Dollaro in forte recupero dopo la Fed

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
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Un dollaro forte e rendimenti in rialzo non sono una buona notizia per le azioni

Dollaro in forte recupero dopo la Fed
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Warsh cambia le aspettative sui tassi e il mercato torna a comprare dollari

La prima riunione della Federal Reserve guidata da Kevin Warsh ha avuto un impatto immediato sul mercato valutario.

Dopo diverse sedute di debolezza del biglietto verde, il dollaro ha messo a segno un deciso recupero contro le principali valute internazionali.

Sul grafico dell'EUR/USD si vede chiaramente come il cambio abbia violato al ribasso il canale ascendente che conteneva il movimento partito dai massimi di aprile.

La discesa ha riportato i prezzi direttamente in area 1,15, livello che rappresenta ora il primo supporto significativo.

Dollaro in forte recupero dopo la Fed

Il movimento è coerente con quanto visto sul mercato obbligazionario: i rendimenti dei Treasury USA sono tornati a salire dopo che Warsh ha ribadito la volontà della Fed di riportare l'inflazione al 2% e ha lasciato aperta la porta a possibili rialzi dei tassi.

Un dollaro forte e rendimenti in rialzo non sono una buona notizia per le azioni

Per le borse il messaggio è meno rassicurante.

Negli ultimi mesi gran parte del rally azionario è stato sostenuto dall'aspettativa di una Fed più accomodante e da rendimenti obbligazionari relativamente stabili. Ora lo scenario rischia di cambiare.

Un dollaro più forte tende infatti a drenare liquidità dai mercati internazionali e a creare condizioni finanziarie più restrittive.

Allo stesso tempo, rendimenti più elevati aumentano il rendimento offerto dalle obbligazioni e riducono l'attrattiva relativa delle azioni, soprattutto dei titoli growth e tecnologici.

Non sorprende quindi che, dopo il balzo del dollaro e dei Treasury, il Nasdaq abbia perso oltre l'1,3%, mentre l'S&P 500 ha ceduto più dell'1%.

La vera chiave resta il mercato obbligazionario

Più che le dichiarazioni di Warsh, ciò che conta adesso è la reazione del mercato dei bond. Negli ultimi anni i grandi rialzi azionari sono sempre stati accompagnati da rendimenti relativamente contenuti o in discesa.

Quando invece i Treasury hanno iniziato a offrire rendimenti sempre più elevati, le valutazioni azionarie sono entrate sotto pressione.

Non è un caso che il cambio USD/JPY e il rendimento del Treasury decennale si trovino entrambi a ridosso di importanti resistenze tecniche.

Se i rendimenti americani dovessero riuscire a superare stabilmente area 4,60%-4,65%, il dollaro potrebbe rafforzarsi ulteriormente e innescare una nuova fase di riduzione della liquidità globale. Sarebbe uno scenario particolarmente delicato per i titoli tecnologici, che negli ultimi mesi hanno guidato il rialzo di Wall Street.

La vera domanda per le prossime settimane è quindi se siamo di fronte a un semplice aggiustamento dopo il rally di primavera oppure all'inizio di una fase in cui i mercati dovranno fare i conti con una Fed meno accomodante, rendimenti più elevati e un dollaro nuovamente protagonista.

Per ora il messaggio che arriva da valute e obbligazioni è chiaro: il mercato sta iniziando a prendere sul serio la possibilità che il ciclo di allentamento monetario venga rinviato ancora una volta.

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