Dollaro USA, il rialzo può continuare ma area 103 sarà il primo vero esame

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
4 min

Il Dollar Index è tornato sopra la media a 200 giorni, sostenuto dall’allargamento del differenziale tra i rendimenti biennali USA e tedeschi

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Nel breve periodo il dollaro conserva un’impostazione rialzista

Nel breve periodo il dollaro conserva un’impostazione rialzista, ma dopo la rapida accelerazione delle ultime settimane sarebbe prudente non aspettarsi un movimento lineare.

Il Dollar Index si trova infatti davanti a una fascia di resistenza importante e potrebbe attraversare una fase di consolidamento prima di tentare un nuovo allungo.

Il differenziale dei tassi favorisce ancora il dollaro

Il primo elemento a sostegno del biglietto verde è l’allargamento del differenziale tra i rendimenti dei titoli statunitensi e tedeschi a due anni, salito in area 1,77 punti percentuali.

Il movimento rende più remunerative le attività denominate in dollari e incentiva i flussi di capitale verso gli Stati Uniti.

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Il differenziale è però arrivato in prossimità del 50% di ritracciamento del precedente ribasso.

Si tratta quindi di una resistenza significativa: il suo superamento potrebbe proiettare il divario verso 1,90-2,00 punti, fornendo ulteriore carburante al dollaro. Un arretramento sotto 1,65-1,60 ridurrebbe invece la spinta favorevole.

Il Treasury biennale rende circa il 4,8%, mentre i rendimenti statunitensi a lunga scadenza restano sui livelli più elevati degli ultimi decenni.

La Federal Reserve continua inoltre a subordinare le prossime decisioni alla persistenza delle pressioni inflazionistiche provenienti da petrolio, dazi e domanda legata agli investimenti nell’intelligenza artificiale.

Il segnale tecnico del Dollar Index

Il Dollar Index ha recuperato sia il 38,2% di ritracciamento, in area 101,30-101,50, sia la media mobile esponenziale a 200 giorni, oggi vicina a 100 punti.

Il superamento di queste due barriere rappresenta un cambiamento tecnico significativo rispetto alla fase ribassista precedente.

I livelli da sorvegliare sono:

  • •

    102,50-103: prima resistenza e spartiacque di breve periodo;

  • •

    104,50-105: obiettivo successivo, coincidente con il 61,8% di ritracciamento;

  • •

    106,50-107: parte superiore del grande canale ribassista iniziato nel 2022;

  • •

    110: obiettivo teorico di più lungo periodo, raggiungibile soltanto con un ulteriore forte allargamento dei differenziali di rendimento.

Una chiusura convincente sopra 103 aumenterebbe quindi le probabilità di prosecuzione del rialzo verso 104,50-105.

Il superamento anche di 105 trasformerebbe la ripresa in un movimento strutturalmente più importante.

Attenzione al rischio di falsa rottura

Il movimento è però già molto rapido e il mercato sta scontando una politica monetaria statunitense nuovamente restrittiva.

Il debole dato sull’occupazione di settembre ha ridotto la probabilità di un rialzo della Fed già in ottobre, pur lasciando aperta l’ipotesi di un intervento entro dicembre qualora l’inflazione restasse elevata.

Un ritorno sotto 101,30-101,50 costituirebbe il primo segnale di perdita di forza. La successiva violazione della media a 200 giorni, in area 100-100,30, trasformerebbe il recente breakout in un possibile falso segnale e potrebbe riportare l’indice verso 99-99,50.

Sotto quest’ultima fascia diventerebbe probabile un’estensione della discesa verso 97,50 e poi 96.

Le condizioni necessarie perché il rialzo continui

Il dollaro potrebbe continuare ad apprezzarsi se:

  • •

    i rendimenti statunitensi restassero più elevati di quelli europei;

  • •

    la Fed mantenesse un atteggiamento più restrittivo della BCE;

  • •

    il petrolio alimentasse nuove pressioni inflazionistiche;

  • •

    persistessero le tensioni fiscali e politiche in Europa;

  • •

    aumentasse la ricerca di beni rifugio per effetto dei rischi geopolitici.

La recente forza del dollaro riflette proprio la combinazione tra rendimenti Treasury elevati e fragilità europea.

Il Dollar Index è arrivato sui massimi da circa 17 mesi, mentre l’euro è stato penalizzato anche dai timori fiscali e politici nell’area europea.

Il movimento potrebbe invece interrompersi se i dati statunitensi indicassero un rallentamento più marcato, inducendo il mercato a escludere nuovi rialzi della Fed, oppure se il petrolio e i rendimenti Treasury iniziassero a scendere stabilmente.

Anche un atteggiamento più aggressivo della BCE ridurrebbe il vantaggio relativo del dollaro, ma le recenti dichiarazioni di Philip Lane suggeriscono che i rischi per la crescita potrebbero limitare la capacità europea di aumentare ancora i tassi.

Le conseguenze per euro/dollaro

Poiché l’euro rappresenta la componente principale del Dollar Index, il comportamento di EUR/USD in area 1,1125 sarà determinante.

  • •

    Con Dollar Index sopra 103, il cambio rischierebbe di violare 1,1125 e scendere verso 1,10, con possibile estensione verso 1,085-1,09.

  • •

    Se il Dollar Index venisse respinto da 102,50-103 e tornasse sotto 101,30, EUR/USD potrebbe invece costruire un rimbalzo verso 1,13-1,14.

La conclusione è quindi favorevole al dollaro, ma condizionata: la tendenza resta rialzista finché il Dollar Index conserva 101,30 e soprattutto quota 100.

Il superamento di 103 confermerebbe la prosecuzione; una ricaduta sotto la media a 200 giorni indicherebbe che l’apprezzamento recente è stato prevalentemente un falso breakout.

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Informazioni sull'autore:

Alessandro Magagnoli
Alessandro Magagnoli

Nato nel 1966, mi sono laureato a Londra in economia applicata presso la University of East London nel luglio 1991, per poi conseguire un Master of Science nella stessa disciplina al Queen Mary and Westfield College nell'agosto 1992. La mia passione per l'analisi tecnica è nata nel 1992, e nel maggio 1993 ho ottenuto il diploma in Technical Analysis rilasciato dalla Society of Technical Analysis (STA). Ho insegnato nei dipartimenti di econometria all'Università Bicocca e all'Università Cattolica.