Petrolio e Big Oil: il mercato scommette sul ritorno dell’oro nero venezuelano
pubblicato:Il cambio di passo in Venezuela è stato letto come uno shock geopolitico globale, capace di ridisegnare equilibri energetici, flussi di materie prime e strategie industriali. E Wall Street ha reagito di conseguenza

Petrolio e Big Oil: il mercato scommette sul ritorno dell’oro nero venezuelano
L’arresto di Nicolás Maduro e le parole di Donald Trump – che ha promesso un ruolo diretto delle major americane nella ricostruzione dell’industria petrolifera venezuelana – hanno acceso immediatamente il settore energy.
I titoli di Chevron, Exxon Mobil e ConocoPhillips hanno messo a segno forti rialzi, così come l’intera filiera dei servizi petroliferi e della raffinazione.
Il messaggio che il mercato sta prezzando è chiaro:
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il Venezuela possiede le maggiori riserve di petrolio al mondo,
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il greggio pesante venezuelano è strategico per le raffinerie USA del Golfo del Messico,
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un rientro delle major americane rafforzerebbe la sicurezza energetica statunitense, riducendo la dipendenza da fornitori “ostili”.
Nel breve termine l’impatto sull’offerta globale resta limitato, ma le borse anticipano il ciclo, non aspettano i barili. È la prospettiva strategica che conta.
Chevron – forza relativa elevata, ma area chiave in arrivo
Struttura tecnica
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Il titolo si muove da oltre due anni in ampia fase laterale compresa tra area 135–175 USD.
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Il recente rialzo ha riportato i prezzi sopra 163–165 USD, livello coerente con il 23,6% di ritracciamento dell’intero ribasso 2022–2023.
Livelli chiave
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Resistenza primaria: 170–175 USD
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Supporto intermedio: 146 USD
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Supporto critico: 130 USD (50%–61,8% di Fibonacci)
Lettura tecnica
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Sopra 163 il titolo resta costruttivo: un consolidamento sopra questo livello aprirebbe la strada a un attacco a 175.
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Solo sotto 146 il quadro si deteriorerebbe, con rischio di ritorno verso area 130.
👉 Bias: rialzista di medio periodo, ma con rapporto rischio/rendimento meno favorevole dopo il recente strappo.
Exxon Mobil – trend più pulito e regolare
Struttura tecnica
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Exxon mostra la struttura più solida dei tre: minimi crescenti ben definiti e canale rialzista in atto.
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Il recupero da area 100 USD è stato ordinato, senza eccessi.
Livelli chiave
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Resistenza di medio periodo: 127 USD
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Target in caso di breakout: 135–140 USD
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Supporto principale: 115 USD
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Supporto strategico: 98–100 USD
Lettura tecnica
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Una chiusura sopra 127 USD rappresenterebbe un segnale tecnico molto forte, con spazio di apprezzamento verso i massimi storici.
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Sotto 115 il trend perderebbe forza, ma solo sotto 100 si avrebbe una vera inversione.
👉 Bias: rialzista strutturale, titolo ideale come core holding nel comparto oil.
ConocoPhillips – titolo più volatile, ma con upside interessante
Struttura tecnica
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Dopo il top in area 135 USD, Conoco ha sviluppato una correzione ordinata all’interno di un canale ribassista.
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Il recente recupero ha riportato i prezzi sopra area 95–100 USD, zona tecnica molto rilevante.
Livelli chiave
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Supporto cruciale: 100 USD
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Supporto di lungo periodo: 80 USD
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Prima resistenza: 110 USD (23,6% Fibonacci)
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Target tecnico: 117 USD
Lettura tecnica
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Sopra 100 USD il titolo resta in fase di costruzione di base.
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Il superamento di 110 aumenterebbe la probabilità di un movimento verso 117–120 USD.
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Sotto 100, invece, tornerebbe dominante lo scenario correttivo.
👉 Bias: speculativo-rialzista, più adatto a operatività dinamiche che a posizioni difensive.
Prezzi dell’energia volatili, ma il segnale è politico prima che economico
Il petrolio ha mostrato volatilità: prima prese di profitto, poi recupero deciso.
Questo ci dice una cosa importante: il tema non è solo l’offerta, ma il nuovo equilibrio geopolitico.
Con gli Stati Uniti pronti a “chiamare le carte” in America Latina:
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l’OPEC si ritrova una variabile imprevedibile,
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la Cina rischia di perdere una fonte chiave di approvvigionamento,
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le aziende occidentali tornano centrali nello scacchiere energetico.
Il rally dei titoli oil è quindi anche una scommessa su maggiori margini, investimenti e potere contrattuale.
Difesa: più tensioni globali = premi al rischio più alti
Non solo petrolio.
L’azione americana in Venezuela ha riacceso i timori di instabilità globale e di escalation diplomatica. E quando il mondo diventa più insicuro, il settore difesa tende a sovraperformare.
Negli Stati Uniti hanno corso Lockheed Martin e Northrop Grumman.
In Europa rialzi violenti per Rheinmetall, BAE Systems e Leonardo.
Il filo conduttore è chiaro:
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aumento della spesa militare,
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riarmo strutturale,
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difesa vista come asset strategico e non ciclico.
Un trend già fortissimo nel 2025, che il 2026 sembra voler consolidare.
Metalli industriali: rame, argento e oro corrono insieme
A completare il quadro, il movimento sulle materie prime:
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rame +5% a nuovi massimi storici,
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argento +7,9%,
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oro +2,8%.
Qui convivono due forze:
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domanda strutturale (AI, data center, elettrificazione, veicoli elettrici),
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premio geopolitico sulla sicurezza delle catene di approvvigionamento.
Il rame, in particolare, non è più solo “Dr. Copper” (termometro dell’economia), ma barometro della transizione tecnologica e strategica.
Borse euforiche, ma non irrazionali
Il Dow Jones Industrial Average ha aggiornato i massimi storici, trascinato da energia, difesa e big tech.
Non è euforia cieca: è rotazione settoriale intelligente, che premia chi beneficia di:
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tensioni geopolitiche,
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reshoring,
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sicurezza energetica e militare.
In sintesi:
👉 il mercato non sta festeggiando la crisi,
👉 sta prezzando un nuovo ordine mondiale.
E in questo nuovo ordine, petrolio, difesa e materie prime strategiche tornano ad essere centrali nei portafogli.
Chi guarda solo ai dati macro rischia di arrivare tardi.
Qui la bussola è geopolitica.
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