Poste Italiane, l’arrotondamento delle quote in TIM potrebbe sbloccare il dossier

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
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Con i prezzi di Telecom Italia scivolati sotto la soglia dei 6,65 euro, per Poste si apre una finestra di opportunità per nuovi acquisti che potrebbero finalmente portarla al 90% della società di telecomunicazioni

Poste Italiane, l’arrotondamento delle quote in TIM potrebbe sbloccare il dossier

La sensazione è quella di essere in un limbo, nella terra di nessuno che divide per pochi punti percentuali Poste Italiane dalla piena conquista di Telecom Italia. Dai massimi del 21 settembre scorso, il giorno della riapertura dei termini dell’OPAS di Poste su TIM, a oggi il titolo di Telecom Italia ha perso il 22% del proprio valore di Borsa, non proprio un’inezia.
Dal termine dell’offerta pubblica di acquisto e scambio, il 25 di settembre, le azioni della società guidata dall’amministratore delegato Pietro Labriola hanno perso il 10% del loro valore a Piazza Affari.

Ora - come noto - i risultati definitivi dell’OPAS di Poste pubblicati il 29 settembre hanno rivelato che la società guidata dall’ad Matteo Del Fante si era fermata all’85,823% del capitale di TIM.
L’apporto all’offerta del 65,7% circa di Telecom Italia non è bastato a superare la soglia chiave del 90%

Perché era importante raggiungere il 90%

Su quel livello scatta l’obbligo di acquisto: gli azionisti possono conferire i titoli in portafoglio ormai illiquidi all’offerente al corrispettivo dell’offerta.
Quasi sempre è il primo passo verso un percorso di delisting, perché in genere poi l’offerta supera la soglia successiva del 95% del capitale che abilita l’offerente al diritto di acquisto, ossia alla compera ai prezzi di offerta delle azioni residue in mano agli altri azionisti, preparando la via per la sospensione e la revoca delle azioni dalle quotazioni a Piazza Affari, obiettivo ultimo di molte offerte totalitarie.

L’impasse sotto il 90% e la questione del flottante

Con un’offerta appena sotto il 90% del capitale di Telecom Italia, Poste, però, è rimasta in limine. Ma le circostanze potrebbero comunque giocare in favore di uno sblocco della situazione nelle prossime settimane.

Il flottante giudicato adeguato al regolare svolgimento delle negoziazioni su Euronext Milan è pari al 25% del capitale, ma Borsa Italiana può derogare da eventuali interventi che potrebbero comprendere la revoca delle azioni dalla quotazione, se ritiene che l’andamento del titolo mostri un mercato ancora regolare ed efficiente.

Nel suo documento di Offerta pubblica di acquisto e scambio, Poste Italiane ha precisato che, nel caso (verificatosi) del raggiungimento di una soglia del capitale di TIM inferiore al 90% del suo capitale, non avrebbe ripristinato il flottante della società.

Alla pagina 92 del Documento di offerta Poste precisava che in proposito che “laddove si verifichi una scarsità del flottante tale da non assicurare il regolare andamento delle negoziazioni […]Borsa Italiana potrebbe disporre la sospensione e/o la revoca delle Azioni dell’Emittente dalla quotazione”.

Dal termine dell’offerta a fine settembre, però, da Piazza Affari non sono arrivati segnali in tal senso e sembra quindi che Borsa Italiana non sia intenzionata a intervenire al momento.

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Con il calo dei prezzi di TIM lo scenario si evolve

Lo scenario in compenso si evolve motu proprio, perché i titoli di Telecom Italia, venuto meno l’appeal speculativo derivante dall’OPAS di Poste, hanno preso a scendere in maniera anche importante, rendendo conveniente per Poste Italiane l’acquisto sul mercato alle condizioni.

Così sta avvenendo. Ora il corrispettivo iniziale dell’offerta di Poste era composto da 0,218 azioni di Poste e 1,67 euro in contanti alla data di riferimento del 20 marzo 2026: ammontava quindi a 6,35 euro, ma, con l’aumento della componente cash dell’offerta da 1,67 a 1,97 euro, è stato rideterminato a € 6,65 per ogni titolo di Telecom Italia.

Dopo il termine della riapertura dell’OPAS questo tetto massimo, di 6,65 euro appunto, è anche il prezzo massimo al quale Poste può comprare liberamente titoli di TIM sul mercato per sei mesi (quindi fino al 25 marzo del 2027) senza far scattare un adeguamento dell’offerta che sarebbe estremamente dispendioso.

Per questo motivo il deprezzamento di TIM dai 7,241 euro del 25 settembre scorso ai 6,05 euro di oggi può essere provvidenziale per Poste: perché regala margini di arrotondamento delle quote in Telecom Italia in direzione di quella auspicata soglia del 90%

Si è già visto giovedì scorso 1° ottobre, quando Poste Italiane ha annunciato di aver raggiunto una soglia potenziale dell’86,952% di Telecom Italia, dopo una serie di acquisti su vari mercati a un prezzo compreso tra 6,577 e 6,624 euro, tutti appunto sotto il livello dei 6,65 euro.

L’impressione è queste compere in Borsa possano continuare nei prossimi giorni e permettere a Poste Italiane di raggiungere la soglia desiderata, sbloccando il dossier di TIM.

Se è così, questa volta il tempo gioca a favore dei piani di Del Fante.

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Informazioni sull'autore:

Giovanni Digiacomo
Giovanni Digiacomo

Giornalista professionista con oltre venti anni di esperienza in ambito economico e finanziario. Supporta il notiziario economico-finanziario di FTA Online News con lanci, commenti, approfondimenti, analisi e interviste sui principali mercati e le più importanti asset class. Ha seguito per il sito di Borsa Italiana tematiche finanziarie come la crisi del debito sovrano europeo e la diffusione delle criptovalute. Si occupa di sostenibilità e innovazione per il Quinto Ampliamento e per il Journal di Message Group.