Finanza: settimana delle banche centrali, le attese sulla BCE
pubblicato:Non sono previsti interventi sui tassi dopo la crisi in Iran, ma un nuovo approccio più attento, con toni più aggressivi.
Troppo presto per rialzi del costo del denaro, ma Grande Crisi e dopo Pandemia mettono in guardia l'Eurotower: nessuna compiacenza sugli impatti dello shock petrolifero

Dopo le indicazioni della Fed di domani sera, giovedì 19 marzo arriveranno su mercati le decisioni della Banca del Giappone (attesi tassi invariati allo 0,75%, ma anche lì si porranno interrogativi non banali sul trade-off tra stimolo economico e sostenibilità dei conti pubblici).
Ci saranno poi quelle della Banca centrale svizzera (attesi tassi invariati allo 0%), della Banca d’Inghilterra (previsti tassi stabili al 3,75%) e soprattutto della BCE che dovrebbe lasciare al 2% il tasso sui depositi con il corollario di un tasso di rifinanziamento principale al 2,15%.
BCE, Pimco teme un picco dell'inflazione al 3% e si aspetta una banca centrale gradualmente più hawkish
Anche Konstantin Veit, Portfolio Manager di PIMCO, si aspetta un tasso invariato per la sesta riunione consecutiva, ma l’analista ritiene che ritiene che le proiezioni BCE potrebbe confermare un “overshoot” a breve termine sull’inflazione.
Secondo PIMCO, c’è il rischio che quest’anno l’inflazione europea tocchi un picco al 3% con un punto percentuale di impatto derivante dall’energia. Come noto l’Europa è più esposta degli Stati Uniti alle forniture dal Golfo Persico (ma meno di diverse economie asiatiche Cina compresa). Ora l’atteggiamento della BCE potrebbe diventare più “hawkish” e aprire alla possibilità di rialzi dei tassi d’interesse secondo PIMCO.
Il rischio di un’inflazione sotto il target della banca centrale ha fatto da sfondo agli ultimi meeting con i prezzi scivolati ad appena l’1,7% a gennaio, ma risaliti all’1,9% nella stima flash dell’Eurostat a febbraio (e al 3,4% per l''appiccicosa' inflazione dei servizi): il nuovo conflitto in Iran rischia di ribaltare i termini della questione.
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BCE, per Vanguard riemergono i rischi di stagflazione
Anche Josefina Rodriguez, economista di Vanguard, si aspetta tassi invariati al prossimo meeting della BCE, ma ritiene che sia troppo presto per una reazione della politica monetaria allo shock petrolifero e geopolitico.
Riaffiorano però i rischi di stagflazione nell’Eurozona e ancora una volta la variabile tempo per il computo degli impatti della nuova crisi iraniana appare discriminante, anzi Vanguard non teme di contemplare scenari più foschi: se il prezzo del petrolio si portasse a 125 dollari al barile e quello del gas a 150 euro per MWh e questi livelli fossero mantenuti fino alla fine dell’anno, potrebbero ridurre di circa un punto percentuale la crescita del PIL dell’area dell’euro nel 2026 e spingere l’economia in recessione. Non è per fortuna lo scenario base, che rimane anzi per un a crescita dell’Eurozona dell’1,2% quest’anno, ma i rischi si orientano ora chiaramente al ribasso.
Tra le poche note positive, la considerazione che questa nuova crisi stagflazionistica guidata dallo shock di offerta e dalla lievitazione dei prezzi del petrolio e del gas si mantiene però ben lontana dai livelli della crisi del gas russo del 2022, quando il TTF olandese arrivò a superare i 330 €/MWh.
Secondo Vanguard, le stime sull’inflazione nel medio termine sono ancora ben ancorate, ma gradualmente potrebbero assorbire gli impatti della crisi, con un rialzo di 20 punti base a marzo e aprile che si allargherebbe a 60-70 punti base da maggio con l’ingresso nei panieri delle nuove valutazioni del petrolio greggio.
Scenari critici e incerti ridimensionati dalla previsione complessiva di un’inflazione complessiva all’1,6% nel 2026 e all’1,8% per la sottostante. Anche in questo caso c’è un rialzo dei rischi.
Complessivamente Vanguard si attende un tasso sui depositi invariato al 2% per tutto il 2026 (quindi al 2,15% per il tasso di rifinanziamento delle operazioni principali) e un approccio “wait-and-see”, attendista come quello previsto nel breve per la FED.
Resta il rischio di una revisione al ribasso delle stime sulla crescita per il 2026 e il 2027 e al contrario di una review al rialzo sui prezzi, ma per quest’ultima è forse troppo presto e non è da escludere un report specifico dello staff BCE che valuti uno scenario avverso sull’energia come quello del dicembre 2023.
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BCE, per Carmignac è inevitabile un'inversione prospettica
Anche Kevin Thozet, membro del comitato investimenti di Carmignac, si aspetta tassi BCE invariati al meeting di dopodomani, ma sottolinea l’inversione prospettica, dopo mesi di elaborazione dell’Eurotower su un possibile allentamento monetario, con i mercati che cominciano a scontare un rialzo dei tassi già quest’anno.
Questa nuova crisi mette in luce vecchie fragilità, la dipendenza europea dal gas, la limitata capacità inutilizzata del mercato globale del GNL, i livelli di stoccaggio relativamente bassi, sono particolarmente esposte le economie manifatturiere, la Germania e l’Italia in primis e con i nuovi vincoli di bilancio e le nuove regole Ue potrebbero esserci minori spazi fiscali di azione rispetto al 2022, anche se i prezzi sono ancora ben lontani da quei livelli.
Carmignac legge nelle curve dei future l’attesa di un’inflazione headline al 3% quest’anno con una crescita che potrebbe rallentare dall’1,3% all’1%: questo scenario potrebbe incoraggiare nuovi rialzi dei tassi d’interesse della BCE.
Purtroppo l’aggiornamento delle proiezioni macroeconomiche dello staff dell’Eurotower non potrà ancora tenere conto del nuovo shock petrolifero, ma lo scenario rischia di riproporre un dilemma monetario e politico anche a Francoforte: secondo Carmignac, la BCE dovrà bilanciare la necessità di scongiurare un ancoraggio al rialzo dei prezzi (che punterebbe a un aumento dei tassi d’interesse, ndr) con i pericoli per la crescita con lo shock di offerta dell’energia che potrebbe tradursi in una tagliola per consumi e investimenti con impatti sulla crescita e la domanda (uno scenario che suggerirebbe invece stimoli monetari e tagli dei tassi).
BCE, approccio "wait-and-see" anche per BNP Paribas
La prima reazione sarà un approccio attendista sia per Carmignac, che per gli analisti di BNP Paribas che si aspettano in un report recente il capovolgimento della narrativa del “buon posizionamento” portato avanti finora dalla presidente della BCE Christine Lagarde.
A questo punto l’Eurotower, secondo la banca francese, potrebbe sottolineare l’aumento sostanziale dei rischi rivendicando però un buon posizionamento per una reazione agli shock grazie alla resilienza dimostrata dall’economia europea e alla possibilità di rispondere agli eventuali impatti inflattivi (probabilmente sarà ripreso il mantra della BCE pronta a impiegare tutti gli strumenti a sua disposizione per mantenere ancorate le attese sull’inflazione e conseguire il proprio mandato).
Eventuali concreti rialzi dei tassi diverrebbero verosimili soltanto in caso di radicamento delle pressioni energetiche nell’inflazione sottostante, per esempio tramite segnali sui salari e sul price setting.
Anche BNP Paribas evidenzia che le proiezioni probabilmente non faranno in tempo a catturare i primi impatti della nuova crisi iraniana.
Lo scenario di base degli analisti della banca francese non prevede ancora un rialzo dei tassi quest’anno.
I modelli della BCE indicherebbero comunque un potenziale impatto deflattivo: il balzo del petrolio del 16% e del gas del 41% rispetto al 9 febbraio potrebbe tagliare lo 0,1% di Pil europeo e aumentare l’inflazione complessiva dello 0,9% quest’anno.
Si tratta di una trasposizione meccanica dei vecchi modelli della BCE, ma fornisce un’indicazione preoccupante. La funzione di reazione della BCE potrebbe fornire strumenti di forte intervento, ma in questa fase non è probabilmente nel suo interesse alimentare la retorica dell’allarme e servirà tempo per valutare un radicamento della crisi nei tempi e una sua evoluzione in fenomeno strutturale.
BCE, ING ricorda che i ritardi del passato mettono in guardia dalla compiacenza
Anche secondo Carsten Brzeski, Global Head of Macro di ING, la prima reazione della BCE al nuovo scenario sarà l’adozione di un approccio attendista (wait-and-see), probabilmente abbinato a toni più aggressivi.
Il colosso finanziario olandese riassume gli strumenti di valutazione degli shock inflazionistici petroliferi della BCE, un focus sottostante alle valutazioni di diverse banche d’affari.
Fino alla metà degli anni Duemila (dopo gli anni Settanta) gli shock petroliferi erano considerati esogeni alla reazione interna; poi si passò a un’analisi più raffinata degli impatti su prezzi al consumo e reddito disponibile, sui costi di produzione e sulle reazioni salariali. La maggiore attenzione agli shock della domanda non scongiurò però l’errore di Jean-Claude Trichet nel 2008, quando furono alzati i tassi per scongiurare gli effetti di secondo impatto, ma poi si fece rapidamente marcia indietro.
Nacque la filosofia del guardare oltre (“look-through”): dallo shock dei prezzi petroliferi all’inflazione di fondo e alle attese sui prezzi, ma poi molte banche centrali – compresa la BCE – finirono per reagire troppo tardi all’impennata dei prezzi del dopo pandemia.
Non era possibile un automatismo neanche con l’approccio “look-through" - lo ha rivendicato di recente anche Isabel Schnabel - membro del board esecutivo della BCE che a New York il 6 marzo ha messo in guardia: “Non possiamo essere compiacenti”, neanche con il framework odierno e il nostro solido posizionamento, non possiamo limitarci a piccole correzioni per impatti di corto raggio, ma dobbiamo sorvegliare con attenzione la persistenza degli shock dei prezzi dell’energia, il loro impatto sulle attese di inflazione e ogni indicazione di trasferimento dei costi dagli input delle imprese ai consumatori.
Ne va della credibilità e dell’efficacia della reazione della BCE, l’Eurotower ha tutta l’intenzione di presidiare il campo dei prezzi.
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