Finanza: settimana delle banche centrali, il mercato chiederà indicazioni alla FED
pubblicato:Non sono attesi interventi sui tassi, ma dalle proiezioni e i dot plot gli analisti si aspettano indicazioni su economia USA, inflazione e tassi. Saranno un parametro importante per i mercati globali

Arriva nel mezzo di una crisi iraniana sempre più fuori controllo la settimana calda delle banche centrali.
Parte oggi la due giorni della Fed che domani dovrebbe approdare alla decisione di lasciare i tassi d’interesse invariati nel range 3,50%-3,75%.
Fed, le attese del mercato sui tassi e il focus sul dot plot
Il cruscotto previsionale del FedWatch Tool basato sulla volatilità implicita dei future sui Fed Fund a 30 giorni vede a fine anno, alla riunione del 9 dicembre 2026, una probabilità prevalente – al 40,9% - di tassi nel range 3,25%-3,50%, quindi con un taglio soltanto in tutto l’anno, nonostante le pressioni della Casa Bianca e l’ascesa al vertice della banca centrale Usa di Kevin Warsh: fino a un mese fa il 31,8% delle probabilità era assegnato a due tagli fino al range 3,00%-3,25%.
L’attenzione degli investitori però si concentrerà sulle indicazioni di scenario della Fed che faranno leva anche sul “Summury of Economic Projections”, ossia dell’aggiornamento previsionale degli analisti della banca centrale corredato con le nuove indicazioni su Pil, inflazione e sulle attese sui tassi dei banchieri della Fed (il famoso Dot Plot, che esprime in puntini le previsioni del FOMC sui tassi).
L’ultima volta le previsioni erano per una crescita del Pil USA del 2,3% quest’anno e per un’inflazione PCE ridotta al 2,4% nel 2026 (inflazione PCE Core al 2,5%): questi numeri saranno il banco di prova più importante del meeting.
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Fed, le considerazioni di Goldman Sachs
Goldman Sachs ha di recente alzato le stime sull’inflazione 2026 al 2,6% e al 2,4% rispettivamente e prevede una revisione delle stime della FED al rialzo per inflazione headline (3%) e core (2,7%), al ribasso per il Pil (2,1%), al rialzo per la disoccupazione (4,6%) e infine poche modifiche ai dot plot.
Goldman Sachs si aspetta ancora due tagli, a settembre e dicembre rispettivamente, grazie a una minore debolezza del mondo del lavoro e a previsti progressi sul fronte dell’inflazione sottostante; il rischio di un mercato del lavoro peggiore delle attese potrebbe superare i timori di impatti inflattivi dai costi energetici e quindi raccomandare comunque dei tagli dei tassi.
Sarà comunque al vaglio, con il termine del mandato dell’attuale governatore Jerome Powell a maggio e l’insediamento di Kevin Warsh il nuovo orientamento della banca centrale.
Fed, la view degli analisti di T. Rowe Price
Non si tratta di una previsione unanime, anzi. Blerina Uruci, Chief U.S. Economist di T. Rowe Price, prevede ancora dai dot plot un taglio soltanto nel 2026, con il rischio che scompaia anche quello: le nuove previsioni potrebbero fornire alla Fed l’occasione di ribilanciare i rischi di inflazione al rialzo provenienti dai prezzi dell’energia e anche i segnali di debolezza del lavoro.
Secondo l’analista Uruci resta probabile una Fed accomodante nella seconda parte dell’anno, con la possibilità anche di 2-3 tagli quest’anno, ma “se l'inflazione core dovesse riaccelerare nei prossimi mesi, la Fed non sarà in grado di tagliare i tassi prima del quarto trimestre del 2026 o addirittura del primo trimestre del 2027”.
Fed, AllianzGI sottolinea l'aggiunta di rischi ai rischi
Michael Krautzberger, CIO Public Markets di AllianzGI, parte invece da uno scenario di base di un taglio soltanto nella seconda metà dell’anno sotto la guida di Warsh alla Fed: l’analista ricorda che già a inizio anno è emerso il rischio di un’inflazione PCE core ‘appiccicosa’ ancora al 3%, con dati della disoccupazione deludenti a febbraio; ora il conflitto in Medioriente aggiunge ‘un altro strato di rischio’.
Anzi “la storia offre pochi esempi di allentamento monetario in fasi di rapido rialzo dei prezzi del petrolio greggio e di persistente inflazione, a meno che i rischi di recessione non crescano in maniera sostanziale”.
Tutto questo dovrebbe approdare nel brevissimo in una conferma dell’approccio “wait-and-see” di Powell.
Anche Geoff Yu, senior EMEA Markets Strategist di BNY sottolinea che l’attenzione degli analisti si concentrerà sulla valutazione della Fed sull’impatto della crisi in Medioriente su economia, inflazione e tassi.
Fed, dai dubbi sull'AI alla Corte Suprema all'Iran una pioggia di interrogativi
A un quadro già carico di incertezze la nuova crisi iraniana ha aggiunto nuove importanti criticità. Si partiva già da uno scenario di dubbio sul mercato del lavoro e sui prezzi negli States, con valutazioni complesse sul ciclo di investimenti nell’AI, sugli impatti per l’industria del software e non solo, più di recente sulle fragilità conseguenti del private credit.
La pronuncia della Corte Suprema sui dazi dell’Amministrazione Trump ha sollevato nuovi interrogativi, poi l’attacco all’Iran ha fatto lievitare il prezzo del WTI dai 67 dollari al barile del 27 febbraio all’area attuale tra i 90 e i 100 dollari, con rapidi effetti sui prezzi della benzina anche alla pompa USA (la CBS segnalava lunedì un prezzo di 3,72 dollari al gallone, circa 79 centesimi più del mese precedente) e rischi di effetto domino sui prezzi generali che saranno però misurabili solo dopo qualche mese, se davvero il conflitto durerà tanto a lungo.
In questo scenario gli analisti cercheranno tutto il supporto possibile dalle valutazioni della Fed.
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