Fed divisa: pausa sui tassi oggi, incertezza totale su domani
pubblicato:Il vero problema per la Fed: inflazione ancora sopra target

La lettura dei verbali dell’ultima riunione della Federal Reserve consegna un messaggio molto più complesso di quanto suggerisse la decisione formale.
Ufficialmente la banca centrale ha semplicemente lasciato i tassi invariati nel corridoio 3,50%-3,75%.
Nella sostanza, però, emerge una Fed divisa su quasi tutto: inflazione, crescita, neutralità dei tassi e soprattutto direzione futura della politica monetaria.
Non siamo più nella fase del ciclo in cui il mercato cercava di capire quando sarebbe arrivato il primo taglio.
Oggi la vera domanda è diversa: la prossima mossa sarà davvero un taglio?
Una banca centrale senza bussola condivisa
Il verbale evidenzia un fatto raro: non esiste più una visione prevalente.
All’interno del FOMC convivono tre scenari:
- •
alcuni membri restano aperti a rialzi se l’inflazione non scende
- •
altri ritengono inevitabili nuovi tagli nei prossimi trimestri
- •
altri ancora preferiscono una lunga pausa per osservare i dati
In pratica la Fed non sta scegliendo il timing, ma sta cercando di capire quale sia il regime macroeconomico in cui si trova l’economia americana.
Ed è qui che entra la variabile nuova.
L’intelligenza artificiale entra nella politica monetaria
Per la prima volta nei verbali la parola chiave non è inflazione, ma produttività.
Una parte dei membri vede nell’AI un fattore strutturalmente disinflazionistico:
maggiore efficienza → più offerta → meno pressione sui prezzi.
Un’altra parte teme invece l’effetto opposto:
- •
boom di investimenti
- •
espansione del credito
- •
valutazioni finanziarie eccessive
- •
rischi nei mercati privati non regolamentati
Tradotto: l’AI potrebbe essere contemporaneamente una rivoluzione produttiva e una bolla finanziaria.
La banca centrale non ha ancora strumenti storici per interpretarla.
Per questo la pausa sui tassi non è prudenza ciclica, ma prudenza strutturale.
Inflazione: il problema non è scendere, è fermarsi
Il dato chiave resta uno: onostante il raffreddamento recente, l’inflazione resta circa 1 punto sopra il 2%.
Non abbastanza alta da imporre rialzi immediati
ma nemmeno abbastanza bassa da consentire tagli sicuri.
È la zona più difficile per una banca centrale:
la disinflazione esiste, ma potrebbe rallentare proprio mentre la crescita resta robusta.
Infatti anche lo staff economico della Fed prevede:
- •
crescita superiore al potenziale
- •
utilizzo delle risorse elevato
- •
possibile pressione sui prezzi nel tempo
In altre parole: l’economia non si sta raffreddando quanto dovrebbe.
Il mercato e la Fed stanno raccontando due storie diverse
Gli operatori continuano a prezzare:
- •
primo taglio a giugno
- •
secondo a settembre
- •
nessun rialzo
Ma i verbali mostrano che una parte dei policymaker considera ancora plausibile un aumento dei tassi.
Questo scollamento è importante: negli ultimi anni i mercati anticipavano la Fed.
Ora rischiano di sottovalutare l’incertezza della Fed stessa.
La successione a Powell complica tutto
Il prossimo presidente, probabilmente Kevin Warsh, entrerà in carica in un contesto delicato.
Non erediterà solo una politica monetaria da decidere, ma un comitato da convincere.
Il vero problema non sarà la scelta dei tassi, ma la costruzione del consenso.
Ciò implica una conseguenza operativa: la forward guidance sarà più debole e più dipendente dai dati.
I dati macro non aiutano a chiarire
Dopo la riunione sono usciti numeri contraddittori:
- •
inflazione leggermente più bassa delle attese
- •
mercato del lavoro forte
- •
produzione industriale in accelerazione
- •
consumi solidi
È il tipico scenario di soft landing imperfetto: l’economia non cade, ma non rallenta abbastanza.
Per una banca centrale è lo scenario più difficile da gestire perché impedisce decisioni nette.
Reazione dei mercati: tecnologia al centro
Wall Street ha reagito salendo soprattutto grazie ai titoli legati all’AI.
Il mercato sta implicitamente scommettendo su una crescita sostenuta anche senza tagli rapidi dei tassi.
Questo è coerente con la narrativa della produttività: se l’AI sostiene utili e investimenti, il costo del denaro diventa meno determinante nel breve periodo.
La vera fase del ciclo
Negli ultimi due anni il ciclo monetario era leggibile:
- 1.
inflazione alta → rialzi
- 2.
inflazione in calo → attesa tagli
Oggi entriamo nella terza fase: incertezza sul modello economico futuro.
La Fed non sta più regolando solo il ciclo economico, ma sta cercando di capire come cambia la struttura dell’economia.
Conclusione
La pausa sui tassi non è una transizione verso l’allentamento.
È una fase di osservazione.
La banca centrale non sa ancora se l’AI sarà:
- •
un potente freno all’inflazione
- •
o il prossimo motore di squilibri finanziari
E finché questa risposta non sarà chiara, la politica monetaria resterà imprevedibile.
Per i mercati significa passare da un mondo guidato dalla forward guidance a un mondo guidato dai dati.
Non è una differenza tecnica.
È un cambio di regime.
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