Debito globale sotto pressione: tassi più alti e guerra energetica riaccendono i timori sui conti pubblici
pubblicato:Negli ultimi anni le principali economie mondiali hanno registrato un forte aumento del debito pubblico, risultato di una sequenza ravvicinata di shock che ha richiesto politiche fiscali espansive: pandemia, crisi energetica, transizione climatica, aumento della spesa militare e ora nuove tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
La guerra tra Stati Uniti e Iran rappresenta l'ultimo elemento di pressione su un sistema già fragile: il rialzo del petrolio e del gas riaccende infatti i timori di inflazione, costringendo le banche centrali a mantenere una politica monetaria prudente e mantenendo quindi elevati i costi di finanziamento dei governi.
Il risultato è un contesto complesso in cui gli Stati devono gestire contemporaneamente elevato debito accumulato e costo del debito in aumento, una combinazione che nel tempo può limitare la crescita economica e ridurre gli spazi di manovra fiscale.
Dopo anni caratterizzati da tassi estremamente bassi, il ciclo restrittivo avviato dalle banche centrali per contrastare l'inflazione ha riportato i rendimenti dei titoli di Stato su livelli che non si vedevano da oltre un decennio.
La guerra in Iran ha contribuito a rafforzare questa tendenza: il rialzo delle materie prime energetiche alimenta infatti aspettative di inflazione persistente, spingendo gli investitori a richiedere rendimenti più elevati per finanziare il debito pubblico.
In molti paesi del G7 i rendimenti obbligazionari sono oggi nettamente superiori rispetto al periodo pre-pandemia, con un impatto diretto sulla spesa per interessi dei governi.
Un aspetto particolarmente delicato riguarda la struttura delle emissioni: molti Stati stanno privilegiando titoli con scadenze più brevi per limitare il costo immediato del debito, ma questo approccio comporta il rischio di dover rifinanziare frequentemente grandi quantità di titoli, esponendo i conti pubblici alla volatilità dei tassi.
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