Oro, il momento potrebbe essere decisivo per i prezzi

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
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L'ultimo report del World Gold Council indica che la domanda delle banche centrali resta solida e anche i livelli di inflazione delle grandi economie inviano segnali rialzisti sul metallo giallo. In direzione opposta spinge invece l'allentamento delle tensioni Usa-Iran. Ecco lo scenario

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Il rebus dell’oro resta sullo sfondo di uno scenario di mercato in rapida evoluzione.

Oro, una lunga corsa bruscamente interrotta

A inizio anno il metallo giallo era reduce da un rally bruciante, persino storico e sembrava essere sulla cresta dell’onda nel suo ruolo tradizionale di bene rifugio anti-inflazione e decorrelato. Dal dicembre 2024 al gennaio 2026 aveva registrato la straordinaria performance del 116%, più che raddoppiando il proprio valore e segnando infine un record senza precedenti a 5.598 dollari circa.

Forse troppo, il mercato aveva cominciato a vendere. Appena pochi giorni fa i prezzi sono tornati a 4.023 dollari l’oncia. Livelli che non si vedevano da novembre, dopo una serie di massimi decrescenti che impostavano un nuovo trend ribassista e proprio in quei giorni violavano al ribasso la linea di tendenza (in giallo nel grafico) che aveva accompagnato tutti i rialzi del 2025.

Intorno ai 4.090 dollari l’oncia ora l’oro cerca di costruire una base, facendo leva su vari supporti statici, dai minimi di marzo al 50% di ritracciamento di tutto il movimento citato da dicembre 2024 allo scorso 29 gennaio 2026.

Non ci sono certezze però, anzi sembra probabile un ritorno nel breve sulla soglia psicologica dei 4.000 dollari e più giù sui supporti posti a 3,886 dollari dei citati minimi di marzo.

Al contrario una rimonta avrebbe bisogno di conferme sopra i 4.773 dollari o meglio sopra i 4.890. Verosimilmente indicazioni più decise in una direzione o l’altra arriveranno nel breve termine.

Oro, il momento potrebbe essere decisivo per i prezzi

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Forse qualche indicazione in più si può trovare guardando ai prezzi dell’ETF iShares Physical Gold ETC (IE00B4ND3602), uno degli ETF più diffusi e accessibili sull’oro, del quale abbiamo già avuto modo di parlare.

Se il quadro generale è simile a quello dei prezzi dell’oro (per i quali abbiamo usato un CFD), con un trend di crescita sostenuta nel 2025, in questo caso si vede un doppio massimo in area 90 euro e poi dei ripiegamenti fino ai recenti minimi a 68,25.

Da lì la reazione che ha portato i prezzi sui livelli attuali (oggi € 72,37, +0,07%) a un passo dalla trendline discendente dai citati massimi, al test della media mobile esponenziale a 200 sedute (che sta agendo da resistenza dinamica proprio in area 72,7) e sui massimi di ottobre a 72,53.

A un simile incrocio grafico di ostacoli diversi il momento tecnico di questo ETF sull’oro non può che essere definito rilevante. Nel brevissimo termine, in altre parole, dovrebbe decidersi l’evoluzione direzionale dei corsi: in su verso gli ostacoli a 74,9 e dunque nell’area critica tra 78,8 e 80 euro; altrimenti in giù verso i citati minimi a 68,25 euro.

Oro, il momento potrebbe essere decisivo per i prezzi

Oro, i fondamentali tra domanda delle banche centrali e inflazione

Per le materie prime anche ‘particolari’ come l’oro, è sempre essenziale uno sguardo ai fondamentali del mercato per una corretta interpretazione dei movimenti dei prezzi. Il World Gold Council ha pubblicato appena ieri un interessante rapporto sulle riserve auree delle banche centrali.

Come noto la domanda delle banche centrali di oro per le riserve è stata uno dei più potenti driver dei prezzi degli ultimi anni.

Negli ultimi 4 anni le banche centrali hanno raddoppiato le riserve di oro rispetto alla media della decade precedente.
La stragrande maggioranza degli istituti (l’89% di una base variabile di 79 istituti) ritiene però che le riserve aumenteranno ancora nei prossimi 12 mesi, facendo leva sul potenziale del metallo giallo come difesa dal rischio geopolitico e come opportunità di diversificazione del portafogli.

Le banche prevedono anche un calo, da moderato a significativo, delle valute in dollari nei prossimi cinque anni e proprio l’oro dovrebbe assorbire i deflussi mentre le quote di altre currency, come l’euro o il renmimbi dovrebbero restare invariate.

Le interviste sono state condotte tra il 5 febbraio e il 19 maggio e, nonostante le divergenze di approccio alla politica monetaria da parte delle banche centrali occidentali o dei mercati emergenti, confermano una generale fiducia nel ruolo difensivo dell’oro.

L’inflazione degli Stati Uniti è volata al 4,2% a maggio e ha messo in una situazione difficile il nuovo governatore della Fed Kevin Warsh che oggi farà il suo debutto nel primo meeting sotto la sua guida.

Nell’Eurozona intanto l’inflazione di maggio si è attestata al 3,2% e la Banca centrale europea ha già avviato il suo ciclo di rialzo dei tassi riportando quelli sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40%

Anche il Giappone ha alzato i tassi d’interesse di un quarto di punto, portandoli all’1% nel contesto di un’inflazione ancora bassa (1,4% ad aprile), ma accerchiata da segnali preoccupanti, come il rialzo del 6,3% dei prezzi alla produzione a maggio.

Tutti segnali d'allarme sul fronte dei prezzi (e dell’economia) che potrebbero dare nuovo smalto all’oro, mentre il successo delle trattative di pace USA-Iran potrebbe invece alleggerire le tensioni.

Come per molte asset class, anche per i prezzi dell’oro quindi le prossime sedute potrebbero rivelarsi decisive.