Economia USA forte ma irriconoscibile: la Fed davanti a un ciclo che non esisteva prima

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
3 min

Tagli dei tassi rinviati: la banca centrale aspetta di capire che tipo di economia sta nascendo

Economia USA forte ma irriconoscibile: la Fed davanti a un ciclo che non esisteva prima

L’economia americana va bene… ma non come pensiamo

Se guardiamo i numeri “di superficie”, l’economia USA sembra quasi invidiabile.

Crescita ancora solida, aziende che investono, mercati forti, consumi che tengono.

Ma appena si scende un po’ sotto la prima riga del report macro, emerge qualcosa di diverso: non è un ciclo economico normale.


Una crescita che non rallenta

Partiamo dai dati più immediati.

Le richieste di sussidi di disoccupazione scendono a 206.000: significa che le imprese non stanno licenziando.

L’indice manifatturiero della Fed di Philadelphia sorprende al rialzo: l’industria non è in crisi.

Il PMI servizi resta sopra 50: il terziario continua a espandersi.

Il PIL atteso vicino al 2,7%: ritmo pienamente coerente con una fase di espansione.

Tradotto in linguaggio semplice: gli Stati Uniti non stanno rallentando davvero.

E infatti anche i membri della Fed parlano di “cauto ottimismo”.


Però manca qualcosa: il lavoro

Ed è qui che la storia cambia.

L’economia cresce, crea ricchezza, i mercati salgono…
ma i posti di lavoro aumentano poco.

Non è la classica fase di rallentamento ciclico.
Non è nemmeno una ripresa dopo recessione.

È una situazione nuova: una crescita economica senza crescita occupazionale.

Storicamente succedeva dopo le crisi tecnologiche (anni 2000).
Oggi invece avviene senza recessione.

Perché?

La risposta più probabile è una sola: produttività da intelligenza artificiale.

Le aziende stanno investendo, producono di più, ma non hanno bisogno di assumere quanto prima.

Il sistema economico continua a espandersi, ma cambia la struttura interna.

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Un’economia meno equilibrata

Anche altri dati lo suggeriscono.

Il deficit commerciale aumenta molto: si importa più di quanto si esporti.

Gli ordini durevoli calano, ma quelli “core” resistono.
I consumi tengono più dell’industria globale.

Questo racconta una crescita molto particolare:

  • trainata dalla tecnologia

  • sostenuta dai mercati finanziari

  • meno dipendente dal ciclo manifatturiero mondiale

In pratica: l’America sta correndo, ma su un motore diverso dal passato.


E la Fed cosa fa?

Qui nasce il vero problema.

Normalmente una banca centrale sa come comportarsi:

  • economia forte → alza i tassi

  • economia debole → li taglia

Oggi invece nessuna delle due condizioni è chiara.

L’inflazione è scesa ma non abbastanza.

Il lavoro regge ma potrebbe indebolirsi.

La produttività potrebbe abbassare i prezzi… oppure creare nuove bolle.

Per questo i membri della Fed stanno ripetendo tutti la stessa cosa con parole diverse:

“Serve più tempo”.

Non vogliono sbagliare direzione.


Tagli dei tassi: quando?

Il mercato continua a scommettere su tagli relativamente vicini.
La Fed invece vuole conferme molto più forti.

Il punto non è più se tagliare.
Il punto è capire che economia si ha davanti.

Se l’AI abbassa davvero l’inflazione → tagli.
Se crea squilibri finanziari → attesa lunga.
Se il lavoro cede → tagli rapidi.

Finché non è chiaro, resteranno fermi.


La vera conclusione

Non siamo nella fase finale di un ciclo restrittivo.
Siamo all’inizio di un nuovo regime economico.

L’economia USA oggi è contemporaneamente:

  • troppo forte per stimoli

  • troppo incerta per strette

  • troppo nuova per i modelli storici

Ed è per questo che la Fed sembra esitante.

Non è indecisione.

È che sta cercando di capire le regole di un gioco cambiato.

E quando la banca centrale non guida più il mercato, succede sempre la stessa cosa: i mercati smettono di anticipare il futuro… e iniziano a reagire ai dati, settimana dopo settimana.

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