senza le quali l'intera filiera non può funzionare.

Sono proprio queste realtà che, ancora oggi, continuano a rappresentare uno dei temi d'investimento più solidi del lungo periodo.

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