Dalla "guerra breve" alla perdita di controllo: cresce il timore di un conflitto prolungato

di FTA Online News pubblicato:
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A oltre due settimane dall'inizio della campagna contro l'Iran, cresce tra gli alleati di Donald Trump il timore che il conflitto stia entrando in una fase più complessa e meno prevedibile.

Dopo il sostegno iniziale, oggi prevale una lettura più prudente: la sensazione è che l'iniziativa non sia più completamente nelle mani di Washington.

Gli attacchi iraniani e la pressione esercitata nello Stretto di Hormuz hanno modificato l'equilibrio strategico.

Una fonte vicina alla Casa Bianca ha sintetizzato il timore dominante: gli Stati Uniti hanno inflitto colpi significativi, ma ora è Teheran ad avere leve decisive su tempi e intensità dello scontro.

Questo alimenta lo scenario di una escalation progressiva, che potrebbe includere anche il dispiegamento di truppe di terra.

Le dichiarazioni pubbliche di Trump restano ottimistiche – parla di operazione breve e di obiettivi raggiunti – ma il divario tra narrativa e realtà operativa si sta ampliando.

Storicamente, due settimane sono già un periodo lungo per un presidente americano impegnato in un conflitto, e questo aumenta la pressione politica interna rendendo più difficile un disimpegno rapido.

La risposta degli alleati resta frammentata. Molti governi europei e asiatici esitano a un coinvolgimento diretto, temendo l'allargamento del conflitto e i costi interni.

Anche sul piano politico emergono segnali rilevanti: in Francia e Spagna, le forze più vicine all'area politica di Trump hanno ottenuto risultati inferiori alle attese, segno che l'opinione pubblica europea resta prudente verso scenari di escalation.

Questo rafforza l'isolamento relativo degli Stati Uniti e rende più difficile costruire una coalizione ampia e coesa.

Per approfondire quale sia la posizione della Cina e l'importanza degli aspetti politici leggi questo articolo https://www.ftaonline.com/iran-trump-cina-mercati-bilico.html

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