Oro, incertezza sui prezzi per il prossimo futuro

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
4 min

WisdomTree aggiorna l’outlook al primo trimestre 2027, ma le incognite sono decisamente maggiori che in passato dopo un inizio d’anno particolarmente volatile. Ecco i principali fattori da tenere in considerazione

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I prezzi dell’oro durante quest’ultima crisi del Golfo e negli ultimi mesi hanno mostrato alcune delle reazioni più imprevedibili sul mercato.

Lo evidenzia bene anche il rapporto odierno di WisdomTree, famosa casa dei ETF e indici, che ha aggiornato l'outlook sull’oro a un anno (fino al primo trimestre del 2027), a firma Nitesh Shah, Head of Commodities and Macroeconomic Research, ammettendo però che l’estrema volatilità sta costringendo gli analisti a rivedere i modelli in un contesto di estrema incertezza.

Oro, volatilità estrema che si rifletta anche negli strumenti al dettaglio

Lo scorso gennaio 2026 l’oro ha fatto il maggiore rialzo dal settembre del 1999.
A marzo invece, con lo scoppio della guerra in Iran, è seguito il peggiore ribasso dal giugno del 2013.

Non proprio la performance più attesa dal bene rifugio per eccellenza e sicuramente un movimento che deriva da una complessità crescente dello scenario e delle spinte ai prezzi del metallo giallo.

Vale non solo per l’ETF sull’oro fisico della casa citata - pensiamo al WisdomTree Physical Gold (JE00B1VS3770) - ma anche per altri competitor come l’iShares Physical Gold ETC (IE00B4ND3602), l’Invesco Physical Gold ETC (IE00B579F325) o l’Amundi Physical Gold ETC  (FR0013416716). Ne abbiamo parlato anche di recente.

Ma quello che conta maggiormente in queste settimane convulse è il tentativo di individuare le forze eterogenee che spingono agli accessi di rialzo e di ribasso registrati dall’oro.

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Oro: scenari di prezzo incerti, tra nuove e vecchie forze di mercato

Secondo WisdomTree, è verosimile che nel giro di un anno le quotazioni dell’oro si stabilizzino su un livello superiore a quello iniziale grazie alla spinta alla domanda da parte di attori relativamente nuovi: assicurazioni cinesi, fondi pensione indiani e emittenti di asset digitali come Tether che sempre più differenziano in oro.

Secondo WisdomTree, tra un anno, nel primo quarto del 2027, potremmo registrare un’inflazione del 2,8% e un prezzo dell’oro risalito a 5.493 dollari l’oncia, praticamente un nuovo record se si considera che le valutazioni sui 5.600 dollari di questo gennaio sono state davvero effimere.

Nel percorso verso questo scenario ritenuto il più probabile, ma passibile di revisioni al rialzo (AU $ 5.872 con inflazione al 4%) o al ribasso (AU $ 4.634, inflazione al 2%), gli analisti preferiscono però lasciare un punto interrogativo per la complessità delle reazioni e la volatilità estrema che si sono registrate all’inizio di quest’anno.

Sicuramente esiste un fattore riserva di liquidità: investitori professionali, fondi e istituzioni di varia natura nei momenti di crisi dei mercati azionari vendono l’oro per coprire le posizioni in perdite su altre asset class. Può valere per un hedge fund o una banca, ma anche per la Turchia che ha venduto in passato l’oro per ottenere risorse da mettere al sostegno della lira turca.

I nuovi acquirenti di oro possono essere inoltre formidabili, secondo WisdomTree da sola Tether avrebbe mosso nel 2025 qualcosa come 60-70 tonnellate d’oro, una massa paragonabile a investitori come Kazakhstan o Azerbaigian.

Se l’incognita dell’inflazione collegata anche all’evoluzione della nuova crisi del Golfo non può essere messa in secondo piano, c’è poi a fianco tutto il caso spinoso delle banche centrali e in particolare della FED: le rassicurazioni sull’indipendenza del nuovo presidente Kevin Warsh reggeranno alla pressione della Casa Bianca. Come finiranno le indagini su Jerome Powell e Lisa Cook? Trump creerà un gruppo di governatori amici in seno al FOMC?

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È verosimile che il deficit USA si allarghi ancora nei prossimi mesi e questo tradizionalmente dovrebbe portare a una crescita dei rendimenti dei Treasury USA che in teoria dovrebbe avvantaggiare l’oro come bene rifugio. Ma questa relazione storica ha subito più di un colpo di recente: a volte è prevalsa la paura, a volte altre considerazioni.

Secondo gli analisti, però, il rischio geopolitico emerso con l’Iran potrebbe diventare un supporto strutturale dei prezzi dell’oro anche se si trovasse una soluzione di comodo per i mesi caldi delle mid-term.

Ci sarà da fare i conti anche con l’evoluzione delle quotazioni del dollaro.

Tutte pezzi di un puzzle che all’inizio del 2026 si è dimostrato particolarmente difficile da risolvere. Anche per gli esperti.