UniCredit-Nomisma Wine Monitor: enoturismo leva strategica per la resilienza e lo sviluppo del settore vinicolo nazionale
pubblicato:Pubblicato il primo report sull'enoturismo in Italia in partnership con Vinitaly e Associazione Città del Vino su un campione di 300 aziende vinicole e 13 Consorzi di Tutela.
La ricerca integra il "Rapporto sulla competitività delle regioni del vino", giunto alla quarta edizione.
UniCredit e Nomisma Wine Monitor hanno presentato oggi, al workshop "Enoturismo: opportunità di sviluppo per imprese e territori", il primo report sul mercato turistico del vino, realizzato in partnership con Vinitaly e con la collaborazione dell'Associazione Nazionale Città del Vino, su un campione di 300 aziende vinicole e 13 Consorzi di Tutela distribuiti su tutto il territorio nazionale.
La ricerca certifica il ruolo strategico dell'enoturismo per il settore vitivinicolo italiano. Nel 2025, il comparto ha generato oltre 3 miliardi di euro di valore per le cantine, contribuendo mediamente al 21% del fatturato delle aziende vinicole.
Il trend complessivo si conferma saldamente orientato alla crescita: sia i flussi sia il fatturato mostrano dinamiche positive, trainate in particolare dalle imprese più strutturate, abili a intercettare segmenti di visitatori disposti a investire in esperienze più articolate, immersive e personalizzate, rispetto alla consolidata offerta composta da visita in cantina, degustazione e vendita diretta.
Il pubblico è prevalentemente italiano (58%), formato in primis da coppie e famiglie (51%) e consumatori non esperti (58%), tuttavia, la presenza internazionale è in crescita.
Sebbene solo una quota ridotta di cantine non proponga ancora attività enoturistiche, infrastrutture territoriali insufficienti, complessità autorizzative, scarsità di incentivi e carenza di personale specializzato continuano a rappresentare barriere significative per consentire al settore di compiere un ulteriore salto di qualità.
L'enoturismo rappresenta quindi un driver di creazione di valore in un momento critico per le cantine, che si trovano ad affrontare gli impatti negativi delle tensioni geopolitiche globali sull'export e sui consumi interni, come evidenziato dalle risultanze del quarto "Rapporto sulla competitività delle regioni del vino" Nomisma Wine Monitor-UniCredit (vd note per dettagli).
Una tavola rotonda con Francesca Tinazzi (AD, Cantine Tinazzi), Mariangela Cambria (Presidente Assovini Sicilia ed esponente Casa Vinicola Cottanera), Dominga Cotarella (AD, Famiglia Cotarella), Mamete Prevostini (AD Cantina Mamete Prevostini) e Serena Marrone (AD, Azienda Agricola Gian Piero Marrone), moderata da Francesco Mario Iannella, Regional Manager Nord Est di UniCredit, ha approfondito in maggiore dettaglio il quadro dipinto dall'analisi di Denis Pantini, Responsabile Agrifood e Wine Monitor di Nomisma. Insieme hanno tracciato le strategie per attraversare al meglio l'attuale contesto geopolitico ed economico in continua evoluzione, nonché i cambiamenti nel consumo del vino.
Remo Taricani, Deputy Head of Italy di UniCredit, ha poi tratto le conclusioni del confronto nel discorso di chiusura dei lavori. "Il settore vitivinicolo e il turismo rappresentano un pilastro fondamentale per la competitività del Paese, soprattutto in una fase segnata da sfide climatiche e geopolitiche che richiedono visione strategica e interventi mirati", ha affermato Remo Taricani. "Con la nostra struttura di Agribusiness e l'offerta rinnovata "One4Wine", UniCredit sostiene le imprese del comparto attraverso soluzioni dedicate a investimenti, innovazione e sostenibilità. Nel 2025 abbiamo erogato oltre 300 milioni di euro di nuovi crediti alla filiera, in crescita di oltre il 35% rispetto all'anno precedente, confermandoci come Partner affidabile per produttori e territori. Guardiamo con particolare attenzione anche allo sviluppo dell'enoturismo, una leva di valore e identità capace di generare crescita diffusa e rafforzare il legame tra imprese e comunità locali".
Denis Pantini, Responsabile Agrifood e Wine Monitor di Nomisma, ha dichiarato: "L'enoturismo non rappresenta un «piano B», ma una strategia competitiva dai molteplici vantaggi, sia per le aziende vinicole che per i territori: disintermedia le vendite garantendo una maggior redditività alle imprese; trasforma ogni visitatore - che non compra più solo una bottiglia di vino, ma un'esperienza - in un ambasciatore del brand nel mondo; ma, soprattutto, tutela il paesaggio e garantisce un futuro alle comunità rurali, rendendo l'impresa vinicola il perno di un ecosistema turistico più ampio. In questo senso, il turismo non è più percepito solo come un'attività accessoria di promozione del vino, ma una leva di valorizzazione territoriale strettamente connessa all'identità della denominazione.
DATI IV RAPPORTO SULLA COMPETITIVITÀ DELLE REGIONI DEL VINO
- Nel 2025 le esportazioni di vino italiano sono diminuite del 3,6% a valore per tensioni geopolitiche, protezionismi, dazi USA e svalutazione del dollaro.
- In Italia le vendite in GDO calano del 3% a volume, soprattutto per fermi e frizzanti (-4%), mentre crescono gli spumanti (+2,7%). I consumi fuori casa restano deboli per orientamento al risparmio, minori visite ai ristoranti e calo del turismo domestico (-3,5%).
- Il calo dell'export ha colpito tutti i principali produttori mondiali: Francia (-4,4%), Spagna (-5,1%), Cile (-10,2%), Australia (-14,6%). Gli USA (-36%) sono stati penalizzati da ritorsioni contro i dazi.
- La produzione italiana resta stabile a 44,4 milioni di ettolitri (+0,7%) su 681 mila ettari. Crescono Trentino?Alto Adige (+15,2%), Lombardia (+11,7%), Puglia (+9,7%) e Veneto (+6,1%), mentre calano sensibilmente Toscana (-18,4%), Emilia?Romagna (-10,2%), Piemonte (-7,4%) e Sicilia (-5,8%).
- Il Piemonte mantiene un'alta quota di produzione di vini Dop (85%), dietro solo a Valle d'Aosta (86%) e Trentino?Alto Adige (88%). In coda Emilia?Romagna (19%), Molise (8%) e Puglia (5%), dove resta alta la presenza di vini generici (46% e oltre 61%).
- Negli ultimi dieci anni quasi tutte le Regioni hanno ridotto il peso dei rossi nella produzione regionale, con forti cali in Lombardia (59%?39%), Sardegna (55%?43%), Umbria (44%?34%). In Veneto (25%?16%), la coltivazione di Glera e Pinot Grigio è fortemente aumentata.
- Con consumi in crescita per spumanti e bianchi fermi, alcune Regioni sono molto sbilanciate sulla produzione di vini rossi (Abruzzo 66%, Calabria 67%, Basilicata 80%, Toscana 84%), mentre Friuli-Venezia Giulia, Veneto e Trentino-Alto Adige presentano una prevalenza di bianchi e spumanti.
- Il 19% del vigneto italiano è bio, con Basilicata, Marche e Toscana sopra il 45%, mentre la Sardegna è ultima con solo il 6% di superficie vitata coltivata a biologico.
- Emilia?Romagna (25%), Puglia (20%) e Sicilia (15%) sono le maggiori esportatrici di vino sfuso. Veneto (47%), Friuli-Venezia Giulia (38%), Piemonte (34%) e Lombardia (29%) guidano l'export di spumante.
- Seppur meno vocate, diverse Regioni colgono nuove opportunità di mercato: nell'ultimo decennio l'export di spumanti cresce soprattutto al Sud (Sicilia +227%, Puglia +477%) e in Toscana (+162%).
- Il valore dell'export di vino dal Veneto cala di oltre l'1% per riduzioni sopratutto legate ai vini rossi Dop, mentre il Friuli-Venezia Giulia cresce dell'8%. Il Piemonte scende del 2,2% per il calo dell'Asti (-7%), la Sicilia cresce (+1,6%) grazie ai bianchi Dop (+2,4%), la Toscana perde il 2% per il forte calo dei rossi Dop (-9,7%).
- Nel 2025 le importazioni USA di vini italiani sono calate del 13% a valore, mentre i volumi restano stabili (-0,2%). Forti cali per Asti spumante (-13,5%) e rossi siciliani (-13,1%), più contenuti per Prosecco e rossi toscani (-3,5%), in crescita i bianchi siciliani (+12,4%) e soprattutto quelli toscani (+62,2%).