Diasorin in forza con il pharma, ecco cosa succede all'azione
pubblicato:Il dossier Eli Lilly-Abivax scalda i titoli del pharma, ma per il big italiano della diagnostica molecolare serve qualche segnale in più

Quasi come il troiano Enea: andata agli inferi e ritorno. Dopo un affondo a novembre a 58,18 euro, su livelli che non vedeva dal 2017, il titolo di Diasorin, l’altro big del pharma di Piazza Affari insieme a Recordati, ha messo a segno una rimonta importante: un 30% in meno di due mesi che è più meno quanto ha fatto il Ftse Mib nell’ottimo 2025. Crisi finita? Diciamo un indizio importante nel recupero del gap down mostruoso aperto tra il 5 e 6 novembre fra 74 e 66,74 euro con un crollo a doppia cifra (-19%) seguito ai dati del terzo trimestre.
Diasorin, la revisione al ribasso della guidance 2025 pesava sui prezzi
Nei tre mesi il gruppo aveva registrato un calo dei ricavi del 2% a 280 milioni di euro (€ 278 ex ricavi Covid, -1%) e un crollo dell’utile netto del 15% a 38 milioni di euro. Soprattutto la società aveva tagliato la guidance sul 2025 a pochi mesi dal termine dell’esercizio.
In particolare Diasorin riduceva le performance attese dal giro d’affari dall’8% al 5% (dal 7% al 4% per i ricavi ex Covid) e limava il margine dell’ebitda adjusted (il margine operativo lordo rettificato al 33%).
In numeri significa che il 2025 dovrebbe essersi concluso con ricavi da 1,244 miliardi circa contro gli 1,279 mld previsti in corso d’anno. Significa anche che l’ebitda adjusted dovrebbe essersi attestato a 410 milioni circa invece che a 435 milioni.
Se l’utile netto adjusted si mantenesse al 57% circa dell’ebitda adj. – come nel terzo trimestre – allora l’esercizio potrebbe essersi concluso con un utile netto rettificato di 236,5 milioni di euro.
Ai prezzi di queste ore (€ 75,58 per azione, +2,91%) l’intera Diasorin capitalizza circa 4,22 miliardi di euro, ossia 17,87 volte l’utile adjusted previsto dalla guidance (P/E). Non è poco per un settore generalmente difensivo e sottovalutato anche per mancanza di proiezioni di mercato sui prevedibili impatti estremamente positivi dell’introduzione dell’intelligenza artificiale nell’industria. Dazi Usa e incertezze commerciali hanno opacizzato i numeri dei previsori, così come inevitabilmente multipli fuori controllo sono stati finalmente pesati sugli indicatori di bilancio, non sempre con esito positivo (è forse il caso di Novo Nordisk, ma non certo quello di Diasorin o Recordati).
Diasorin, per il pharma il tema caldo di Abivax ed Eli Lilly
In realtà il tema caldo di queste ultime due sedute da un dossier franco-americano, dalla statunitense Eli Lilly e dalla francese Abivax con degli approdi persino ministeriali. In particolare il ministero francese dell’Economia e delle Finanze, chiamato informalmente Bercy dal suo indirizzo parigino (un po’ come noi per antonomasia diciamo Via XX Settembre), ha infatti smentito contatti di qualunque tipo con Eli Lilly, precisando che ogni investimenti riguardante una casa farmaceutica strategica farebbe scattare una procedura di controllo obbligatorio (la cosiddetta IEF – Investissements Étrangers en France, simile al nostro golden power).
La Lettre, un quotidiano d’Oltralpe dedicato ai dossier strategici, aveva invece riportato di un incontro tra una delegazione di Eli Lilly e il ministero dell’Economia (attualmente in mano a Roland Lescure) durante il quale il colosso USA si era detto pronto ad acquistare per 15 miliardi di euro Abivax, che intanto ai corsi di oggi (€ 106,6, +2,5% in controtendenza come Diasorin a mercati azionari in calo) vale circa 8,25 miliardi di euro.
Una maxi-acquisizione che però, considerando che Eli Lilly vale a New York poco più di un trilione di dollari, varrebbe appena l’1,46% dell’equity del colosso delle terapie anti-obesità e più o meno un utile annuale della casa di Indianapolis.
Segnatamente Abivax è ancora in fase di startup, ha fatturato appena 4,1 milioni di euro nei nove mesi al 30 settembre 2025 (vs. 8,1 mln nello stesso periodo del 2024) con perdite nette da quasi raddoppiate a 254,1 milioni di euro.
Il suo farmaco di punta è l’Obefazimod, che dovrebbe rivoluzionare il trattamento di mali diffusi come la colite ulcerosa e sarebbe l’unica molecola a oggi capace di potenziare l’espressione del microRNA-124, un regolatore naturale della risposta infiammatoria. Lo scorso luglio il gruppo francese ha annunciato buoni risultati top-line dopo prove di induzione (induction trial) da 8 settimane con obefazimod in pazienti con colite ulcerosa. Segnando una tappa chiave nel programma di sviluppo clinico. Attualmente il farmaco è in fase clinica 3 con pazienti colpiti da colite ulcerosa da moderata a severa e in fase clinica 2b con pazienti colpiti da morbo di Crohn da moderato a severo. Il mercato è più ottimista nonostante le perdite concrete sul conto economico, come dimostra il rally del 1.154% (sic) da luglio a oggi.
Quanto a Diasorin sicuramente il positivo newsflow del settore incoraggia oggi i corsi al recupero dell’importante tappa di area 75,5 euro.
Serviranno però allunghi ben più decisi, oltre le fondamentali resistenze statiche di area 81-82 euro e oltre la trendline ribassista strategica in calo dai lontani massimi del 2021, per aprire una nuova fase tecnica e psicologica per il titolo.
Bene insomma, ma non basta ancora.
Forse una mano giungerà dalla prossima assemblea di Diasorin del 27 gennaio: è stato inserito all'ordine del giorno un buyback da 250 milioni di euro (fino a 4,5 milioni di azioni e l'8,04% del capitale) con lo specifico obiettivo di affiancare le politiche di distribuzione di valore agli azionisti perseguite già con il dividendo (che d'altronde non è dei più ricchi. € 1,2 l'ultima volta pari a circa il 2% del valore attuale del titolo). E' già un altro discorso rispetto ai temi caldi di oggi, ma presto sarà d'attualità.
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