Russia sotto pressione: la guerra divora il bilancio mentre il petrolio perde quota

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
5 min

Un rublo su due per la difesa: il costo dell'invasione diventa sempre più difficile da sostenere

Russia sotto pressione: la guerra divora il bilancio mentre il petrolio perde quota
Il partner ideale che ti supporta nell'investimento azionario. Analisi quotidiane e approfondimenti su tutti i titoli della Borsa Italiana, sugli ETF/ETN, sui titoli quotati a Wall Street e nelle principali piazze azionarie europee. I livelli operativi suggeriti dal nostro algoritmo. Non perdere l'occasione, ti aspettiamo su www.megatrader.it

Per molti osservatori occidentali la Russia appare ancora come una potenza in grado di sostenere il conflitto per anni.

In realtà, dietro la tenuta militare mostrata sul campo, si nasconde una situazione economica sempre più complessa, che rischia di diventare uno dei fattori decisivi dell'intera guerra.

La guerra sta diventando un peso enorme per l'economia russa

Dall'inizio dell'invasione dell'Ucraina, Vladimir Putin ha progressivamente trasformato l'economia russa in un'economia di guerra.

Oggi la priorità assoluta del Cremlino non è più la crescita economica, ma il finanziamento dello sforzo militare.

I numeri sono impressionanti.

Secondo le stime più recenti, la Russia spende circa 65 miliardi di rubli al giorno, quasi 800 milioni di euro, per sostenere le operazioni militari. Significa oltre 32 milioni di euro all'ora e più di mezzo milione al minuto.

Ancora più significativo è il peso che queste spese hanno assunto sul bilancio pubblico. Nei primi sei mesi del 2026 circa il 46% della spesa statale sarebbe stato destinato direttamente o indirettamente alla difesa. In pratica quasi un rublo su due viene assorbito dalla macchina bellica.

Le spese militari sono aumentate del 69% rispetto al 2024, del 129% rispetto al 2023 e risultano oltre quattro volte superiori a quelle del 2022.

Si tratta di livelli che ricordano sempre più le economie militarizzate del passato e che inevitabilmente sottraggono risorse a investimenti produttivi, infrastrutture, innovazione e consumi interni.

Il petrolio è la vera variabile critica

Finora Mosca è riuscita a sostenere questi costi grazie soprattutto ai ricavi energetici.

Per questo motivo la pace tra Stati Uniti e Iran rappresenta una notizia geopolitica molto più importante per la Russia di quanto possa sembrare a prima vista.

La prospettiva della riapertura dello Stretto di Hormuz e del ritorno sul mercato di maggiori quantità di greggio sta infatti spingendo il petrolio al ribasso.

Goldman Sachs ha già rivisto le proprie stime sul Brent e molti analisti ritengono che il mercato energetico possa tornare in una situazione di abbondanza dell'offerta entro pochi mesi.

Per il Cremlino questo significa minori entrate proprio nel momento in cui le spese militari stanno raggiungendo livelli record.

In altre parole, mentre il costo della guerra continua a salire, una delle principali fonti di finanziamento rischia di diminuire.

È una combinazione potenzialmente molto pericolosa.

Il deficit sta esplodendo

I segnali di tensione sono già visibili nei conti pubblici.

Nei primi cinque mesi del 2026 il deficit di bilancio avrebbe raggiunto circa 6 trilioni di rubli, oltre 70 miliardi di euro, quasi il doppio di quanto preventivato per l'intero anno.

Ancora più preoccupante è il fatto che il governo russo abbia recentemente modificato le regole di bilancio, concedendosi la possibilità di aumentare spesa e debito senza passare attraverso le normali procedure parlamentari.

Si tratta di una decisione che molti economisti interpretano come un segnale di crescente difficoltà nel mantenere sotto controllo i conti pubblici.

Quando uno Stato inizia a modificare le regole fiscali per finanziare spese straordinarie, significa che i margini di manovra stanno diventando più limitati.

Il caso Nabiullina è un segnale da non sottovalutare

In questo contesto assume particolare importanza la misteriosa assenza della governatrice della Banca Centrale russa, Elvira Nabiullina.

Dal 2022 Nabiullina è stata probabilmente la figura più importante per evitare il collasso finanziario della Russia. Grazie a una politica monetaria estremamente rigorosa è riuscita a contenere la svalutazione del rublo e a limitare i danni delle sanzioni occidentali.

Molte indiscrezioni sostengono però che la governatrice abbia ripetutamente espresso preoccupazione per la sostenibilità della situazione attuale.

La sua missione è diventata quasi impossibile: da una parte deve combattere l'inflazione, dall'altra deve convivere con una spesa pubblica fuori controllo alimentata dalle esigenze militari.

L'assenza dai principali appuntamenti pubblici degli ultimi giorni ha inevitabilmente alimentato speculazioni e interrogativi all'interno degli stessi ambienti economici russi.

Senza la Cina la situazione sarebbe molto più difficile

Il vero fattore che oggi consente alla Russia di continuare a sostenere lo sforzo bellico è probabilmente la Cina.

Pechino è diventata il principale partner commerciale di Mosca, acquistando enormi quantità di energia russa e fornendo un canale fondamentale per aggirare parte dell'isolamento economico imposto dall'Occidente.

Molti analisti ritengono che senza il mercato cinese la Russia avrebbe incontrato difficoltà molto maggiori nel finanziare il conflitto.

Non si tratta solo di commercio.

Le recenti indiscrezioni provenienti dall'intelligence europea parlano di una cooperazione militare sempre più stretta, con programmi di addestramento e trasferimento di competenze, soprattutto nel settore dei droni e delle nuove tecnologie belliche.

Pechino nega qualsiasi coinvolgimento diretto, ma è evidente che il rapporto strategico tra Cina e Russia si sia rafforzato enormemente negli ultimi anni.

Perché il rischio geopolitico resta elevato

Molti investitori sperano che le difficoltà economiche possano costringere Putin a cercare una soluzione negoziata.

La storia insegna però che non sempre funziona così.

Quando una leadership politica investe enormi risorse economiche, militari e politiche in un conflitto, spesso diventa più difficile fare marcia indietro.

Il rischio è quello della cosiddetta "escalation per necessità": dopo aver speso così tanto, ritirarsi senza risultati diventa politicamente molto costoso.

È lo stesso meccanismo che porta un giocatore d'azzardo a continuare a rilanciare nel tentativo di recuperare le perdite accumulate.

Per questo motivo il deterioramento dei conti pubblici russi non riduce automaticamente il rischio geopolitico. In alcuni scenari potrebbe addirittura aumentarlo.

La conclusione per gli investitori

La pace tra Stati Uniti e Iran ha ridotto uno dei principali rischi geopolitici del 2026 e ha contribuito a riportare sotto pressione il prezzo del petrolio.

Ma per la Russia questo rappresenta un problema serio.

Mosca si trova oggi a dover finanziare una guerra sempre più costosa con entrate energetiche che rischiano di diminuire, un deficit in rapido aumento e una crescente dipendenza economica dalla Cina.

Finché Pechino continuerà a sostenere il sistema economico russo, il Cremlino avrà probabilmente margini per proseguire il conflitto.

Tuttavia, la combinazione tra spese militari record, petrolio più debole e deficit crescente rappresenta una delle vulnerabilità più importanti della Russia nel medio periodo.

Ed è proprio per questo che gli sviluppi economici stanno diventando quasi importanti quanto quelli militari nel determinare l'esito della guerra in Ucraina.