Il 17enne reo confesso dell'omicidio della zia Chiara Guerra avrebbe tentato di dare fuoco al cadavere
pubblicato:Un residente avrebbe notato il 17enne mentre trasportava la carriola con il cadavere nascosto della zia: "Sembrava barcollare"

Il 17enne non si sarebbe limitato a colpire la zia, Chiara Guerra, con poche coltellate per poi liberarsi del cadavere gettandolo nel canale. La tragedia che ha macchiato di sangue San Stino di Livenza (Venezia) è ancora più efferata: secondo la prima ispezione cadaverica, la prof 53enne sarebbe stata raggiunta da circa venti coltellate e il reo confesso avrebbe tentato di bruciare il cadavere.
Il 17enne avrebbe tentato di bruciare il cadavere della zia
Come riporta il Corriere della Sera, sul corpo di Chiara Guerra sono già state condotte due ispezioni cadaveriche da parte del medico legale Antonello Cirnelli. La prima è stata effettuata una volta rinvenuto il cadavere della donna, nelle acque del fiume Loncon a diversi chilometri dal punto in cui era stato gettato.
La seconda è stata condotta all'obitorio di Portogruaro. Sulla salma sono presenti i segni di almeno venti coltellate, ma non solo. In più punti sarebbero stati localizzate tracce di ustioni, un dettaglio che suggerisce un tentativo del nipote di bruciare il corpo della zia dopo l'omicidio. Il giovane, ricordiamo, ha sempre parlato di "un paio di coltellate" dopo che "avevamo litigato", ma non ha mai raccontato del tentativo di carbonizzare la salma.
L'omicidio di Chiara Guerra
Il fatto di sangue si è consumato giovedì 11 giugno. Nella legnaia della proprietà dei due nuclei familiari - Chiara Guerra e la famiglia del fratello, padre del 17enne - sarebbe scoppiata una lite. Quindi il ragazzo avrebbe accoltellato la zia.
Subito dopo avrebbe messo il cadavere in un sacco, riposto il corpo su una carriola e coperto il macabro fagotto con un lenzuolo. Poi avrebbe percorso un chilometro fino al canale Malgher dove si sarebbe liberato del cadavere. Al vaglio degli inquirenti, ora, ci sono vari elementi, a partire dal movente dell'omicidio di San Stino di Livenza.
Un testimone di San Stino di Livenza: "Barcollava"
Dai primi accertamenti, come ormai noto, emerge un quadro familiare complesso: tra la vittima e il fratello le liti erano costanti per via della gestione del patrimonio, di proprietà degli anziani genitori che da tempo sono ospiti di una casa di riposo.
Il 17enne ha raccontato di aver ucciso la zia dopo aver ricevuto un rimprovero. Le telecamere esterne della proprietà avrebbero inquadrato il reo confesso alle 14:06 mentre spingeva la carriola, quindi la tragedia potrebbe essersi consumata nel primo pomeriggio. Un residente ha raccontato di aver notato il reo confesso allontanarsi con quell'attrezzo agricolo. "Sembrava barcollare", ha riferito agli inquirenti. Quindi si sarebbe offerto di aiutare il ragazzo, che avrebbe rifiutato: "Ce la faccio da solo".